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Diario


19 maggio 2013

calligrafia - ascoli


Francesco Ascoli

Dalla cancelleresca all'inglese. L'avventura della calligrafia in Italia dal Cinquecento ad oggi

Dell'Orso, 2012

Agli inizi del Cinquecento, tre maestri di scrittura italiani, Ludovico degli Arrighi da Vicenza, Giovanni Antonio Tagliente da Venezia e Giovanbattista Palatino originario di Rossano Calabro, elaborano un tipo di scrittura detto “cancelleresca” che si diffuse rapidamente in quasi tutta l'Europa per le sue qualità di chiarezza e di eleganza. Questa scrittura successivamente rielaborata, attraverso vari passaggi e adattamenti, ritornò in Italia sotto il nome di “inglese” ed è ancora la scrittura che si insegna oggigiorno nelle scuole col nome di “corsivo”; ma la storia della calligrafia non si esaurisce soltanto nell'evoluzione di uno stile di scrittura, è anche, se non soprattutto, il dar voce e dignità di presenza storica a una realtà che ha coinvolto tutti fin dai banchi di scuola. Attraverso la narrazione delle vicende dei protagonisti, delle lotte per la sopravvivenza e delle diatribe spesso aspre che animavano le loro coscienze si dà conto, con una vasta e originale documentazione, del cammino della calligrafia, fino al suo declino scolastico e al suo attuale riapparire non solo sotto forma di semplice revival, ma di un'arte con una forte carica espressiva ancora tutta da esplorare e da scoprire.





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19 maggio 2013

agnetti

A proposito di... VINCENZO AGNETTI
Genova, Museo d’Arte Cont. Villa Croce, dal 18/5/2013 al 14/7/2013 
La serie di incursioni storiche che Villa Croce ha deciso di intraprendere per riscoprire le opere della collezione, prosegue con una mostra sull’opera di Vincenzo Agnetti. “Macchina drogata” (1969) diventa così un pretesto per riportare attenzione sul lavoro di questo artista troppo poco citato e valorizzato, ma che è stato uno dei pochi veri rappresentanti dell’arte concettuale italiana. Prendendo spunto dall’opera della collezione, la mostra si concentra sulle opere prodotte dalla “Macchina drogata”, quindi sull’analisi del linguaggio, tema al centro della ricerca artistica di Agnetti. Attraverso la presentazione degli scritti, degli “Assiomi” e delle performance, la mostra propone un viaggio nell’opera di Agnetti. Acuto osservatore della scena artistica contemporanea, Vincenzo Agnetti non è definibile semplicemente “artista”, perché fu “pittore, scultore, saggista, scrittore e teorico ma anche attore e soprattutto poeta”, come scrisse l’amico editore Vanni Scheiwiller. Diplomatosi all’Accademia di Brera, alla fine degli anni ’50 decise di astenersi dalla produzione artistica per essere più presente nel contesto culturale e analizzarlo. I suoi testi critici sul lavoro di artisti d’avanguardia come Piero Manzoni e Enrico Castellani, restano fondamentali. Dal 1962 al 1967 si trasferì in Argentina iniziando il cosiddetto periodo dell’ "arte-no", identificando l’arte nell’assenza di essa. Rientrato in Italia alla fine degli anni ‘60, Agnetti riprese l’attività artistica proponendo il fare arte come pura analisi di concetti, preposizioni e teoria operante. E’ il rapporto tra significanti e significato il meccanismo che Agnetti è interessato a far saltare per mostrarne il funzionamento. Artista più mentale che visivo, Agnetti lavorò per sottrazione del significato, lasciandoci un corpus di opere difficile da definire, ma di grande coerenza. Il suo lavoro rigoroso e dichiaratamente poetico è mostrato nelle più importanti rassegne dell’epoca, dalla celebre Documenta del 1972 a due edizioni della Biennale di Venezia (1974, 1978).  (A cura di Vittoria Martini)




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19 maggio 2013

guerriglia

Gastone Breccia

L'arte della guerriglia

il Mulino, 2013

Il termine che la definisce ha poco più di due secoli, ma la guerriglia accompagna tutta la storia dell'uomo e anzi, considerata nei suoi caratteri fondamentali, precede nel tempo la stessa guerra "regolare". Anche oggi non v'è area del globo che non ne sia immune: dall'Afghanistan a Belfast, dalle foreste africane alla Cecenia, dalla striscia di Gaza alla giungla birmana. Guerriglia è la lotta ingaggiata dal più debole con tattiche elusive. Questo libro racconta la guerriglia così come è stata teorizzata e praticata sia seguendo le elaborazioni degli scrittori antichi e moderni (come Sun Tzu, Clausewitz, Lawrence d'Arabia, Che Guevara) sia raccontando vicende concrete come la resistenza degli indiani d'America, il Vietnam, la Cecenia, da ultimo l'Afghanistan di cui l'autore ha potuto avere esperienza diretta al seguito del contingente italiano.




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18 maggio 2013

caillois

Roger Caillois

La scrittura delle pietre

Abscondita, 2013

"Di fronte a questa nostra umanità più che mai percepita come effimera, di fronte a questo nostro mondo animale e vegetale di cui noi stessi acceleriamo la perdita, sembra che l'emozione e la devozione di Caillois oppongano un rifiuto; è infatti alla ricerca di una sostanza meno effimera, di una materia più pura. E la trova nell'universo delle pietre: 'lo specchio oscuro dell'ossidiana', vetrificata dallo scorrere di migliaia di secoli, sotto l'influsso di temperature per noi inconcepibili; il diamante che, ancora celato nella terra, reca in sé la magnificenza del suo futuro splendore; la fugacità del mercurio; il cristallo, che dona insegnamenti all'uomo accogliendo in sé impurità che pongono a repentaglio la trasparenza e la rettitudine degli assi - gli aghi del ferro, le schiume della clorite, i capelli del rutilo -, e perseguendo, malgrado esse, una limpida crescita. Il cristallo, i cui prismi - e Caillois ce lo ricorda mirabilmente -, non più che le anime, ne proiettano le ombre." (Marguerite Yourcenar)




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18 maggio 2013

pellicani

Luciano Pellicani

IL POTERE, LA LIBERTA' E L'EGUAGLIANZA

Rubbettino, 2013

Solo l'Occidente è riuscito parzialmente a sottrarsi alla schiavitù generalizzata di stato tipica degli antichi imperi, ma ancora non è riuscito a realizzare gli ideali di libertà e uguaglianza La storia delle civiltà è la storia delle società autocefale centrate sulla schiavitù generale di Stato: «un quadro spaventoso fatto di disperazione e di strazio», per dirla con le parole di Jacob Burckhardt. Unica eccezione: l’Occidente, il quale, grazie alla frammentazione del potere successiva al collasso dell’Impero romano, è riuscito a domare il Leviatano istituzionalizzando il governo della legge in luogo del potere arbitrario degli uomini. Ne è scaturita, attraverso un’infinita teoria di conflitti di interessi e di valori, la prima – e per ora l’unica – civiltà dei diritti e delle libertà, grazie anche alla prodigiosa crescita della ricchezza materiale generata dalla sinergia fra mercato, scienza e tecnologia. Ma l’Occidente non è riuscito a materializzare l’ideale dell’eguaglianza, da esso stesso proclamato in tutte le sedi e in tutte le forme. Un ideale che si è scontrato con i rigidi imperativi della divisione sociale del lavoro, che è rigorosamente gerarchica. Ne è scaturita una tensione permanente fra la promessa democratica e la realtà che neanche il Welfare State, creato dai partiti socialdemocratici, è stato in grado di eliminare.




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18 maggio 2013

losurdo

Domenico Losurdo

La lotta di classe. Una storia politica e filosofica

Laterza, 2013

La crisi economica infuria e si discute sempre più del ritorno della lotta di classe. Ma siamo davvero sicuri che fosse scomparsa? La lotta di classe non è soltanto il conflitto tra classi proprietarie e lavoro dipendente. È anche «sfruttamento di una nazione da parte di un’altra», come denunciava Marx, e l’oppressione «del sesso femminile da parte di quello maschile», come scriveva Engels. Siamo dunque in presenza di tre diverse forme di lotta di classe, chiamate a modificare radicalmente la divisione del lavoro e i rapporti di sfruttamento e di oppressione che sussistono a livello internazionale, in un singolo paese e nell’ambito della famiglia. A fronte dei colossali sconvolgimenti che hanno contrassegnato il passaggio dal XX al XXI secolo, la teoria della lotta di classe si rivela oggi più vitale che mai a condizione che non diventi facile populismo che tutto riduce allo scontro tra ‘umili’ e ‘potenti’, ignorando proprio la molteplicità delle forme del conflitto sociale. Domenico Losurdo procede a una originale rilettura della teoria di Marx ed Engels e della storia mondiale che prende le mosse dal Manifesto del partito comunista.




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17 maggio 2013

mary mccarthy

Mary McCarthy

Ricordi di un'educazione cattolica

Minimum Fax, 2013

Questa è la storia di una bambina che perde entrambi i genitori a sei anni e viene affidata alle "cure" di nonni e prozii troppo bigotti per distinguere il confine tra la pedagogia e il sadismo, e che in seguito viene salvata da una coppia di nonni più affettuosi e bonari ma altrettanto severi nel loro conformismo sociale. E la storia di un'educazione rigida e di infiniti passaggi, da un collegio religioso all'altro, da Minneapolis a Seattle, da una famiglia cattolica a una protestante. Ma è anche una storia di scoperte e innamoramenti, di accesi litigi e comici malintesi: tra discussioni teologiche con i padri gesuiti sull'esistenza di Dio, recite scolastiche ambientate nell'antica Roma repubblicana, gite istruttive ai parchi naturalistici che si tramutano in rocamboleschi tour de force alcolici, vere o presunte iniziazioni sessuali, letture proibite e appuntamenti clandestini, la personalità della bambina lascia gradualmente il posto a quella di un'adolescente ribelle e infine a quella di una giovane donna lucida e coraggiosa, aliena alle convenzioni e a ogni forma di moralismo.




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17 maggio 2013

menger

Carl Menger

Denaro

Rubbettino, 2013

A Carl Menger si devono acquisizioni scientifiche di grande rilievo, sempre caratterizzate da straordinaria originalità. Quello monetario è uno dei problemi su cui egli ha applicato il suo ingegno. Ha infatti scritto una lunga voce enciclopedica, nella quale ha impiegato la teoria delle conseguenze inintenzionali delle azioni umane intenzionali. Ha così mostrato il processo che, senza la programmazione di alcuno, ha generato il “denaro”, un mezzo che ha aperto la strada allo sviluppo e alla intensificazione della cooperazione sociale. Sulle spalle di Menger, è salito Georg Simmel, la cui grande opera sulla filosofia del denaro ha come sua imprescindibile base il lavoro mengeriano. Ma la stragrande maggioranza degli economisti ha colpevolmente trascurato Menger. E non si è resa conto dei disastrosi esiti dell'assorbimento del denaro, prodotto spontaneo della cooperazione volontaria, da parte dello Stato. Un fenomeno sociale si è allora trasformato in fenomeno politico. È nata la banca centrale e la moneta nazionale. Si sono creati i presupposti di una svalutazione permanente e delle crisi periodiche, che sono il puntuale portato delle decisioni di politica monetaria: tutte vicende che Menger aveva prefigurato con largo anticipo. Recentemente tradotto in lingua inglese, il saggio di Menger è una preziosa fonte di apprendimento, che consente di mettere a nudo alcuni inquietanti aspetti dell’attuale e grave congiuntura economica internazionale. Esce ora contemporaneamente in lingua italiana e spagnola, con la penetrante prefazione di José Antonio de Aguirre e di Lorenzo Infantino.




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17 maggio 2013

samburu-maasai - guzzini

Matteo Guzzini

African Heroes. Samburu-Maasai

Skira, 2013

I guerrieri Samburu si salutano sempre nel segno di una memoria storica condivisa di generazione in generazione. "Hero supa?", vale a dire "Come stai eroe?". E Matteo Guzzini li ha seguiti su questa strada come un "esploratore" di sensi e suggestioni antiche e tuttora attuali, alla ricerca di riti e costumi di uno stile di vita che a vederlo qui, tra queste pagine, lascia sbalorditi. Il colore del sole, il cibo e le armi da taglio e da fuoco danno inizio a un racconto di autentico realismo che lascia poco spazio all'immaginario. "Vedere" queste fotografie è già immaginare più che viaggiare con il corpo. Ed è anche importante osservare che in un'era digitale quale è questa che stiamo attraversando, l'autore sceglie di non ritoccare in alcun modo le immagini al fine di rispettare i colori originali di questo lembo di terra e di chi lo abita. Matteo Guzzini, fotoreporter italiano da tempo residente in Kenya, ha fotografato a lungo questa antica dinastia di guerrieri d'Africa nelle sue diverse varianti antropologiche. Il libro, curato da Moreno Gentili, concept designer, presenta quattro capitoli che rivelano aspetti inediti di una cultura in via d'estinzione: Luogo, Cibo, Rito, Uomo raccontano il mito di figure che hanno fatto la storia d'Africa e che oggi lottano per conservare la libertà dai condizionamenti di una società fortemente antropizzata.




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16 maggio 2013

nrf

LA NOUVELLE REVUE FRANÇAISE. Les colloques du centenaire (Paris, Bourges, Caen)
Gallimard, 2013
Actes des colloques de la Bibliothèque nationale de France, sous la direction d’Alban Cerisier, Marie-Odile Germain, William Marx et Pascal Mercier ; de la Ville de Bourges, sous la direction d'Anne-Rachel Hermetet et William Marx ; de l’Institut Mémoires de l’édition contemporaine (Caen), sous la direction de Claire Paulhan et Alban Cerisier (Les Cahiers de la NRF)




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16 maggio 2013

scalfari

Parlar male di Giuseppe Garibaldi si può,ma di Eugenio Scalfari no!

(Comunicato stampa, http://www.bottegaeditoriale.it/) Perché gli editori italiani hanno ritrosia a pubblicare un libro critico sul, sempre grande ma pur sempre criticabile, giornalista? Si tratta solo del timore di mettersi contro la lobby di “la Repubblica”?

Come Agenzia letteraria, a noi di “Bottega editoriale” capita, quando mandiamo le nostre proposte editoriali alle case editrici, di ricevere le più variegate risposte.

Talvolta il parere è positivo e non dobbiamo far altro che paragonare i vari riscontri e indirizzare gli autori verso quelli che ci appaiono migliori.

Talaltra il riscontro è negativo; ciò  avviene sostanzialmente o perché il testo non piace intrinsecamente oppure perché il dattiloscritto, pur essendo buono, non si confà con le strategie editoriali che la casa editrice ha in quel determinato momento.

In questo caso, invece, con il saggio di Francesco Bucci "Eugenio Scalfari. L'intellettuale dilettante" ci siamo trovati dinanzi ad una situazione del tutto nuova: diversi editori ci hanno riposto dicendo che il testo era valido, ma non volevano pubblicarlo. Perché?

Qualcuno ce l’ha detto direttamente (ma solo rigorosamente a voce…); qualcun altro ce l’ha fatto capire, guardandosi bene però dal dichiararlo. La sostanza, comunque, era uguale: “Perché mettersi contro il “Partito di Repubblica”? Eppure, il testo, lo ribadiamo, veniva nella gran parte dei casi giudicato valido…

Per amor di verità: in qualche altro caso ancora alcune proposte di pubblicazione sono giunte; ma si trattava di progetti improponibili che sembravano quasi fatti apposta per essere da noi rigettati.

Ma cosa dice questo saggio?

Riportiamo qui di seguito la scheda editoriale, così potrete verificare direttamente. Siamo ovviamente disponibili a inviarvi anche il testo stesso.

In allegato riportiamo anche un piccolo collage di alcuni articoli pubblicati in occasione di un precedente libro dello stesso autore, che sottoponeva a critica – sebbene per motivi assai diversi – gli scritti di Umberto Galimberti.

L’opera

Il saggio si presenta come un originale e tagliente ritratto critico di Eugenio Scalfari, che viene mostrato al lettore in una veste inedita e sorprendente.

L’obiettivo dello scritto emerge sin dalle righe introduttive: se da una parte risulta riconosciuta la “grandezza” dello Scalfari giornalista – i cui pezzi sono stati e sono tuttora «esemplari per lucidità di analisi e chiarezza espositiva» – dall’altra non si esita ad affermare che gli scritti di altra natura a cui Scalfari si è dedicato negli ultimi anni – scritti che spaziano tra gli argomenti più disparati: dalla filosofia, alla letteratura, alla scienza, alla psicologia, ecc. – sono «privi di qualsiasi valore sotto il profilo propriamente culturale».

Il saggio dunque ruota attorno a tale tesi, che viene ampiamente argomentata e adeguatamente dimostrata attraverso l’analisi delle opere di Scalfari; analisi peraltro supportata dal confronto delle affermazioni che emergono da tali opere con quelle sostenute negli articoli, apparsi nel tempo, sui giornali, anche al fine di evidenziare le contraddittorietà dello Scalfari intellettuale.

L’opera, quindi, risulta ben costruita e strutturata: procede per argomenti, per “discipline”, e passa al vaglio le tematiche affrontate da Scalfari nei suoi scritti mettendole in discussione in una dinamica dialettica tesa a comprovare il dilettantismo alla base dell’opera non giornalistica del protagonista.

Ne emerge un ritratto della figura di Scalfari originale, sostenuto e meditato, che si presenta come un pamphlet a tratti satirico, spesso pungente, sempre molto interessante per i contenuti che veicola.

L’autore

Francesco Bucci (Roma, 1949), ha pubblicato il libro Umberto Galimberti e la mistificazione intellettuale (Coniglio Editore, 2011) in cui metteva in evidenza le colpevoli, gravi carenze dei sistemi di controllo della qualità di componenti rilevanti dell’industria culturale italiana (grandi editori e organi di stampa nazionali): di esse il “caso Scalfari”, denunciato con il presente lavoro, costituisce un’eclatante conferma.

Poniamo questo quesito sull’ “intoccabilità” di Scalfari, proprio alla vigilia del “Salone Internazionale del Libro di Torino” nella speranza di un ripensamento da parte di qualche coraggioso editore italiano.

In tal senso siamo certi che lo stesso Scalfari (che stimiamo, anche personalmente, e del cui giornale ci nutriamo quotidianamente e ininterrottamente da decenni) non apprezzerebbe questa autocensura non richiesta.

Per informazioni o approfondimenti contattateci a: amministratore@bottegaeditoriale.it oppure ai seguenti numeri telefonici: 0984 838217 – 0984 302973 – 333 2942128 – 392 9251770 .

Fulvio Mazza (direttore “la Bottega editoriale”)




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15 maggio 2013

esoterismo - monumenti


Fabrizio Falconi

I monumenti esoterici d'Italia

Newton Compton, 2013

Misteri, leggende, esoterismo, simbolismo, alchimia, ermetismo. In Italia, a ogni angolo, ne troviamo traccia. Il nostro Paese è il più ricco custode di arte, storia e cultura del mondo. Come non immaginare allora di visitare città come Torino, Roma, Milano, Napoli, Venezia, Firenze, senza imbattersi in una triplice cinta, in un chiostro ricco di misteri, in cunicoli che celano segreti ancora inviolati, chiese cariche di simbolismo? Un viaggio per la penisola alla scoperta della conoscenza divina, segreta e iniziatica, delle verità velate, dei luoghi più misteriosi e ignoti attraverso itinerari cittadini che si snodano in percorsi abitualmente non battuti dal turismo di massa.





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15 maggio 2013

surréalisme - dictionnaires

Pierre-Henri Kleiber
LES DICTIONNAIRES SURRÉALISTES (1924-1976)
Honoré Champion, 2013
La tentation du dictionnaire fut constante dans le surréalisme. Le genre, propriété des académiciens, des censeurs, des professeurs de morale et de légalité linguistique, fut capté à des fins novatrices. Des origines à la fin du mouvement, on retrouve le même culte de la déraison par alphabet et le même détournement du fonds lexicographique. « Cheval de Troie à l’intérieur de l’enceinte sacrée » du vocabulaire et de ses monuments officiels, les dictionnaires surréalistes exploitent avec une extraordinaire fécondité les potentialités d’une forme inépuisable. Lexicographie de poètes ou encyclopédisme amusant ? Pas seulement, loin s’en faut. Ces œuvres incarnent entre toutes d’un côté l’« opération de grande envergure portant sur le langage » que Breton associe à l’entreprise surréaliste, de l’autre la révolution épistémologique qu’elle entend accomplir. Pierre-Henri Kleiber, agrégé de lettres modernes et docteur ès lettres, est maître de conférences à l’Université de Cergy-Pontoise. Sa recherche porte sur les dictionnaires et la littérature au sein du laboratoire CNRS Lexiques Dictionnaires et Informatique 




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15 maggio 2013

chierici - intellettuali - gagliano

Giuseppe Gagliano

I chierici della rivoluzione e della reazione. Totalitarismo, antiliberismo e anticapitalismo del Novecento

Aracne, 2013

Se è difficile negare che gli intellettuali rivoluzionari e reazionari del nostro secolo (Marcuse, De Benoist, i Situazionisti, Evola, Guénon etc) abbiano numerosi elementi in comune — e fra questi il rifiuto del capitalismo, del liberalismo, della scienza e della tecnica (o il loro utilizzo ideologico) — è altrettanto difficile negare come la loro percezione della realtà risulti manichea, mistificante e volta a sovvertire culturalmente e politicamente.




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14 maggio 2013

hutteger

IRIS HUTEGGER.    La montagna incantata

Genova, Martini & Ronchetti, 9 maggio – 20 luglio 2013

Lontana dalla mera riproduzione, la fotografia dell’artista di origine austriaca esplora i rapporti tra percezione e memoria, tra realtà e illusione. I suoi paesaggi montani sono fotografati con la tecnica analogica, poi ingranditi e stampati in bianco e nero per ottenere immagini neutre, appena delineate, senza indizi di appartenenza. Su queste poi l’artista interviene con cuciture, creando così una superficie nuova: l’ago bucando la carta distrugge informazioni che appartengono alla fotografia, ma il filo colorato ne aggiunge altre. In una conversazione pubblicata in catalogo, l’artista racconta il suo lavoro e riflette sul rapporto tra uomo e natura, tra appartenenza – Heimat – e nostalgia, tra percezione e riproduzione virtuale .Scrive Cristina Zelich nella presentazione a catalogo: (…) “ L’approccio artistico di Iris Hutegger affronta e mette in discussione il rapporto tra il paesaggio e la sua rappresentazione, soggetto caro alla post-modernità che mette in dubbio l’oggettività del discorso scientifico. Il suo lavoro sottolinea la tensione tra autenticità e simulacro”. (…)”Sta allo spettatore fare propria l’esperienza davanti alla rappresentazione dei paesaggi di montagna che l’artista propone. In qualche modo la loro indefinitezza ci permette di proiettarvi le nostre immagini di paesaggio, i nostri ricordi della natura, esperienziali o mediatizzati."Iris Hutegger nasce a Schladming, in Austria, il 1 Settembre 1964. Nel 1990 si trasferisce in Svizzera e dal 2002 vive e lavora a Basilea. Nel 2005 si laurea alla Alta Scuola di Belle Arti di Basilea. Dal 2004 partecipa a diverse esposizioni di gruppo e le vengono dedicate diverse mostre personali in Svizzera, Germania e Stati Uniti. Dal 2006 al 2007 compie lunghi soggiorni a Tucson, negli Stati Unti. Nel 2006 con Lena Eriksson cura “club time-video.time-schau.time” Video Festival al Cinema kult.kino club di Basilea. Organizza e cura diversi eventi sui temi dell’arte e della filosofia come” ArtPhilo” a Basilea nel 2011.In occasione dell’esposizione è stato edito un catalogo contenente la riproduzione delle opere esposte, corredato da un testo critico di Cristina Zelich e da una conversazione con l’artista a cura di Giovanni Battista Martini.





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14 maggio 2013

bakunin - italia

Michail Bakunin

Viaggio in Italia

Elèuthera, 2013

Nelle sue vorticose peregrinazioni, ora per partecipare a un’insurrezione ora per sfuggire a un arresto, Bakunin soggiorna spesso in Italia, soprattutto negli anni Sessanta dell’Ottocento. Più che essere attratto dalle bellezze del paese, l’obiettivo che si propone è di incendiare l’immaginazione delle masse povere italiane per fondare una società di liberi ed eguali. Tra una cospirazione e l’altra si rivela però un acuto osservatore dei mali di un paese appena unificato e già afflitto da quei vizi con cui facciamo i conti ancora oggi: un meccanismo di prelievo fiscale tanto vessatorio quanto inefficace, l’uso personale del potere da parte degli amministratori della cosa pubblica, lo strapotere della burocrazia, il ruolo invasivo della Chiesa… Insomma, lo sguardo a volte indignato ma a volte divertito del rivoluzionario russo mette in luce un’Italia che non stentiamo affatto a riconoscere. Sembra quasi che lo Stato unitario si sia ripetuto uguale a se stesso nel corso dei decenni, riproponendo nel tempo i tanti vizi e le scarse virtù che già Bakunin coglieva centocinquant’anni fa. (A cura di Lorenzo Pezzica)




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14 maggio 2013

suore

Anna Nobili – Carolina Mercurio

Io ballo con Dio. La suora che prega danzando

Mondadori, 2013

Questa è una storia straordinaria. Dal buio alla luce. La storia sincera di una giovane donna e della sua trasformazione. Il racconto commovente di una conversione. Il talento e la passione per il ballo. E se sei una donna giovane e bella e passi le notti della tua giovinezza nei locali notturni di Milano, ballando come un'indemoniata sui cubi tra alcol, trasgressioni e sesso facile, e poi diventi una suora operaia dal vestito color cielo della Santa casa di Nazareth, allora è vero che hai una grande storia da raccontare. E questo è quanto fa Suor Anna Nobili in questo memoir veritiero e senza sconti. La confessione della religiosa trafitta da una "folgorazione sulla via della danza", quasi come una novella figlia di San Paolo. Da ballerina cubista a "ballerina di Dio", ideatrice di una nuova forma di danza, la holy dance, danza sacra, che ora insegna a gruppi di giovani ballerini, anche bambini. Suor Anna prega con la danza. Pregare col corpo è il suo modo di entrare in sintonia con la Parola di Dio. Un corpo fluido, snodabile, per una vera e misteriosa acrobazia del cuore e dell'anima.





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13 maggio 2013

weegee


Weegee. Murder is my business

Reggio Emilia, Palazzo Magnani, 3 Maggio – 14 luglio 2013

(CS) Omicidi della malavita, tragici incidenti stradali, devastanti incendi di caseggiati popolari sono i principali soggetti degli scatti in bianco e nero illuminati dal flash del fotografo Weegee (1899-1968) nella sua attività di fotoreporter freelance a metà degli anni ’30.

Dal 3 Maggio al 14 Luglio 2011, Palazzo Magnani di Reggio Emilia ospita la mostra WEEGEE. Murder Is My Business. L’importante appuntamento espositivo, curato da Brian Wallis, Chief Curator dell’ICP, è realizzato – nell’ambito dell’VIII edizione di Fotografia Europea – dalla Fondazione Palazzo Magnani, GAmm Giunti e International Center of Photography (ICP) di New York.

Le fotografie esposte, intensamente drammatiche, a volte sensazionalistiche, di crimini e fatti di cronaca di New York, gettano le basi di quello che verrà poi definito giornalismo da tabloid. Per un intenso decennio dal 1935 al 1946, Weegee è stata forse la figura che ha dimostrato in modo incessante la maggiore inventiva nel panorama della fotografia americana. Il suo nome divenne letteralmente leggenda, tanto che il regista Stanley Kubrick (a cui Palazzo Magnani ha dedicato una mostra fotografica nel 2011) arrivò ad affermare, riferendosi ai primi anni della sua carriera – quando film come Il bacio dell’assassino oppure Rapina a mano armata rispecchiavano suggestivamente il clima delle metropoli americane – che una delle fonti della sua ispirazione era proprio il fotografo Weegee. Kubrick lo volle infatti come consulente per le riprese nel 1958 del film Il dottor Stranamore.
Prendendo il titolo della mostra che Weegee curò per se stesso alla Photo League nel 1941, Murder is My Business (L’omicidio è il mio lavoro), esposta a Palazzo Magnani, intende gettare luce sulla violenza e il caos urbano, soggetti al centro della prima produzione artistica del fotografo. Come fotoreporter freelance in un’epoca in cui New York contava almeno otto quotidiani e le agenzie di stampa iniziavano allora a gestire immagini fotografiche, Weegee si trovò davanti la sfida di catturare immagini uniche di eventi che facessero notizia per poi distribuirle velocemente. Lavorava quasi esclusivamente di notte, partendo dal suo minuscolo appartamento di fronte alla Centrale di Polizia non appena la sua radio – sintonizzata sulle frequenze della polizia – lo informava di un nuovo crimine. Arrivando spesso prima delle stesse Forze dell’Ordine, Weegee ispezionava con attenzione ogni scena per trovare l’angolazione migliore. Gli omicidi, sosteneva, erano i più facili da fotografare perché i soggetti non si muovevano mai e non si agitavano.

La mostra, curata da Brian Wallis, Chief Curator dell’ICP, presenta rari esemplari delle immagini più famose e rappresentative di Weegee – oltre 100 fotografie originali, tratte per lo più dall’esauriente archivio di Weegee presso l’ICP composto da 20.000 stampe, oltre a quotidiani, riviste e film dell’epoca – e considera i suoi primi lavori nel contesto della loro presentazione originaria – su testate giornalistiche e in mostre storiche – oltre ai suoi libri e ai suoi film. Presenta inoltre ricostruzioni parziali dello studio di Weegee e della sua mostra presso la Photo League. Per approfondire ulteriori dettagli relativi alle immagini e agli oggetti presenti, alcuni touch-screen a disposizione del visitatore.

Weegee (Arthur Fellig 1899 – 1968) – La carriera in ascesa di Weegee come fotografo negli anni ’30 coincise con il periodo culminante della Murder Inc., la gang ebrea di Brownsville che forniva sicari a pagamento al Syndacate, l’associazione newyorkese di boss della malavita per lo più italiani. Con l’ondata di provvedimenti governativi e legali che investì la città tra il 1935 e il 1941, ci fu un’escalation del numero di omicidi di gangster da quattro soldi e potenziali informatori.
Il fotografo spesso lavorava a fianco della polizia, ma aveva anche stretto amicizia con criminali di alto livello come Bugsy Siegel, Lucky Luciano e Legs Diamond. Weegee si definiva il “fotografo personale della Murder Inc.” e sosteneva di essersi occupato di 5.000 omicidi, un numero forse esagerato, ma di poco. Sottolineando la vera natura della sua attività, Weegee mostrava con orgoglio la matrice dell’assegno ricevuto dalla rivista LIFE, che lo aveva pagato 35 dollari per due omicidi.
Vendendo le sue fotografie a una serie di giornali di New York negli anni ’30, e in seguito lavorando come collaboratore freelance per il quotidiano PM, che ebbe vita breve (1940-48), Weegee stabilì un approccio altamente soggettivo sia alle fotografie che ai testi, molto diverso da quello che veniva adottato dalla maggior parte dei quotidiani e dalle riviste illustrate dell’epoca. Attraverso altri canali di distribuzione, Weegee scrisse molto (compresa la sua opera autobiografica Naked City pubblicata nel 1946) e organizzò le proprie mostre alla Photo League, l’importante associazione fotografica che promuoveva fotografie politicamente impegnate, in particolare delle classi operaie. Nel 1941, Weegee allestì due mostre consecutive alla sede centrale della League. Questa visibilità contribuì ad affermare la sua crescente reputazione come fotoreporter, che iniziò ad apporre sulle sue stampe la dicitura “Weegee il famoso”. Il diffuso apprezzamento dello stile intenso della sua fotografia, che non disdegnava soggetti provenienti dalle classe più basse e racconti intrisi di umanità, portò all’acquisizione dei suoi lavori da parte del Museum of Modern Art e la sua inclusione in due mostre collettive nel museo stesso, nel 1943 e nel 1945.
“Weegee è stato spesso liquidato come fotografo ingenuo, ma in realtà è stato uno dei fotoreporter più originali e intraprendenti degli anni ’30 e ’40. Le sue foto migliori associano umorismo, audacia e punti di vista sorprendentemente originali, in particolare se si considerano le foto giornalistiche e documentaristiche dell’epoca. Prediligeva approcci e soggetti spudoratamente da tabloid e di basso livello culturale, ma le sue fotografie di New York negli anni della Depressione devono essere prese in maggiore considerazione, alla pari del lavoro di altri documentaristi fondamentali degli anni ’30, quali Dorothea Lange, Robert Capa, Walker Evans e Berenice Abbott”, dice Wallis di lui.

L’archivio di Weegee è stato donato all’ICP nel 1993 da Wilma Wilcox, la sua compagna per molti anni. L’ICP_L’International Center of Photography (ICP) è stato fondato nel 1974 da Cornell Capa (1918-2008) come Istituzione dedicata alla fotografia che abbia un ruolo centrale e vitale nella cultura contemporanea nel suo riflettere e influenzare i cambiamenti sociali. Per mezzo del nostro museo, della scuola e dei programmi mirati alla comunità, valorizziamo la capacità della fotografia di aprire nuove opportunità all’espressione personale ed estetica, di trasformare la cultura di massa e di evolversi continuamente per includere nuove tecnologie. L’ICP ha presentato più di 500 mostre, portando al pubblico le opere di oltre 3.000 fotografi e altri artisti con mostre personali e collettive, e ha fornito migliaia di corsi e workshop che hanno arricchito decine di migliaia di studenti.

La mostra è stata realizzata dall’International Center of Photography di New York, grazie al sostegno dell’ICP Exhibitions Committee, la David Berg Foundation, un donatore anonimo, e fondi pubblici dal Dipartimento Cultura della città di New York in associazione con il City Council.  I contenuti interattivi sono stati prodotti da Documentary Arts in collaborazione con Octothorp Studio.

Con la partecipazione della Provincia di Reggio Emilia, Fondazione Pietro Manodori, Camera di Commercio di Reggio Emilia
Con il contributo di Landi Renzo spa e CCPL Reggio Emilia; Media partner Radio LatteMiele e IBS Italcuscinetti.

http://www.palazzomagnani.it/fondazione/





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12 maggio 2013

perniola

MARIO PERNIOLA a Genova, Palazzo Ducale

(Giuliano Galletta, “il Secolo XIX”) SARÀ il filosofo Mario Perniola, con una conferenza sul tema “Arte e Anti-arte”,  a inaugurare lunedì al Palazzo Ducale di Genova (ore 17.45, sala del Minor Consiglio) il ciclo di sei incontri “La fine dell’immagine. Un percorso tra media, neuroscienze e filosofia”, organizzato dalla Fondazione Palazzo Ducale e dal Museo del caos.

Professor Perniola le immagini  ci dominano?

«Lo stordimento in cui è immersa la società attuale non è un fatto recentissimo. Già negli anni Sessanta del Novecento, il pensatore canadese Marshall McLuhan riteneva che una delle conseguenze più importanti della tecnologia fosse il numbing effect, cioè una specie di narcosi, di amputazione delle nostre facoltà sensitive e affettive. Questo processo è andato via via aumentando di intensità e di estensione fino alla totale immersione e dipendenza da Internet e dai<i> social network</i> in cui vediamo sprofondate oggi tante persone di tutte le condizioni socio-economiche».

La condizione che lei ha definito delle tre A?

«Sì.  A come  autismo, addiction (tossicomania), anedonia (incapacità di provare piacere). Il risultato è l’impossibilità di avere una vera esperienza sia dell’immagine che del suono».

Esistono oggi nuove forme di iconoclastia, di “odio” per le immagini?

«L’opposizione “iconoclastia-iconofilia” appartiene alla storia religiosa, politica e filosofica dell’Occidente, a cominciare dal sospetto ebraico nei confronti delle immagini e dalla condanna platonica dell’arte, considerata come copia di una copia. Non si può affrontare questa problematica in modo ingenuo, senza conoscere i momenti fondamentali di questa solenne e canonica questione: dalla controversia iconoclastica scoppiata a Bisanzio nel VII e nell’ VIII secolo d.C. alle tendenze più radicali della Riforma protestante nel XVI secolo, dai bogomili all’Islam, da Cromwell a Rousseau, dall’iconofilia del cristianesimo ortodosso all’astrattismo artistico. Anche l’ultima manifestazione dell’avanguardia storica, l’Internazionale Situazionista, si pone consapevolmente come erede dei cosiddetti “Spregevoli”, cioè quegli artisti che nel Cinquecento abbandonarono i loro laboratori per unirsi ai contadini in lotta».

Oggi tutti fotografiamo di continuo...

«Fotografiamo di continuo, ma scriviamo anche di continuo e sentiamo musica di continuo; questo non vuol dire che abbiamo imparato a fotografare, a scrivere o ad ascoltare. Anzi è il contrario. Ci sono tre parole del gergo anglosassone della comunicazione che illustrano molto bene questo processo di abbrutimento generalizzato:  edutainment, cioè trasformazione dei programmi educativi in intrattenimento, infotainment, cioè scadimento del giornalismo a intrattenimento, e infine dumbing down, abbrutimento, istupidimento e ammutolimento, della società nel suo complesso. Quest’ultimo termine caratterizza la vita quotidiana, i media, la cultura, l’amministrazione, la scuola, l’università».

E la politica?

«Per la quale è stato creato il neologismo dumbocracy,  termine che non ha niente che vedere con Dumbo, il noto cartone animato di Walt Disney, ma proviene dall’aggettivo dumbo che vuol dire “muto” e per estensione “stupido”».

Jean Baudrillard diceva che la foto è il nostro nuovo  esorcismo. 

«Credo che volesse dire che la mania di fotografare continuamente ci esonera dal vedere. Così oltre che muti e sordi, saremmo anche ciechi! In altre parole, non sono più io che vedo qualcosa, ma è l’estensione tecnologica della mia facoltà che vede al mio posto. La tecnologia quindi si oppone a me: io non la riconosco come una mia estensione, come qualcosa che mi appartiene. Essa è l’idolo che mi sostituisce. Così abbiamo posto fuori di noi il nostro sistema nervoso centrale. Nel mio libro “Del sentire” (Einaudi), ho definito questa situazione col termine di sensologia. Il posto delle ideologie è stato preso da un universo affettivo, impersonale, nella quale tutto si dà, per così dire come “già sentito”».

Pensa che  le immagini mantengano  un loro  “potere”?

«L’inflazione delle immagini ha tolto loro qualsiasi potere; le ha completamente svalutate, così come moltissime altre cose. Ma la difesa è la forma più forte della guerra; nulla è definitivamente perduto. Ci sarà sempre qualcuno capace di quella contemplazione festiva e festosa che il grande studioso delle religioni Kark Kerényi attribuiva alla religione greca e che talora si coglie negli occhi di alcune bambine nei primissimi anni di vita: lo splendido e magnifico apparire dei fenomeni».




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12 maggio 2013

ercolani

Marco Ercolani

Camera Fissa

Nuova Editrice Magenta, 2013

Alla fine degli anni Settanta, a Genova, un uomo si getta dal quinto piano di un palazzo, intenzionato a togliersi la vita, e cade sopra un casuale passante, che muore di colpo. L’ aspirante suicida, pur ferito, si salva. Questo episodio parados- sale, in cui la morte volontaria non si rea- lizza solo per un capriccio del caso, mi suggerisce, tra il 1980 e il 1981, l’idea di Camera fissa: un breve romanzo noir che sviluppa, tra sogni e fantasie, la com- plicata strategia di vendetta della vittima che, nella finzione del mio racconto, sopravvive, odiando il nemico che lo ha paralizzato. Il titolo del libro vuole alludere sia alla forzata immobilità del protagonista che al suo mestiere di filmaker.




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11 maggio 2013

extraterrestri - williamson


Michel Zirger - Maurizio Martinelli

Extraterrestri: il contatto è già avvenuto. Saggio biografico su George Hunt Williamson

Verdechiaro, 2013

Finalmente in Italia il primo libro su un personaggio eccezionale e poliedrico: George Hunt Williamson, misconosciuto ma indiscutibile antesignano dell'ufologia, del contattismo e della paleoastronautica. A lui e ai suoi libri "The Saucers Speak, UFOs confidential", "Other Tongues-Other Flesh", "Road in the Sky", "Secret Places of the Lion" e "Secret of the Andes" si deve non poco in campo ufologico. Fino a questo momento, la vita di Williamson - o GHW, come lo chiamano gli addetti ai lavori - era avvolta in una fitta nebbia, finalmente diradata grazie all'opera congiunta di Michel Zirger e Maurizio Martinelli, i massimi esperti della figura di GHW. Gli studiosi ricostruiscono dettagliatamente i principali avvenimenti della vita di GHW e ne ripercorrono le fondamentali tappe, fornendone una lettura esoterica e rendendo giustizia ai contatti con il mondo extraterrestre cui Williamson ha assistito, approfondendo al contempo quella parte di storia quasi sconosciuta ma meritevole di venire alla luce, che chiarisce numerosi misteri oggi irrisolti e prepara la strada a un modo di pensare "non terrestre".





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11 maggio 2013

lukács

György Lukács

LA DEMOCRAZIA DELLA VITA QUOTIDIANA
Manifestolibri, 2013
Scritte nel 1968 e rimaste per molti anni inedite, queste riflessioni di Lukács sulla questione della democrazia costituiscono il vero e proprio testamento politico del filosofo, che si misura in esse con la crisi del "socialismo realizzato" di stampo sovietico e con le contraddizioni del sistema capitalistico occidentale, delineando un nuovo concetto di democrazia capace di dar forma all'intera società. Per Lukács la parola democrazia non denota solo, come nella cultura politica corrente, un complesso di istituzioni e di pratiche intese a garantire il potere d'intervento dei cittadini nelle questioni politiche. Per il pensatore ungherese democrazia è invece il nome che assume il rapporto attivo del singolo con l'intera società in cui vive, considerata in tutte le sue dimensioni. La democrazia è la "concreta forza ordinativa politica di quella particolare formazione economica sul cui terreno essa nasce, opera, diviene problematica e scompare".




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11 maggio 2013

deposito - boccadasse

I 50 ANNI DELLA GALLERIA DEL DEPOSITO 1963-2013

Genova Boccadasse 11-19 maggio 2013

L’ESPERIENZA DELLA GALLERIA DEL DEPOSITO - incontro

Sala della Polisportiva Vignocchi – via Aurora 2 – Genova Boccadasse, Sabato 11 maggio 2013, ore 16,00

Intervengono: Germano Beringheli, Eugenio Carmi, Gillo Dorfles, Carlo Fedeli, Gianluca Martinelli, Paolo Minetti, Sandro Ricaldone. Coordinano: Caterina Gualco e Giuliano Galletta

I MULTIPLI DEL DEPOSITO - mostra

Sede storica del Deposito. Piazza Nettuno 3R – Genova Boccadasse, 11 – 19 maggio 2013 (orari venerdì, sabato, domenica – ore 17,00-22,00)

IL DEPOSITO: IMMAGINI FOTOGRAFICHE - mostra

Sala espositiva della Pro Loco di Boccadasse. Via Aurora 8R – Genova Boccadasse, 11 - 19 maggio 2013 (orari venerdì, sabato, domenica – ore 17,00-22,00)




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10 maggio 2013

betty page

Lorenza Fruci

Betty Page. La vita segreta della regina delle pin-up

Giulio Perrone, 2013

Con il suo sorriso smagliante, la sua inconfondibile frangetta nera e le sue pose trasudanti erotismo, Bettie Mae Page, semplicemente Betty Page per i suoi numerosi fan, è stata la fotomodella più celebre degli Stati Uniti, simbolo per eccellenza della dorata stagione delle pin-up. È il 22 aprile del 1923 quando in una casa di Nashville nasce una bambina destinata a diventare una star. Un sorriso che s’imporrà per sempre come simbolo della sensualità e della gioia di vivere la sessualità, dietro cui si nasconde l’impressionante storia di una vita vissuta ai margini, la cui oscurità è stata sovrastata dall’accecante luce del mito. Un’infanzia travagliata e precaria, fatta di instabilità, abusi e povertà. La voglia di riscatto cercata nello studio forsennato. L’improvvisa scoperta della potenza di quella bellezza fuori dal comune, che poteva regalare una via d’uscita dalla triade “moglie-insegnante-segretaria”. Gli amori sbagliati, affrettati, i matrimoni naufragati. L’esperienza dei camera clubs e dei girlie magazine e quel talento naturale a mettersi in posa. Gli scatti rubati, le violenze subite, gli eccessi davanti all’obbiettivo. Playboy, il successo e gli scandali, le indagini dell’FBI e il ritiro nel silenzio. La pace cercata nella fede, che si trasforma in fanatismo, depressione, schizofrenia e violenza. Una vita distrutta da quell’immagine ormai lontana di pin-up sexy e sorridente, che contemporaneamente nel mondo sta creando una leggenda. Lorenza Fruci ci regala la prima biografia italiana raccontandoci la drammatica esistenza della regina delle modelle, che in poco più di cinque anni di carriera è riuscita a sconvolgere i costumi di un’epoca, a fare la fortuna dei fotografi che l’hanno ritratta e a diventare un’icona di stile, smarrendo se stessa. Lorenza Fruci, nata e cresciuta a Roma, è storyteller, giornalista e scrittrice. Si occupa prevalentemente di cultura, costume, spettacolo, moda ed eros e si divide tra la stampa e la tv.. Ha pubblicato, fra l'altro, un libro sul Burlesque (Castelvecchi) e uno su “Malefemmena”, la canzone di Totò (Donzelli).




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10 maggio 2013

poggioli

Renato Poggioli

IL FLAUTO D'ORZO. Saggi sulla poesia pastorale e sull'ideale pastorale

Book editore, 2013

A cura di Raffaello Bisso, in traduzione italiana col testo a fronte, questo è il capitolo primo (ed eponimo) del libro postumo di Renato Poggioli, "The Oaten Flute", già pubblicato come saggio autonomo in America nel 1957. Renato Poggioli (Firenze, 1907 - Crescent City, USA, 1963) è stato critico letterario, studioso delle avanguardie, slavista e comparatista. Ha lavorato in diverse università dell’Est europeo e nel 1939 si trasferí negli USA, dove ricoprí incarichi accademici per il resto della sua vita.




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9 maggio 2013

grande guerra

Per il centenario della Grande Guerra: “Cittadini Ue, mandate i vostri ricordi”

(Raffaello Masci, “la Stampa”, 7 maggio 2013) Avete delle testimonianze sulla prima Guerra Mondiale? Mandatele ad un archivio digitale che intende raccogliere tutte le memorie private a livello europeo, per poterle condividere e studiare. 

L’anno prossimo inizieranno le celebrazioni del centenario della Grande Guerra 1914-18, la più grande catastrofe bellica che l’Europa abbia conosciuto dal tempo dei romani in poi: oltre 700 mila vittime, oltre un milione tra mutilati e feriti, per una mobilitazione generale che ha visto correre alle armi oltre 5,5 milioni di uomini. Questa esperienza ha segnato profondamente la memoria collettiva dell’Occidente e ha generato una quantità di libri, romanzi, film. 

 Stamattina Europeana , portale culturale promosso dalla Commissione Europea e dai Ministeri della Cultura di 21 stati membri, ha presentato una iniziativa di raccolta di tutte le memorie private legate a questo evento: documenti, lettere, diari, testimonianze, filmati, ma soprattutto immagini. Dunque, tutte le persone in possesso di cimeli, lettere, fotografie, diari o materiali di altro tipo risalenti alla prima guerra mondiale potranno partecipare alla giornata di raccolta e digitalizzazione presso la Biblioteca Nazionale centrale di Roma (Viale Castro Pretorio, 105) il 15 maggio dalle 10 alle 18 . Un team di esperti sarà a disposizione, durante l’intera giornata, per la digitalizzazione dei materiali e la registrazione dei racconti. Tutto il materiale sarà restituito il giorno stesso ai proprietari. 

 Se poi qualcuno non potesse parte al Collection Day di Roma, in alternativa, può scattare autonomamente foto digitali dei cimeli o fare la scansione di lettere e foto, o digitalizzare film e materiale audio, quindi registrarsi sul sito di Europeana e caricare direttamente il materiale nell’archivio online. L’iniziativa non riguarda solo l’Italia ma tutti i Paesi del Mondo coinvolti nell’evento bellico. Una volta che le informazioni saranno esaminate dagli esperti, verranno rese disponibili a tutti on line. 




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8 maggio 2013

spinoza - nadler


Steven Nadler

UN LIBRO FORGIATO ALL'INFERNO. Lo scandaloso Trattato di Spinoza e la nascita del secolarismo
Einaudi, 2013
Il Trattato si proponeva di dimostrare che «in una libera comunità dovrebbe essere lecito a ognuno pensare quello che vuole e dire ciò che pensa». Facile capire perché, quando questo libro comparve per la prima volta nel 1670, in forma anonima, venne subito condannato dalla Chiesa protestante e da quella cattolica come empio e blasfemo. Persino Hobbes, che ne condivideva alcuni argomentazioni, ne prese le distanze. Di questo libro maledetto, «forgiato all’Inferno dal diavolo in persona», Steven Nadler racconta la storia: le sue affermazioni e idee radicali, il loro background all’interno delle tensioni filosofiche, religiose e politiche del Secolo d’Oro olandese e infine le reazioni incendiarie che suscitò. Nessuno sa, come Nadler, ricostruire la storia delle idee, collocandole come fossero personaggi in un contesto tangibile, fatto di persone e luoghi, e rendendole «visibili» e comprensibili a tutti. 





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8 maggio 2013

peter russell - fondazione de ferrari

A Happy Metaphore”

Un incontro per ricordare Peter Russell a 10 anni della morte

Genova, Fondazione De Ferrari, 9 maggio 2013 ore 17.00

(CS) Si parlerà di Peter Russell scrittore, personaggio incomodo, irriducibile, straordinaria voce poetica e polemica, amico indimenticabile.

Un incontro “tra amici”, che se in qualche modo partecipa dello spirito antiaccademico e antiistituzionale di Peter Russell, cerca di coinvolgere vivaci realtà editoriali, critiche e istituzionali che hanno tenuto viva la memoria e l'opera dell'Autore, per provare a rievocare e mettere in gioco l complessità del pensiero e della pratica letteraria russelliana.

Nel corso dell'incontro saranno ricordate la vita e l'opera dell'Autore e presentata l'Associazione Russell che cura il vasto archivio di libri, riviste e memorie lasciato dal poeta.

Saranno presenti il professor Anthony L. Johnson dell'Università di Pisa - autore di lavori critici sull'opera russelliana - e Leonello Rabatti - amico di Russell e presidente dell'Associazione.

Sarà brevemente presentato il libro “This is not my Hour - Studio e traduzione dei 'Sonnets'” (Edizioni del Foglio clandestino, 2010), Sarà presente G. Gavioli del Foglio Clandestino

Sarà presentato il libro “Peter Russell LIBRO + DVD“ della Nexmedia

La discussione sarà retta da Carlo Romano e Raffaello Bisso, traduttore di Russell

Concerto–reading con I. Serventi che suonerà brani di sua composizione ispirati ai Sonnets, e lettura di testi scelti tra quelli della raccolta.

Peter Russell nasce a Bristol il 16 settembre 1921 e muore nell’ospedale di San Giovanni Valdarno il 22 gennaio 2003.

Erede della tradizione simbolista e modernista che ha avuto in Yeats, Eliot e Pound i massimi esponenti, fu inserito fra i candidati al Nobel.

Assai ricche le vicende umane e letterarie.

Russell ha vissuto a Berlino intervallando il successivo periodo italiano con lunghe permanenze in Canada, Stati Uniti e Iran.

L’Italia è stato il suo paese prediletto e, dopo il soggiorno veneziano, è vissuto a Pian di Scò (Arezzo).

Era stato da tempo dimenticato dalla società letteraria accademica, dalla quale del resto si era volontariamente allontanato.

iSi ringraziano: Fondazione de Ferrari | Associazione Russell | Nexmedia | Edizioni del Foglio Clandestino

Ingresso libero

fondazione de ferrari, Piazza Dante 9/17-18 | tel.: 010587682 | fondazione@deferrari.it | http://www.deferrari.it





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8 maggio 2013

tatuaggio

R. Klanten – F.E. Schulze

Forever. Il nuovo tatuaggio

Rizzoli, 2013

I tatuaggi sono diventati un fenomeno di massa in tutta Europa. Il popolo dei tatuati cresce di giorno in giorno coinvolgendo uomini e donne, giovanissimi e meno giovani, senza distinzione di classe, e il tatuaggio diventa un decoro sempre più sofisticato. Non solo, le contaminazioni con il mondo dell'arte e della moda hanno rivoluzionato la pratica del tatuaggio, dando vita a un'eccitante ondata underground. La cultura del tatuaggio è variegata, irrequieta e controversa, basti pensare che artisti di fama come Scott Campbell e Usugrow hanno cominciato come tatuatori. Questo libro è un reportage illustrato degli atelier più all'avanguardia del pianeta, che ci presenta le tendenze del prossimo decennio.




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7 maggio 2013

terra viva - santamaria - liberodiscrivere

TERRA VIVA

Genova, Ordine degli Architetti, ore 18,00
Presentazione del libro
TERRA VIVA. Architettura per evolvere, Cibo per vivere, Alberi per curare di Graziana Santamaria (Liberodiscrivere® edizioni)

Alla presenza dell’autrice interverranno: arch. Ibleto Fieschi Vice Presidente Ordine Architetti Provincia di Genova; dott.ssa Fulvia Pedani Medico Azienda Ospedaliera Città della Salute e della Scienza di Torino Presidio Molinette, Presidente ANDOS Torino; arch. Raffaella PatronePresidente della sezione INBAR Istituto Nazionale di Bioarchitettura di Genova; arch. Antonello Cassan editore di Liberodiscrivere.





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