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Diario
19 maggio 2013
calligrafia - ascoli

Francesco
Ascoli
Dalla
cancelleresca all'inglese. L'avventura
della calligrafia in Italia dal Cinquecento ad oggi
Dell'Orso,
2012
Agli
inizi del Cinquecento, tre maestri di scrittura italiani, Ludovico
degli Arrighi da Vicenza, Giovanni Antonio Tagliente da Venezia e
Giovanbattista Palatino originario di Rossano Calabro, elaborano un
tipo di scrittura detto “cancelleresca” che si diffuse
rapidamente in quasi tutta l'Europa per le sue qualità di chiarezza
e di eleganza. Questa scrittura successivamente rielaborata,
attraverso vari passaggi e adattamenti, ritornò in Italia sotto il
nome di “inglese” ed è ancora la scrittura che si insegna
oggigiorno nelle scuole col nome di “corsivo”; ma la storia della
calligrafia non si esaurisce soltanto nell'evoluzione di uno stile di
scrittura, è anche, se non soprattutto, il dar voce e dignità di
presenza storica a una realtà che ha coinvolto tutti fin dai banchi
di scuola. Attraverso la narrazione delle vicende dei protagonisti,
delle lotte per la sopravvivenza e delle diatribe spesso aspre che
animavano le loro coscienze si dà conto, con una vasta e originale
documentazione, del cammino della calligrafia, fino al suo declino
scolastico e al suo attuale riapparire non solo sotto forma di
semplice revival, ma di un'arte con una forte carica espressiva
ancora tutta da esplorare e da scoprire.
| inviato da bub il 19/5/2013 alle 6:0 | |
19 maggio 2013
agnetti
A
proposito di...
VINCENZO AGNETTI Genova,
Museo d’Arte Cont. Villa Croce, dal 18/5/2013 al 14/7/2013 La
serie di incursioni storiche che Villa Croce ha deciso di
intraprendere per riscoprire le opere della collezione, prosegue con
una mostra sull’opera di Vincenzo Agnetti. “Macchina drogata”
(1969) diventa così un pretesto per riportare attenzione sul lavoro
di questo artista troppo poco citato e valorizzato, ma che è stato
uno dei pochi veri rappresentanti dell’arte concettuale
italiana. Prendendo spunto dall’opera della collezione, la
mostra si concentra sulle opere prodotte dalla “Macchina drogata”,
quindi sull’analisi del linguaggio, tema al centro della ricerca
artistica di Agnetti. Attraverso la presentazione degli scritti,
degli “Assiomi” e delle performance, la mostra propone un viaggio
nell’opera di Agnetti. Acuto osservatore della scena artistica
contemporanea, Vincenzo Agnetti non è definibile semplicemente
“artista”, perché fu “pittore, scultore, saggista, scrittore e
teorico ma anche attore e soprattutto poeta”, come scrisse l’amico
editore Vanni Scheiwiller. Diplomatosi all’Accademia di Brera,
alla fine degli anni ’50 decise di astenersi dalla produzione
artistica per essere più presente nel contesto culturale e
analizzarlo. I suoi testi critici sul lavoro di artisti d’avanguardia
come Piero Manzoni e Enrico Castellani, restano fondamentali. Dal
1962 al 1967 si trasferì in Argentina iniziando il cosiddetto
periodo dell’ "arte-no", identificando l’arte
nell’assenza di essa. Rientrato in Italia alla fine degli anni ‘60,
Agnetti riprese l’attività artistica proponendo il fare arte come
pura analisi di concetti, preposizioni e teoria operante. E’
il rapporto tra significanti e significato il meccanismo che Agnetti
è interessato a far saltare per mostrarne il funzionamento. Artista
più mentale che visivo, Agnetti lavorò per sottrazione del
significato, lasciandoci un corpus di opere difficile da definire, ma
di grande coerenza. Il suo lavoro rigoroso e dichiaratamente poetico
è mostrato nelle più importanti rassegne dell’epoca, dalla
celebre Documenta del 1972 a due edizioni della Biennale di Venezia
(1974, 1978). (A
cura di Vittoria Martini)
| inviato da bub il 19/5/2013 alle 5:59 | |
19 maggio 2013
guerriglia
Gastone
Breccia
L'arte
della guerriglia
il
Mulino, 2013
Il
termine che la definisce ha poco più di due secoli, ma la guerriglia
accompagna tutta la storia dell'uomo e anzi, considerata nei suoi
caratteri fondamentali, precede nel tempo la stessa guerra
"regolare". Anche oggi non v'è area del globo che non ne
sia immune: dall'Afghanistan a Belfast, dalle foreste africane alla
Cecenia, dalla striscia di Gaza alla giungla birmana. Guerriglia è
la lotta ingaggiata dal più debole con tattiche elusive. Questo
libro racconta la guerriglia così come è stata teorizzata e
praticata sia seguendo le elaborazioni degli scrittori antichi e
moderni (come Sun Tzu, Clausewitz, Lawrence d'Arabia, Che Guevara)
sia raccontando vicende concrete come la resistenza degli indiani
d'America, il Vietnam, la Cecenia, da ultimo l'Afghanistan di cui
l'autore ha potuto avere esperienza diretta al seguito del
contingente italiano.
| inviato da bub il 19/5/2013 alle 5:57 | |
18 maggio 2013
caillois
Roger
Caillois
La
scrittura delle
pietre
Abscondita,
2013
"Di
fronte a questa nostra umanità più che mai percepita come effimera,
di fronte a questo nostro mondo animale e vegetale di cui noi stessi
acceleriamo la perdita, sembra che l'emozione e la devozione di
Caillois oppongano un rifiuto; è infatti alla ricerca di una
sostanza meno effimera, di una materia più pura. E la trova
nell'universo delle pietre: 'lo specchio oscuro dell'ossidiana',
vetrificata dallo scorrere di migliaia di secoli, sotto l'influsso di
temperature per noi inconcepibili; il diamante che, ancora celato
nella terra, reca in sé la magnificenza del suo futuro splendore; la
fugacità del mercurio; il cristallo, che dona insegnamenti all'uomo
accogliendo in sé impurità che pongono a repentaglio la trasparenza
e la rettitudine degli assi - gli aghi del ferro, le schiume della
clorite, i capelli del rutilo -, e perseguendo, malgrado esse, una
limpida crescita. Il cristallo, i cui prismi - e Caillois ce lo
ricorda mirabilmente -, non più che le anime, ne proiettano le
ombre." (Marguerite Yourcenar)
| inviato da bub il 18/5/2013 alle 5:56 | |
18 maggio 2013
pellicani
Luciano
Pellicani
IL
POTERE, LA
LIBERTA' E
L'EGUAGLIANZA
Rubbettino,
2013
Solo
l'Occidente è riuscito parzialmente a sottrarsi alla schiavitù
generalizzata di stato tipica degli antichi imperi, ma ancora non è
riuscito a realizzare gli ideali di libertà e uguaglianza La
storia delle civiltà è la storia delle società autocefale centrate
sulla schiavitù generale di Stato: «un quadro spaventoso fatto di
disperazione e di strazio», per dirla con le parole di Jacob
Burckhardt. Unica eccezione: l’Occidente, il quale, grazie alla
frammentazione del potere successiva al collasso dell’Impero
romano, è riuscito a domare il Leviatano istituzionalizzando il
governo della legge in luogo del potere arbitrario degli uomini. Ne è
scaturita, attraverso un’infinita teoria di conflitti di interessi
e di valori, la prima – e per ora l’unica – civiltà dei
diritti e delle libertà, grazie anche alla prodigiosa crescita della
ricchezza materiale generata dalla sinergia fra mercato, scienza e
tecnologia. Ma l’Occidente non è riuscito a materializzare
l’ideale dell’eguaglianza, da esso stesso proclamato in tutte le
sedi e in tutte le forme. Un ideale che si è scontrato con i rigidi
imperativi della divisione sociale del lavoro, che è rigorosamente
gerarchica. Ne è scaturita una tensione permanente fra la promessa
democratica e la realtà che neanche il Welfare State, creato dai
partiti socialdemocratici, è stato in grado di eliminare.
| inviato da bub il 18/5/2013 alle 5:55 | |
18 maggio 2013
losurdo
Domenico
Losurdo
La
lotta di classe. Una storia politica e
filosofica
Laterza,
2013
La
crisi economica infuria e si discute sempre più del ritorno della
lotta di classe. Ma siamo davvero sicuri che fosse scomparsa? La
lotta di classe non è soltanto il conflitto tra classi proprietarie
e lavoro dipendente. È anche «sfruttamento di una nazione da parte
di un’altra», come denunciava Marx, e l’oppressione «del sesso
femminile da parte di quello maschile», come scriveva Engels. Siamo
dunque in presenza di tre diverse forme di lotta di classe, chiamate
a modificare radicalmente la divisione del lavoro e i rapporti di
sfruttamento e di oppressione che sussistono a livello
internazionale, in un singolo paese e nell’ambito della famiglia. A
fronte dei colossali sconvolgimenti che hanno contrassegnato il
passaggio dal XX al XXI secolo, la teoria della lotta di classe si
rivela oggi più vitale che mai a condizione che non diventi facile
populismo che tutto riduce allo scontro tra ‘umili’ e ‘potenti’,
ignorando proprio la molteplicità delle forme del conflitto sociale.
Domenico Losurdo procede a una originale rilettura della teoria di
Marx ed Engels e della storia mondiale che prende le mosse
dal Manifesto
del partito comunista.
| inviato da bub il 18/5/2013 alle 5:54 | |
17 maggio 2013
mary mccarthy
Mary
McCarthy
Ricordi
di
un'educazione
cattolica
Minimum
Fax, 2013
Questa
è la storia di una bambina che perde entrambi i genitori a sei anni
e viene affidata alle "cure" di nonni e prozii troppo
bigotti per distinguere il confine tra la pedagogia e il sadismo, e
che in seguito viene salvata da una coppia di nonni più affettuosi e
bonari ma altrettanto severi nel loro conformismo sociale. E la
storia di un'educazione rigida e di infiniti passaggi, da un collegio
religioso all'altro, da Minneapolis a Seattle, da una famiglia
cattolica a una protestante. Ma è anche una storia di scoperte e
innamoramenti, di accesi litigi e comici malintesi: tra discussioni
teologiche con i padri gesuiti sull'esistenza di Dio, recite
scolastiche ambientate nell'antica Roma repubblicana, gite istruttive
ai parchi naturalistici che si tramutano in rocamboleschi tour de
force alcolici, vere o presunte iniziazioni sessuali, letture
proibite e appuntamenti clandestini, la personalità della bambina
lascia gradualmente il posto a quella di un'adolescente ribelle e
infine a quella di una giovane donna lucida e coraggiosa, aliena alle
convenzioni e a ogni forma di moralismo.
| inviato da bub il 17/5/2013 alle 5:50 | |
17 maggio 2013
menger
Carl Menger
Denaro
Rubbettino, 2013
A
Carl Menger si devono acquisizioni scientifiche di grande rilievo,
sempre caratterizzate da straordinaria originalità. Quello monetario
è uno dei problemi su cui egli ha applicato il suo ingegno. Ha
infatti scritto una lunga voce enciclopedica, nella quale ha
impiegato la teoria delle conseguenze inintenzionali delle azioni
umane intenzionali. Ha così mostrato il processo che, senza la
programmazione di alcuno, ha generato il “denaro”, un mezzo che
ha aperto la strada allo sviluppo e alla intensificazione della
cooperazione sociale. Sulle spalle di Menger, è salito Georg Simmel,
la cui grande opera sulla filosofia del denaro ha come sua
imprescindibile base il lavoro mengeriano. Ma la stragrande
maggioranza degli economisti ha colpevolmente trascurato Menger. E
non si è resa conto dei disastrosi esiti dell'assorbimento del
denaro, prodotto spontaneo della cooperazione volontaria, da parte
dello Stato. Un fenomeno sociale si è allora trasformato in fenomeno
politico. È nata la banca centrale e la moneta nazionale. Si sono
creati i presupposti di una svalutazione permanente e delle crisi
periodiche, che sono il puntuale portato delle decisioni di politica
monetaria: tutte vicende che Menger aveva prefigurato con largo
anticipo. Recentemente tradotto in lingua inglese, il saggio di
Menger è una preziosa fonte di apprendimento, che consente di
mettere a nudo alcuni inquietanti aspetti dell’attuale e grave
congiuntura economica internazionale. Esce ora contemporaneamente in
lingua italiana e spagnola, con la penetrante prefazione di José
Antonio de Aguirre e di Lorenzo Infantino.
| inviato da bub il 17/5/2013 alle 5:49 | |
17 maggio 2013
samburu-maasai - guzzini
Matteo
Guzzini
African
Heroes.
Samburu-Maasai
Skira,
2013
I
guerrieri Samburu si salutano sempre nel segno di una memoria storica
condivisa di generazione in generazione. "Hero supa?", vale
a dire "Come stai eroe?". E Matteo Guzzini li ha seguiti su
questa strada come un "esploratore" di sensi e suggestioni
antiche e tuttora attuali, alla ricerca di riti e costumi di uno
stile di vita che a vederlo qui, tra queste pagine, lascia
sbalorditi. Il colore del sole, il cibo e le armi da taglio e da
fuoco danno inizio a un racconto di autentico realismo che lascia
poco spazio all'immaginario. "Vedere" queste fotografie è
già immaginare più che viaggiare con il corpo. Ed è anche
importante osservare che in un'era digitale quale è questa che
stiamo attraversando, l'autore sceglie di non ritoccare in alcun modo
le immagini al fine di rispettare i colori originali di questo lembo
di terra e di chi lo abita. Matteo Guzzini, fotoreporter italiano da
tempo residente in Kenya, ha fotografato a lungo questa antica
dinastia di guerrieri d'Africa nelle sue diverse varianti
antropologiche. Il libro, curato da Moreno Gentili, concept designer,
presenta quattro capitoli che rivelano aspetti inediti di una cultura
in via d'estinzione: Luogo, Cibo, Rito, Uomo raccontano il mito di
figure che hanno fatto la storia d'Africa e che oggi lottano per
conservare la libertà dai condizionamenti di una società fortemente
antropizzata.
| inviato da bub il 17/5/2013 alle 5:48 | |
16 maggio 2013
nrf
LA
NOUVELLE REVUE FRANÇAISE. Les colloques du centenaire
(Paris, Bourges, Caen)
Gallimard, 2013
Actes des colloques de la Bibliothèque nationale de France, sous la direction
d’Alban Cerisier, Marie-Odile Germain, William Marx et Pascal Mercier ; de la
Ville de Bourges, sous la direction d'Anne-Rachel Hermetet et William Marx ; de
l’Institut Mémoires de l’édition contemporaine (Caen), sous la direction de
Claire Paulhan et Alban Cerisier (Les Cahiers de la NRF)
| inviato da bub il 16/5/2013 alle 6:26 | |
16 maggio 2013
scalfari
Parlar male di Giuseppe
Garibaldi si può,ma di Eugenio Scalfari no!
(Comunicato stampa, http://www.bottegaeditoriale.it/) Perché gli editori italiani
hanno ritrosia a pubblicare un libro critico sul, sempre grande ma pur sempre
criticabile, giornalista? Si tratta solo del timore di mettersi contro la lobby
di “la Repubblica”?
Come Agenzia letteraria, a noi di “Bottega editoriale” capita, quando
mandiamo le nostre proposte editoriali alle case editrici, di ricevere le più
variegate risposte.
Talvolta il parere è positivo e non dobbiamo far altro che paragonare i
vari riscontri e indirizzare gli autori verso quelli che ci appaiono migliori.
Talaltra il riscontro è negativo; ciò avviene sostanzialmente o
perché il testo non piace intrinsecamente oppure perché il dattiloscritto, pur
essendo buono, non si confà con le strategie editoriali che la casa editrice ha
in quel determinato momento.
In questo caso, invece, con il saggio di Francesco Bucci "Eugenio
Scalfari. L'intellettuale dilettante" ci siamo trovati dinanzi ad una situazione
del tutto nuova: diversi editori ci hanno riposto dicendo che il testo era
valido, ma non volevano pubblicarlo. Perché?
Qualcuno ce l’ha detto direttamente (ma solo rigorosamente a voce…);
qualcun altro ce l’ha fatto capire, guardandosi bene però dal dichiararlo. La
sostanza, comunque, era uguale: “Perché mettersi contro il “Partito di Repubblica”?
Eppure, il testo, lo ribadiamo, veniva nella gran parte dei casi giudicato
valido…
Per amor di verità: in qualche altro caso ancora alcune proposte di
pubblicazione sono giunte; ma si trattava di progetti improponibili che
sembravano quasi fatti apposta per essere da noi rigettati.
Ma cosa dice questo saggio?
Riportiamo qui di seguito la scheda editoriale, così potrete verificare
direttamente. Siamo ovviamente disponibili a inviarvi anche il testo stesso.
In allegato riportiamo anche un piccolo collage di alcuni articoli
pubblicati in occasione di un precedente libro dello stesso autore, che
sottoponeva a critica – sebbene per motivi assai diversi – gli scritti di
Umberto Galimberti.
L’opera
Il saggio si
presenta come un originale e tagliente ritratto critico di Eugenio Scalfari,
che viene mostrato al lettore in una veste inedita e sorprendente.
L’obiettivo dello
scritto emerge sin dalle righe introduttive: se da una parte risulta
riconosciuta la “grandezza” dello Scalfari giornalista – i cui pezzi sono stati
e sono tuttora «esemplari per lucidità di analisi e chiarezza espositiva» –
dall’altra non si esita ad affermare che gli scritti di altra natura a cui
Scalfari si è dedicato negli ultimi anni – scritti che spaziano tra gli
argomenti più disparati: dalla filosofia, alla letteratura, alla scienza, alla
psicologia, ecc. – sono «privi di qualsiasi valore sotto il profilo
propriamente culturale».
Il saggio dunque
ruota attorno a tale tesi, che viene ampiamente argomentata e adeguatamente
dimostrata attraverso l’analisi delle opere di Scalfari; analisi peraltro
supportata dal confronto delle affermazioni che emergono da tali opere con
quelle sostenute negli articoli, apparsi nel tempo, sui giornali, anche al fine
di evidenziare le contraddittorietà dello Scalfari intellettuale.
L’opera, quindi,
risulta ben costruita e strutturata: procede per argomenti, per “discipline”, e
passa al vaglio le tematiche affrontate da Scalfari nei suoi scritti mettendole
in discussione in una dinamica dialettica tesa a comprovare il dilettantismo
alla base dell’opera non giornalistica del protagonista.
Ne emerge un
ritratto della figura di Scalfari originale, sostenuto e meditato, che si
presenta come un pamphlet a tratti satirico, spesso pungente, sempre
molto interessante per i contenuti che veicola.
L’autore
Francesco Bucci
(Roma, 1949), ha pubblicato il libro Umberto Galimberti e la
mistificazione intellettuale (Coniglio Editore, 2011) in cui metteva in
evidenza le colpevoli, gravi carenze dei sistemi di controllo della
qualità di componenti rilevanti dell’industria culturale italiana (grandi
editori e organi di stampa nazionali): di esse il “caso Scalfari”, denunciato
con il presente lavoro, costituisce un’eclatante conferma.
Poniamo questo quesito sull’ “intoccabilità” di Scalfari, proprio alla
vigilia del “Salone Internazionale del Libro di Torino” nella speranza di un
ripensamento da parte di qualche coraggioso editore italiano.
In tal senso siamo certi che lo stesso Scalfari (che stimiamo, anche
personalmente, e del cui giornale ci nutriamo quotidianamente e
ininterrottamente da decenni) non apprezzerebbe questa autocensura non
richiesta.
Per informazioni o approfondimenti contattateci a: amministratore@bottegaeditoriale.it oppure ai seguenti numeri telefonici: 0984 838217 – 0984 302973 – 333
2942128 – 392 9251770 .
Fulvio Mazza (direttore “la Bottega editoriale”)
| inviato da bub il 16/5/2013 alle 6:26 | |
15 maggio 2013
esoterismo - monumenti

Fabrizio
Falconi
I
monumenti esoterici d'Italia
Newton
Compton, 2013
Misteri,
leggende, esoterismo, simbolismo, alchimia, ermetismo. In Italia, a
ogni angolo, ne troviamo traccia. Il nostro Paese è il più ricco
custode di arte, storia e cultura del mondo. Come non immaginare
allora di visitare città come Torino, Roma, Milano, Napoli, Venezia,
Firenze, senza imbattersi in una triplice cinta, in un chiostro ricco
di misteri, in cunicoli che celano segreti ancora inviolati, chiese
cariche di simbolismo? Un viaggio per la penisola alla scoperta della
conoscenza divina, segreta e iniziatica, delle verità velate, dei
luoghi più misteriosi e ignoti attraverso itinerari cittadini che si
snodano in percorsi abitualmente non battuti dal turismo di massa.
| inviato da bub il 15/5/2013 alle 5:42 | |
15 maggio 2013
surréalisme - dictionnaires
Pierre-Henri
Kleiber LES
DICTIONNAIRES
SURRÉALISTES
(1924-1976) Honoré
Champion, 2013 La
tentation du dictionnaire fut constante dans le surréalisme. Le
genre, propriété des académiciens, des censeurs, des professeurs
de morale et de légalité linguistique, fut capté à des fins
novatrices. Des origines à la fin du mouvement, on retrouve le même
culte de la déraison par alphabet et le même détournement du fonds
lexicographique. « Cheval de Troie à l’intérieur de l’enceinte
sacrée » du vocabulaire et de ses monuments officiels, les
dictionnaires surréalistes exploitent avec une extraordinaire
fécondité les potentialités d’une forme
inépuisable. Lexicographie de poètes ou encyclopédisme
amusant ? Pas seulement, loin s’en faut. Ces œuvres incarnent
entre toutes d’un côté l’« opération de grande envergure
portant sur le langage » que Breton associe à l’entreprise
surréaliste, de l’autre la révolution épistémologique qu’elle
entend accomplir. Pierre-Henri Kleiber, agrégé de lettres
modernes et docteur ès lettres, est maître de conférences à
l’Université de Cergy-Pontoise. Sa recherche porte sur les
dictionnaires et la littérature au sein du laboratoire CNRS Lexiques
Dictionnaires et Informatique
| inviato da bub il 15/5/2013 alle 5:40 | |
15 maggio 2013
chierici - intellettuali - gagliano
Giuseppe
Gagliano
I
chierici della rivoluzione e della reazione. Totalitarismo,
antiliberismo e anticapitalismo del Novecento
Aracne,
2013
Se
è difficile negare che gli intellettuali rivoluzionari e reazionari
del nostro secolo (Marcuse, De Benoist, i Situazionisti, Evola,
Guénon etc) abbiano numerosi elementi in comune — e fra questi il
rifiuto del capitalismo, del liberalismo, della scienza e della
tecnica (o il loro utilizzo ideologico) — è altrettanto difficile
negare come la loro percezione della realtà risulti manichea,
mistificante e volta a sovvertire culturalmente e politicamente.
| inviato da bub il 15/5/2013 alle 5:38 | |
14 maggio 2013
hutteger
IRIS
HUTEGGER.
La
montagna incantata
Genova,
Martini & Ronchetti, 9 maggio – 20 luglio 2013
Lontana
dalla mera riproduzione, la fotografia dell’artista di origine
austriaca esplora i rapporti tra percezione e memoria, tra realtà e
illusione. I suoi paesaggi montani sono fotografati con la tecnica
analogica, poi ingranditi e stampati in bianco e nero per ottenere
immagini neutre, appena delineate, senza indizi di appartenenza. Su
queste poi l’artista interviene con cuciture, creando così una
superficie nuova: l’ago bucando la carta distrugge informazioni che
appartengono alla fotografia, ma il filo colorato ne aggiunge altre.
In una conversazione pubblicata in catalogo, l’artista racconta il
suo lavoro e riflette sul rapporto tra uomo e natura, tra
appartenenza – Heimat – e nostalgia, tra percezione e
riproduzione virtuale .Scrive Cristina Zelich nella presentazione a
catalogo: (…) “ L’approccio artistico di Iris Hutegger affronta
e mette in discussione il rapporto tra il paesaggio e la sua
rappresentazione, soggetto caro alla post-modernità che mette in
dubbio l’oggettività del discorso scientifico. Il suo lavoro
sottolinea la tensione tra autenticità e simulacro”. (…)”Sta
allo spettatore fare propria l’esperienza davanti alla
rappresentazione dei paesaggi di montagna che l’artista propone. In
qualche modo la loro indefinitezza ci permette di proiettarvi le
nostre immagini di paesaggio, i nostri ricordi della natura,
esperienziali o mediatizzati."Iris Hutegger nasce a Schladming,
in Austria, il 1 Settembre 1964. Nel 1990 si trasferisce in Svizzera
e dal 2002 vive e lavora a Basilea. Nel 2005 si laurea alla Alta
Scuola di Belle Arti di Basilea. Dal 2004 partecipa a diverse
esposizioni di gruppo e le vengono dedicate diverse mostre personali
in Svizzera, Germania e Stati Uniti. Dal 2006 al 2007 compie lunghi
soggiorni a Tucson, negli Stati Unti. Nel 2006 con Lena Eriksson cura
“club time-video.time-schau.time” Video Festival al Cinema
kult.kino club di Basilea. Organizza e cura diversi eventi sui temi
dell’arte e della filosofia come” ArtPhilo” a Basilea nel
2011.In occasione dell’esposizione è stato edito un catalogo
contenente la riproduzione delle opere esposte, corredato da un testo
critico di Cristina Zelich e da una conversazione con l’artista a
cura di Giovanni Battista Martini.
| inviato da bub il 14/5/2013 alle 5:46 | |
14 maggio 2013
bakunin - italia
Michail
Bakunin
Viaggio
in Italia
Elèuthera,
2013
Nelle
sue vorticose peregrinazioni, ora per partecipare a un’insurrezione
ora per sfuggire a un arresto, Bakunin soggiorna spesso in Italia,
soprattutto negli anni Sessanta dell’Ottocento. Più che essere
attratto dalle bellezze del paese, l’obiettivo che si propone è di
incendiare l’immaginazione delle masse povere italiane per fondare
una società di liberi ed eguali. Tra una cospirazione e l’altra si
rivela però un acuto osservatore dei mali di un paese appena
unificato e già afflitto da quei vizi con cui facciamo i conti
ancora oggi: un meccanismo di prelievo fiscale tanto vessatorio
quanto inefficace, l’uso personale del potere da parte degli
amministratori della cosa pubblica, lo strapotere della burocrazia,
il ruolo invasivo della Chiesa… Insomma, lo sguardo a volte
indignato ma a volte divertito del rivoluzionario russo mette in luce
un’Italia che non stentiamo affatto a riconoscere. Sembra quasi che
lo Stato unitario si sia ripetuto uguale a se stesso nel corso dei
decenni, riproponendo nel tempo i tanti vizi e le scarse virtù che
già Bakunin coglieva centocinquant’anni fa. (A
cura di Lorenzo Pezzica)
| inviato da bub il 14/5/2013 alle 5:45 | |
14 maggio 2013
suore
Anna
Nobili – Carolina Mercurio
Io
ballo con Dio.
La
suora che prega danzando
Mondadori,
2013
Questa
è una storia straordinaria. Dal buio alla luce. La storia sincera di
una giovane donna e della sua trasformazione. Il racconto commovente
di una conversione. Il talento e la passione per il ballo. E se sei
una donna giovane e bella e passi le notti della tua giovinezza nei
locali notturni di Milano, ballando come un'indemoniata sui cubi tra
alcol, trasgressioni e sesso facile, e poi diventi una suora operaia
dal vestito color cielo della Santa casa di Nazareth, allora è vero
che hai una grande storia da raccontare. E questo è quanto fa Suor
Anna Nobili in questo memoir veritiero e senza sconti. La confessione
della religiosa trafitta da una "folgorazione sulla via della
danza", quasi come una novella figlia di San Paolo. Da ballerina
cubista a "ballerina di Dio", ideatrice di una nuova forma
di danza, la holy dance, danza sacra, che ora insegna a gruppi di
giovani ballerini, anche bambini. Suor Anna prega con la danza.
Pregare col corpo è il suo modo di entrare in sintonia con la Parola
di Dio. Un corpo fluido, snodabile, per una vera e misteriosa
acrobazia del cuore e dell'anima.
| inviato da bub il 14/5/2013 alle 5:44 | |
13 maggio 2013
weegee
Weegee.
Murder is my business
Reggio Emilia, Palazzo Magnani, 3
Maggio – 14 luglio 2013
(CS) Omicidi della malavita, tragici incidenti stradali,
devastanti incendi di caseggiati popolari sono i principali soggetti degli
scatti in bianco e nero illuminati dal flash del fotografo Weegee (1899-1968)
nella sua attività di fotoreporter freelance a metà degli anni ’30.
Dal 3 Maggio al 14 Luglio 2011,
Palazzo Magnani di Reggio Emilia ospita la mostra WEEGEE. Murder Is My
Business. L’importante appuntamento espositivo, curato da Brian Wallis,
Chief Curator dell’ICP, è realizzato – nell’ambito dell’VIII edizione di
Fotografia Europea – dalla Fondazione Palazzo Magnani, GAmm Giunti e
International Center of Photography (ICP) di New York.
Le fotografie esposte, intensamente
drammatiche, a volte sensazionalistiche, di crimini e fatti di cronaca di New
York, gettano le basi di quello che verrà poi definito giornalismo da tabloid.
Per un intenso decennio dal 1935 al 1946, Weegee è stata forse la figura che ha
dimostrato in modo incessante la maggiore inventiva nel panorama della
fotografia americana. Il suo nome divenne letteralmente leggenda, tanto che il
regista Stanley Kubrick (a cui Palazzo Magnani ha dedicato una mostra
fotografica nel 2011) arrivò ad affermare, riferendosi ai primi anni della sua
carriera – quando film come Il bacio dell’assassino oppure Rapina a mano armata
rispecchiavano suggestivamente il clima delle metropoli americane – che una
delle fonti della sua ispirazione era proprio il fotografo Weegee. Kubrick lo
volle infatti come consulente per le riprese nel 1958 del film Il dottor
Stranamore.
Prendendo il titolo della mostra che Weegee curò per se stesso alla Photo
League nel 1941, Murder is My Business (L’omicidio è il mio lavoro), esposta a
Palazzo Magnani, intende gettare luce sulla violenza e il caos urbano, soggetti
al centro della prima produzione artistica del fotografo. Come fotoreporter
freelance in un’epoca in cui New York contava almeno otto quotidiani e le agenzie
di stampa iniziavano allora a gestire immagini fotografiche, Weegee si trovò
davanti la sfida di catturare immagini uniche di eventi che facessero notizia
per poi distribuirle velocemente. Lavorava quasi esclusivamente di notte,
partendo dal suo minuscolo appartamento di fronte alla Centrale di Polizia non
appena la sua radio – sintonizzata sulle frequenze della polizia – lo informava
di un nuovo crimine. Arrivando spesso prima delle stesse Forze dell’Ordine,
Weegee ispezionava con attenzione ogni scena per trovare l’angolazione
migliore. Gli omicidi, sosteneva, erano i più facili da fotografare perché i
soggetti non si muovevano mai e non si agitavano.
La mostra, curata da Brian Wallis, Chief Curator dell’ICP, presenta rari esemplari
delle immagini più famose e rappresentative di Weegee – oltre 100 fotografie
originali, tratte per lo più dall’esauriente archivio di Weegee presso l’ICP
composto da 20.000 stampe, oltre a quotidiani, riviste e film dell’epoca – e
considera i suoi primi lavori nel contesto della loro presentazione originaria
– su testate giornalistiche e in mostre storiche – oltre ai suoi libri e ai
suoi film. Presenta inoltre ricostruzioni parziali dello studio di Weegee e
della sua mostra presso la Photo League. Per approfondire ulteriori dettagli
relativi alle immagini e agli oggetti presenti, alcuni touch-screen a
disposizione del visitatore.
Weegee (Arthur
Fellig 1899 – 1968) – La carriera in ascesa di Weegee come fotografo
negli anni ’30 coincise con il periodo culminante della Murder Inc., la gang
ebrea di Brownsville che forniva sicari a pagamento al Syndacate,
l’associazione newyorkese di boss della malavita per lo più italiani. Con
l’ondata di provvedimenti governativi e legali che investì la città tra il 1935
e il 1941, ci fu un’escalation del numero di omicidi di gangster da quattro
soldi e potenziali informatori.
Il fotografo spesso lavorava a fianco della polizia, ma aveva anche stretto
amicizia con criminali di alto livello come Bugsy Siegel, Lucky Luciano e Legs
Diamond. Weegee si definiva il “fotografo personale della Murder Inc.” e
sosteneva di essersi occupato di 5.000 omicidi, un numero forse esagerato, ma
di poco. Sottolineando la vera natura della sua attività, Weegee mostrava con
orgoglio la matrice dell’assegno ricevuto dalla rivista LIFE, che lo aveva
pagato 35 dollari per due omicidi.
Vendendo le sue fotografie a una serie di giornali di New York negli anni ’30,
e in seguito lavorando come collaboratore freelance per il quotidiano PM, che
ebbe vita breve (1940-48), Weegee stabilì un approccio altamente soggettivo sia
alle fotografie che ai testi, molto diverso da quello che veniva adottato dalla
maggior parte dei quotidiani e dalle riviste illustrate dell’epoca. Attraverso
altri canali di distribuzione, Weegee scrisse molto (compresa la sua opera
autobiografica Naked City pubblicata nel 1946) e organizzò le proprie mostre
alla Photo League, l’importante associazione fotografica che promuoveva
fotografie politicamente impegnate, in particolare delle classi operaie. Nel 1941,
Weegee allestì due mostre consecutive alla sede centrale della League. Questa
visibilità contribuì ad affermare la sua crescente reputazione come
fotoreporter, che iniziò ad apporre sulle sue stampe la dicitura “Weegee il
famoso”. Il diffuso apprezzamento dello stile intenso della sua fotografia, che
non disdegnava soggetti provenienti dalle classe più basse e racconti intrisi
di umanità, portò all’acquisizione dei suoi lavori da parte del Museum of
Modern Art e la sua inclusione in due mostre collettive nel museo stesso, nel
1943 e nel 1945.
“Weegee è stato spesso liquidato come fotografo ingenuo, ma in realtà è stato
uno dei fotoreporter più originali e intraprendenti degli anni ’30 e ’40. Le
sue foto migliori associano umorismo, audacia e punti di vista
sorprendentemente originali, in particolare se si considerano le foto
giornalistiche e documentaristiche dell’epoca. Prediligeva approcci e soggetti
spudoratamente da tabloid e di basso livello culturale, ma le sue fotografie di
New York negli anni della Depressione devono essere prese in maggiore
considerazione, alla pari del lavoro di altri documentaristi fondamentali degli
anni ’30, quali Dorothea Lange, Robert Capa, Walker Evans e Berenice Abbott”,
dice Wallis di lui.
L’archivio di Weegee è stato donato
all’ICP nel 1993 da Wilma Wilcox, la sua compagna per molti anni.
L’ICP_L’International Center of Photography (ICP) è stato fondato nel 1974 da
Cornell Capa (1918-2008) come Istituzione dedicata alla fotografia che abbia un
ruolo centrale e vitale nella cultura contemporanea nel suo riflettere e
influenzare i cambiamenti sociali. Per mezzo del nostro museo, della scuola e
dei programmi mirati alla comunità, valorizziamo la capacità della fotografia
di aprire nuove opportunità all’espressione personale ed estetica, di
trasformare la cultura di massa e di evolversi continuamente per includere
nuove tecnologie. L’ICP ha presentato più di 500 mostre, portando al pubblico
le opere di oltre 3.000 fotografi e altri artisti con mostre personali e
collettive, e ha fornito migliaia di corsi e workshop che hanno arricchito
decine di migliaia di studenti.
La mostra è stata realizzata
dall’International Center of Photography di New York, grazie al sostegno
dell’ICP Exhibitions Committee, la David Berg Foundation, un donatore anonimo,
e fondi pubblici dal Dipartimento Cultura della città di New York in
associazione con il City Council. I contenuti interattivi sono stati
prodotti da Documentary Arts in collaborazione con Octothorp Studio.
Con la
partecipazione della Provincia di Reggio Emilia, Fondazione Pietro
Manodori, Camera di Commercio di Reggio Emilia
Con il contributo di Landi Renzo spa e CCPL Reggio Emilia; Media
partner Radio LatteMiele e IBS Italcuscinetti.
http://www.palazzomagnani.it/fondazione/
| inviato da bub il 13/5/2013 alle 6:4 | |
12 maggio 2013
perniola
MARIO
PERNIOLA a
Genova, Palazzo Ducale
(Giuliano
Galletta, “il Secolo XIX”)
SARÀ il filosofo Mario Perniola, con una conferenza sul
tema “Arte e Anti-arte”, a inaugurare lunedì al Palazzo
Ducale di Genova (ore 17.45, sala del Minor Consiglio) il ciclo di
sei incontri “La fine dell’immagine. Un percorso tra media,
neuroscienze e filosofia”, organizzato dalla Fondazione Palazzo
Ducale e dal Museo del caos.
Professor
Perniola le immagini ci dominano?
«Lo
stordimento in cui è immersa la società attuale non è un fatto
recentissimo. Già negli anni Sessanta del Novecento, il pensatore
canadese Marshall McLuhan riteneva che una delle conseguenze più
importanti della tecnologia fosse il numbing effect, cioè una specie
di narcosi, di amputazione delle nostre facoltà sensitive e
affettive. Questo processo è andato via via aumentando di intensità
e di estensione fino alla totale immersione e dipendenza da Internet
e dai<i> social network</i> in cui vediamo sprofondate
oggi tante persone di tutte le condizioni socio-economiche».
La
condizione che lei ha definito delle tre A?
«Sì.
A come autismo, addiction (tossicomania), anedonia (incapacità
di provare piacere). Il risultato è l’impossibilità di avere una
vera esperienza sia dell’immagine che del suono».
Esistono
oggi nuove forme di iconoclastia, di “odio” per le immagini?
«L’opposizione
“iconoclastia-iconofilia” appartiene alla storia religiosa,
politica e filosofica dell’Occidente, a cominciare dal sospetto
ebraico nei confronti delle immagini e dalla condanna platonica
dell’arte, considerata come copia di una copia. Non si può
affrontare questa problematica in modo ingenuo, senza conoscere i
momenti fondamentali di questa solenne e canonica questione: dalla
controversia iconoclastica scoppiata a Bisanzio nel VII e nell’
VIII secolo d.C. alle tendenze più radicali della Riforma
protestante nel XVI secolo, dai bogomili all’Islam, da Cromwell a
Rousseau, dall’iconofilia del cristianesimo ortodosso
all’astrattismo artistico. Anche l’ultima manifestazione
dell’avanguardia storica, l’Internazionale Situazionista, si pone
consapevolmente come erede dei cosiddetti “Spregevoli”, cioè
quegli artisti che nel Cinquecento abbandonarono i loro laboratori
per unirsi ai contadini in lotta».
Oggi
tutti fotografiamo di continuo...
«Fotografiamo
di continuo, ma scriviamo anche di continuo e sentiamo musica di
continuo; questo non vuol dire che abbiamo imparato a fotografare, a
scrivere o ad ascoltare. Anzi è il contrario. Ci sono tre parole del
gergo anglosassone della comunicazione che illustrano molto bene
questo processo di abbrutimento generalizzato: edutainment,
cioè trasformazione dei programmi educativi in intrattenimento,
infotainment, cioè scadimento del giornalismo a intrattenimento, e
infine dumbing down, abbrutimento, istupidimento e ammutolimento,
della società nel suo complesso. Quest’ultimo termine caratterizza
la vita quotidiana, i media, la cultura, l’amministrazione, la
scuola, l’università».
E
la politica?
«Per
la quale è stato creato il neologismo dumbocracy, termine che
non ha niente che vedere con Dumbo, il noto cartone animato di Walt
Disney, ma proviene dall’aggettivo dumbo che vuol dire “muto” e
per estensione “stupido”».
Jean
Baudrillard diceva che la foto è il nostro nuovo esorcismo.
«Credo
che volesse dire che la mania di fotografare continuamente ci esonera
dal vedere. Così oltre che muti e sordi, saremmo anche ciechi! In
altre parole, non sono più io che vedo qualcosa, ma è l’estensione
tecnologica della mia facoltà che vede al mio posto. La tecnologia
quindi si oppone a me: io non la riconosco come una mia estensione,
come qualcosa che mi appartiene. Essa è l’idolo che mi
sostituisce. Così abbiamo posto fuori di noi il nostro sistema
nervoso centrale. Nel mio libro “Del sentire” (Einaudi), ho
definito questa situazione col termine di sensologia. Il posto delle
ideologie è stato preso da un universo affettivo, impersonale, nella
quale tutto si dà, per così dire come “già sentito”».
Pensa
che le immagini mantengano un loro “potere”?
«L’inflazione
delle immagini ha tolto loro qualsiasi potere; le ha completamente
svalutate, così come moltissime altre cose. Ma la difesa è la forma
più forte della guerra; nulla è definitivamente perduto. Ci sarà
sempre qualcuno capace di quella contemplazione festiva e festosa che
il grande studioso delle religioni Kark Kerényi attribuiva alla
religione greca e che talora si coglie negli occhi di alcune bambine
nei primissimi anni di vita: lo splendido e magnifico apparire dei
fenomeni».
| inviato da bub il 12/5/2013 alle 5:58 | |
12 maggio 2013
ercolani
Marco
Ercolani
Camera
Fissa
Nuova
Editrice Magenta, 2013
Alla
fine degli anni Settanta, a Genova, un uomo si getta dal quinto piano
di un palazzo, intenzionato a togliersi la vita, e cade sopra un
casuale passante, che muore di colpo. L’ aspirante suicida, pur
ferito, si salva. Questo episodio parados- sale, in cui la morte
volontaria non si rea- lizza solo per un capriccio del caso, mi
suggerisce, tra il 1980 e il 1981, l’idea di Camera fissa: un breve
romanzo noir che sviluppa, tra sogni e fantasie, la com- plicata
strategia di vendetta della vittima che, nella finzione del mio
racconto, sopravvive, odiando il nemico che lo ha paralizzato. Il
titolo del libro vuole alludere sia alla forzata immobilità del
protagonista che al suo mestiere di filmaker.
| inviato da bub il 12/5/2013 alle 5:56 | |
11 maggio 2013
extraterrestri - williamson

Michel
Zirger - Maurizio Martinelli
Extraterrestri:
il contatto è già avvenuto.
Saggio
biografico su George Hunt Williamson
Verdechiaro,
2013
Finalmente
in Italia il primo libro su un personaggio eccezionale e poliedrico:
George Hunt Williamson, misconosciuto ma indiscutibile antesignano
dell'ufologia, del contattismo e della paleoastronautica. A lui e ai
suoi libri "The Saucers Speak, UFOs confidential", "Other
Tongues-Other Flesh", "Road in the Sky", "Secret
Places of the Lion" e "Secret of the Andes" si deve
non poco in campo ufologico. Fino a questo momento, la vita di
Williamson - o GHW, come lo chiamano gli addetti ai lavori - era
avvolta in una fitta nebbia, finalmente diradata grazie all'opera
congiunta di Michel Zirger e Maurizio Martinelli, i massimi esperti
della figura di GHW. Gli studiosi ricostruiscono dettagliatamente i
principali avvenimenti della vita di GHW e ne ripercorrono le
fondamentali tappe, fornendone una lettura esoterica e rendendo
giustizia ai contatti con il mondo extraterrestre cui Williamson ha
assistito, approfondendo al contempo quella parte di storia quasi
sconosciuta ma meritevole di venire alla luce, che chiarisce numerosi
misteri oggi irrisolti e prepara la strada a un modo di pensare "non
terrestre".
| inviato da bub il 11/5/2013 alle 5:56 | |
11 maggio 2013
lukács
György
Lukács
LA
DEMOCRAZIA DELLA
VITA
QUOTIDIANA Manifestolibri,
2013 Scritte nel 1968 e rimaste per molti anni inedite,
queste riflessioni di Lukács sulla questione della democrazia
costituiscono il vero e proprio testamento politico del filosofo, che
si misura in esse con la crisi del "socialismo realizzato"
di stampo sovietico e con le contraddizioni del sistema capitalistico
occidentale, delineando un nuovo concetto di democrazia capace di dar
forma all'intera società. Per Lukács la parola democrazia non
denota solo, come nella cultura politica corrente, un complesso di
istituzioni e di pratiche intese a garantire il potere d'intervento
dei cittadini nelle questioni politiche. Per il pensatore ungherese
democrazia è invece il nome che assume il rapporto attivo del
singolo con l'intera società in cui vive, considerata in tutte le
sue dimensioni. La democrazia è la "concreta forza ordinativa
politica di quella particolare formazione economica sul cui terreno
essa nasce, opera, diviene problematica e scompare".
| inviato da bub il 11/5/2013 alle 5:54 | |
11 maggio 2013
deposito - boccadasse
I
50 ANNI DELLA GALLERIA DEL DEPOSITO 1963-2013
Genova
Boccadasse 11-19 maggio 2013
L’ESPERIENZA
DELLA GALLERIA DEL DEPOSITO - incontro
Sala
della Polisportiva Vignocchi – via Aurora 2 – Genova Boccadasse,
Sabato 11 maggio 2013, ore 16,00
Intervengono:
Germano Beringheli, Eugenio Carmi, Gillo Dorfles, Carlo Fedeli,
Gianluca Martinelli, Paolo Minetti, Sandro Ricaldone. Coordinano:
Caterina Gualco e Giuliano Galletta
I
MULTIPLI DEL DEPOSITO - mostra
Sede
storica del Deposito. Piazza Nettuno 3R – Genova Boccadasse, 11 –
19 maggio 2013 (orari venerdì, sabato, domenica – ore 17,00-22,00)
IL
DEPOSITO: IMMAGINI FOTOGRAFICHE - mostra
Sala
espositiva della Pro Loco di Boccadasse. Via Aurora 8R – Genova
Boccadasse, 11 - 19 maggio 2013 (orari venerdì, sabato, domenica –
ore 17,00-22,00)
| inviato da bub il 11/5/2013 alle 5:52 | |
10 maggio 2013
betty page
Lorenza
Fruci
Betty
Page. La vita segreta della regina
delle pin-up
Giulio
Perrone, 2013
Con
il suo sorriso smagliante, la sua inconfondibile frangetta nera e le
sue pose trasudanti erotismo, Bettie Mae Page, semplicemente Betty
Page per i suoi numerosi fan, è stata la fotomodella più celebre
degli Stati Uniti, simbolo per eccellenza della dorata stagione delle
pin-up. È
il 22 aprile del 1923 quando in una casa di Nashville nasce una
bambina destinata a diventare una star. Un sorriso che s’imporrà
per sempre come simbolo della sensualità e della gioia di vivere la
sessualità, dietro cui si nasconde l’impressionante storia di una
vita vissuta ai margini, la cui oscurità è stata sovrastata
dall’accecante luce del mito. Un’infanzia travagliata e precaria,
fatta di instabilità, abusi e povertà. La voglia di riscatto
cercata nello studio forsennato. L’improvvisa scoperta della
potenza di quella bellezza fuori dal comune, che poteva regalare una
via d’uscita dalla triade “moglie-insegnante-segretaria”. Gli
amori sbagliati, affrettati, i matrimoni naufragati. L’esperienza
dei camera
clubs e
dei girlie
magazine e
quel talento naturale a mettersi in posa. Gli scatti rubati, le
violenze subite, gli eccessi
davanti all’obbiettivo. Playboy,
il successo e gli scandali, le indagini dell’FBI e il ritiro nel
silenzio. La pace cercata nella fede, che si trasforma in fanatismo,
depressione, schizofrenia e violenza. Una vita distrutta da
quell’immagine ormai lontana di pin-up sexy e sorridente, che
contemporaneamente nel mondo sta creando una leggenda. Lorenza Fruci
ci regala la prima biografia italiana raccontandoci la drammatica
esistenza della regina delle modelle, che in poco più di cinque anni
di carriera è riuscita a sconvolgere i costumi di un’epoca, a fare
la fortuna dei fotografi che l’hanno ritratta e a diventare
un’icona di stile, smarrendo se stessa.
Lorenza
Fruci, nata e cresciuta a Roma, è storyteller, giornalista e
scrittrice. Si occupa prevalentemente di cultura, costume,
spettacolo, moda ed eros e si divide tra la stampa e la tv.. Ha
pubblicato, fra l'altro, un libro sul Burlesque (Castelvecchi) e uno
su “Malefemmena”, la canzone di Totò (Donzelli).
| inviato da bub il 10/5/2013 alle 6:13 | |
10 maggio 2013
poggioli
Renato
Poggioli
IL
FLAUTO D'ORZO. Saggi sulla poesia
pastorale e sull'ideale pastorale
Book
editore, 2013
A
cura di Raffaello Bisso, in traduzione italiana col testo a fronte,
questo è il capitolo primo (ed eponimo) del libro postumo di Renato
Poggioli, "The Oaten Flute", già pubblicato come saggio
autonomo in America nel 1957. Renato Poggioli (Firenze, 1907 -
Crescent City, USA, 1963) è stato critico letterario, studioso delle
avanguardie, slavista e comparatista. Ha lavorato in diverse
università dell’Est europeo e nel 1939 si trasferí negli USA,
dove ricoprí incarichi accademici per il resto della sua vita.
| inviato da bub il 10/5/2013 alle 6:12 | |
9 maggio 2013
grande guerra
Per il centenario della Grande Guerra: “Cittadini Ue,
mandate i vostri ricordi”
(Raffaello Masci, “la
Stampa”, 7 maggio 2013) Avete delle testimonianze sulla prima Guerra Mondiale?
Mandatele ad un archivio digitale che intende raccogliere tutte le memorie
private a livello europeo, per poterle condividere e studiare.
L’anno prossimo
inizieranno le celebrazioni del centenario della Grande Guerra 1914-18, la più
grande catastrofe bellica che l’Europa abbia conosciuto dal tempo dei romani in
poi: oltre 700 mila vittime, oltre un milione tra mutilati e feriti, per una mobilitazione
generale che ha visto correre alle armi oltre 5,5 milioni di uomini. Questa
esperienza ha segnato profondamente la memoria collettiva dell’Occidente e ha
generato una quantità di libri, romanzi, film.
Stamattina
Europeana , portale culturale promosso dalla Commissione Europea e dai
Ministeri della Cultura di 21 stati membri, ha presentato una iniziativa di
raccolta di tutte le memorie private legate a questo evento: documenti,
lettere, diari, testimonianze, filmati, ma soprattutto immagini. Dunque, tutte
le persone in possesso di cimeli, lettere, fotografie, diari o materiali di
altro tipo risalenti alla prima guerra mondiale potranno partecipare alla
giornata di raccolta e digitalizzazione presso la Biblioteca Nazionale centrale
di Roma (Viale Castro Pretorio, 105) il 15 maggio dalle 10 alle 18 . Un team di
esperti sarà a disposizione, durante l’intera giornata, per la digitalizzazione
dei materiali e la registrazione dei racconti. Tutto il materiale sarà
restituito il giorno stesso ai proprietari.
Se poi
qualcuno non potesse parte al Collection Day di Roma, in alternativa, può
scattare autonomamente foto digitali dei cimeli o fare la scansione di lettere
e foto, o digitalizzare film e materiale audio, quindi registrarsi sul sito di Europeana
e caricare direttamente il materiale nell’archivio online. L’iniziativa non
riguarda solo l’Italia ma tutti i Paesi del Mondo coinvolti nell’evento
bellico. Una volta che le informazioni saranno esaminate dagli esperti,
verranno rese disponibili a tutti on line.
| inviato da bub il 9/5/2013 alle 10:57 | |
8 maggio 2013
spinoza - nadler

Steven
Nadler
UN
LIBRO FORGIATO ALL'INFERNO. Lo
scandaloso Trattato di Spinoza e la nascita del secolarismo Einaudi,
2013 Il Trattato si proponeva di dimostrare che «in una
libera comunità dovrebbe essere lecito a ognuno pensare quello che
vuole e dire ciò che pensa». Facile capire perché, quando questo
libro comparve per la prima volta nel 1670, in forma anonima, venne
subito condannato dalla Chiesa protestante e da quella cattolica come
empio e blasfemo. Persino Hobbes, che ne condivideva alcuni
argomentazioni, ne prese le distanze. Di questo libro maledetto,
«forgiato all’Inferno dal diavolo in persona», Steven Nadler
racconta la storia: le sue affermazioni e idee radicali, il loro
background all’interno delle tensioni filosofiche, religiose e
politiche del Secolo d’Oro olandese e infine le reazioni
incendiarie che suscitò. Nessuno sa, come Nadler, ricostruire la
storia delle idee, collocandole come fossero personaggi in un
contesto tangibile, fatto di persone e luoghi, e rendendole
«visibili» e comprensibili a tutti.
| inviato da bub il 8/5/2013 alle 5:54 | |
8 maggio 2013
peter russell - fondazione de ferrari
“A
Happy Metaphore”
Un
incontro per ricordare Peter Russell a 10 anni della morte
Genova,
Fondazione De Ferrari, 9 maggio 2013 ore 17.00
(CS)
Si parlerà di Peter Russell scrittore, personaggio incomodo,
irriducibile, straordinaria voce poetica e polemica, amico
indimenticabile.
Un
incontro “tra amici”, che se in qualche modo partecipa dello
spirito antiaccademico e antiistituzionale di Peter Russell, cerca di
coinvolgere vivaci realtà editoriali, critiche e istituzionali che
hanno tenuto viva la memoria e l'opera dell'Autore, per provare a
rievocare e mettere in gioco l complessità del pensiero e della
pratica letteraria russelliana.
Nel
corso dell'incontro saranno ricordate la vita e l'opera dell'Autore e
presentata l'Associazione Russell che cura il vasto archivio di
libri, riviste e memorie lasciato dal poeta.
Saranno
presenti il professor Anthony L. Johnson dell'Università di Pisa -
autore di lavori critici sull'opera russelliana - e Leonello Rabatti
- amico di Russell e presidente dell'Associazione.
Sarà
brevemente presentato il libro “This is not my Hour - Studio e
traduzione dei 'Sonnets'” (Edizioni del Foglio clandestino, 2010),
Sarà presente G. Gavioli del Foglio Clandestino
Sarà
presentato il libro “Peter Russell LIBRO + DVD“ della Nexmedia
La
discussione sarà retta da Carlo Romano e Raffaello Bisso, traduttore
di Russell
Concerto–reading
con I. Serventi che suonerà brani di sua composizione ispirati ai
Sonnets, e lettura di testi scelti tra quelli della raccolta.
Peter
Russell nasce a Bristol il 16 settembre 1921 e muore nell’ospedale
di San Giovanni Valdarno il 22 gennaio 2003.
Erede
della tradizione simbolista e modernista che ha avuto in Yeats, Eliot
e Pound i massimi esponenti, fu inserito fra i candidati al Nobel.
Assai
ricche le vicende umane e letterarie.
Russell
ha vissuto a Berlino intervallando il successivo periodo italiano con
lunghe permanenze in Canada, Stati Uniti e Iran.
L’Italia
è stato il suo paese prediletto e, dopo il soggiorno veneziano, è
vissuto a Pian di Scò (Arezzo).
Era
stato da tempo dimenticato dalla società letteraria accademica,
dalla quale del resto si era volontariamente allontanato.
iSi
ringraziano: Fondazione de Ferrari | Associazione Russell | Nexmedia
| Edizioni del Foglio Clandestino
Ingresso
libero
fondazione
de ferrari, Piazza Dante 9/17-18 | tel.: 010587682 |
fondazione@deferrari.it | http://www.deferrari.it
| inviato da bub il 8/5/2013 alle 5:53 | |
8 maggio 2013
tatuaggio
R.
Klanten – F.E. Schulze
Forever.
Il
nuovo
tatuaggio
Rizzoli,
2013
I
tatuaggi sono diventati un fenomeno di massa in tutta Europa. Il
popolo dei tatuati cresce di giorno in giorno coinvolgendo uomini e
donne, giovanissimi e meno giovani, senza distinzione di classe, e il
tatuaggio diventa un decoro sempre più sofisticato. Non solo, le
contaminazioni con il mondo dell'arte e della moda hanno
rivoluzionato la pratica del tatuaggio, dando vita a un'eccitante
ondata underground. La cultura del tatuaggio è variegata, irrequieta
e controversa, basti pensare che artisti di fama come Scott Campbell
e Usugrow hanno cominciato come tatuatori. Questo libro è un
reportage illustrato degli atelier più all'avanguardia del pianeta,
che ci presenta le tendenze del prossimo decennio.
| inviato da bub il 8/5/2013 alle 5:50 | |
7 maggio 2013
terra viva - santamaria - liberodiscrivere
TERRA
VIVA
Genova,
Ordine
degli Architetti, ore
18,00 Presentazione
del libro TERRA
VIVA. Architettura per evolvere, Cibo per vivere, Alberi per curare
di Graziana Santamaria (Liberodiscrivere® edizioni)
Alla
presenza dell’autrice interverranno: arch. Ibleto
Fieschi Vice
Presidente Ordine Architetti Provincia di Genova; dott.ssa Fulvia
Pedani Medico
Azienda Ospedaliera Città della Salute e della Scienza di Torino
Presidio Molinette, Presidente ANDOS Torino;
arch. Raffaella
Patrone, Presidente
della sezione INBAR Istituto Nazionale di Bioarchitettura di
Genova; arch. Antonello
Cassan editore
di Liberodiscrivere.
| inviato da bub il 7/5/2013 alle 7:58 | |
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