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Diario
30 gennaio 2012
schlachtpunk - darmstadt
SCHLACHTPUNK. Painting of the Eighties Darmstadt, Kunsthalle Darmstadt, 29/1/2012 - 29/4/2012 For many young artists, German painting around 1980 was strongly influenced by the Punk movement emanating especially from London and New York. Many painters felt a direct tie to the music scene, organizing concerts or playing in short-lived bands. Punk rock was typified by provocation, destructive pleasure, and a questioning of established social values. The punk scene furthermore soon developed into a trendsetter in terms of fashion, design and accessories. The punk "style" left its mark on urban street art and photography, on the outer habitus as well as the shaping of the younger generation's political and social beliefs. This cultural revolt's "style" also had a direct affect on the visual arts, particularly painting. It manifested itself in an art scene that in the late 1970s was attempting to distance itself from a concept and object art that was regarded as austere and theoretically vapid. The exhibition documents the fight over traditional formal and iconographic patterns, their reassessment, the partly aggressive anarchistic pleasure in breaching taboos as well as narrative unpredictability. Works will be presented from the "Sammlung Tiefe Blicke" that has been on permanent loan to the Hessisches Landesmuseum Darmstadt since 1984. Large format paintings by the ironists Peter Angermann, Blalla W. Hallmann, Milan Kunc, Jiri Georg Dokoupil, and Walter Dahn are contrasted with the "wild," neoexpressionist explosions of color by such artists as Helmut Middendorf, Elvira Bach, Albert Oehlen, Volker Tannert, and Bernd Zimmer. At the core of the exhibition are 19 paintings by Martin Kippenberger. The genre of painting is supplemented by sculptures by Felix Droese, Meuser, Harald Klingelhöller and the anarchistic "Endart" group from Berlin. The accompanying program for this exhibition encompasses a wide-ranging series of educational events such as guided tours, workshops and lectures. Highpoints are a reading by the writer and musician Thomas Meinecke ("FSK") on March 15, 2012 presented in cooperation with the Centralstation Darmstadt and the Literaturhaus Darmstadt as well as a concert with the band "Fehlfarben" on April 27, 2012 in the Centralstation. This Exhibition is a cooperative project between the Hessisches Landesmuseum Darmstadt and the Kunsthalle Darmstadt A catalog is published on the occasion of the exhibition.
| inviato da bub il 30/1/2012 alle 8:36 | |
30 gennaio 2012
anarchia - diemoz
Erika Diemoz
A morte il tiranno. Anarchia e violenza da Crispi a Mussolini Einaudi, 2011 «Ho attentato al capo dello Stato perché egli è responsabile ai miei occhi di tutte le vittime pallide e sanguinanti del sistema che egli rappresenta e fa difendere».Queste le parole pronunciate dall'anarchico Gaetano Bresci nella Monza del 1900, pochi istanti dopo avere sparato contro il re Umberto I, uccidendolo. Anziché essere ricostruito come episodio a sé stante, il regicidio che tragicamente inaugurò il Novecento italiano viene qui collocato entro una cornice storica di lungo periodo. Ponendo in relazione la sanguinosa attività delle conventicole anarchiche con la difficile crescita delle istituzioni liberali, il libro si interroga su come e su quanto gli attentati del tardo Ottocento e del primo Novecento abbiano contribuito ad alimentare una cultura dell'illegalità già diffusa, in Italia, per altre ragioni o per altre vie. pecularmente, il libro si interroga su come e su quanto la risposta degli apparati istituzionali, delle classi dirigenti, dell'opinione pubblica, abbia contribuito a plasmare la storia di un Paese periodicamente tentato - dall'età di Crispi all'età di Mussolini - di acquisire il consenso attraverso soluzioni carismatiche, e di stroncare il dissenso attraverso soluzioni autoritarie. Tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento gli anarchici italiani rappresentarono una minaccia terroristica globale. Sia per l'importanza politica dei loro bersagli (miravano ai primi ministri come alle teste coronate), sia per la risonanza sociale della loro propaganda (si battevano per il trionfo di una giustizia proletaria), furono le bestie nere delle polizie di tutto il mondo. Dentro i confini della penisola italiana, la violenza anarchica prese di mira - una dopo l'altra, e con alterno successo - le massime incarnazioni di un potere riconosciuto come carismatico, eppure denunciato come tirannico: il premier Francesco Crispi, il re Umberto di Savoia, il duce Benito Mussolini.Ma chi erano i cattivi della favola, e chi i buoni? Quali le forze del progresso, e quali della reazione? Muovendo dall'Italia liberale per approdare all'Italia fascista, il libro di Erika Diemoz ritrova i fili nascosti che mantennero unita questa trama storica di anarchia e di violenza. Erika Diemoz (Aosta 1979) ha conseguito il dottorato in Storia contemporanea all'Università di Genova.
| inviato da bub il 30/1/2012 alle 8:34 | |
29 gennaio 2012
wildt

Adolfo
Wildt
al Museo San Domenico
di Forlì (…,
“il
Resto del Carlino”,
26
gennaio 2012) Un
genio dimenticato del Novecento italiano torna alla ribalta. E’
Adolfo
Wildt,
l’artista nato a Milano nel 1868 e morto nel 1931, al quale Forli’
dedica, nel museo San Domenico,
da sabato 28 gennaio al
17 giugno per
iniziativa della Fondazione Cassa dei Risparmi e del Comune della
citta’ la
mostra ‘Wildt. L’anima e le forme da Michelangelo a Klimt’.
Una iniziativa che si presenta come una scommessa: rendere popolare
un artista, tra
i piu’ sofisticati e colti del nostro Novecento.
La mostra e’ a cura di Fernando Mazzocca e Paola Mola affiancati da
un comitato scientifico presieduto da Antonio Paolucci. Questa
esposizione rappresenta il primo tempo del ‘Progetto
Novecento. Percorsi - Eventi - Interpretazioni’ che
si sviluppera’ nel 2013 con la grande mostra ‘Dux’, dedicata ad
una ricognizione sull’’arte italiana negli anni del consenso’. Nel
percorso al San Domenico, allestito
dal parigino Wilmotte et Associe’s e dallo Studio Lucchi e Biserni,
l’arte di Wildt sara’ messa a confronto con i capolavori di
maestri del passato che per lui furono sicure fonti di ispirazione.
Da Fidia a Cosme’ Tura, Antonello da Messina, Durer, Pisanello,
Bramante, Michelangelo, Bramantino, Bronzino, Bambagia, Bernini,
Canova, e con i moderni con cui si e’ originalmente confrontato:
Previati, Mazzocutelli, Rodin, Klimt, De Chirico, Morandi, Casorati,
Fontana, Melotti. Ma anche con artisti come Klimt che a lui si
ispirarono. Estraneo
al mondo delle avanguardie e anticonformista, capace di fondere nella
sua arte classico e anticlassico, Wildt e’ un caso unico in questo
suo essere in ogni istante tutto e senza luogo. La sua
incredibile eccellenza tecnica e
lo straordinario
eclettismo furono
attaccati sia dai conservatori, che non lo vedevano allineato per i
contenuti, ancora pervasi dal Simbolismo, e per le scelte formali
caratterizzate da richiami gotici ed espressionisti estranei alla
tradizione mediterranea e all’arte di regime, sia dai sostenitori
del moderno che mettevano in discussione la sua fedelta’ alla
figura, la
vocazione monumentale, il continuo dialogo con i grandi scultori e
pittori del passato, e
la predilezione della scultura come esaltazione della tecnica e del
materiale tradizionalmente privilegiato, il
marmo, che lui sapeva rendere con effetti sorprendenti sino alla piu’
elevata purificazione dell’immagine. Partendo
dal nucleo di opere conservate a Forli’, dovute al mecenatismo
della famiglia Paulucci di Calboli, protagonista della storia della
citta’ e della storia nazionale, e grazie alla disponibilita’
dell’Archivio Scheiwiller (il grande editore milanese che per via
familiare ha ereditato molte opere e materiali di Wildt), e’ oggi
possibile radunare una serie
di straordinari capolavori di Wildt e ricostruire il percorso piu’
completo della sua produzione sia scultorea sia grafica. I
temi privilegiati da Wildt, come quelli del mito e della maschera,
gli consentirono di dialogare anche con la musica (Wagner) e la
letteratura contemporanea, da D’Annunzio (che fu suo collezionista)
a Pirandello e Bontempelli; cosi’, da ritrattista eccezionale quale
era, con i magnifici busti colossali di Mussolini, Vittorio Emanuele
III, Pio XI, Margherita Sarfatti, Toscanini e di tanti eroi di quegli
anni, egli ha saputo creare un Olimpo di inquietanti idoli moderni. Wildt
vuole condurre i gesti, i volti,
le figure umane a una nudita’ essenziale,
coglierne l’anima consentendo al pensiero di giungere a un’armonia
maturata e composta tra la linea e la forma. Nell’ambito del
Progetto Novecento, va segnalato che alla mostra sono collegate altre
esposizioni sul territorio: a Faenza, al MIC - Museo Internazionale
delle Ceramiche, ‘La ceramica nell’eta’ di Wildt’, a Cervia,
ai Magazzini del Sale, ‘Giuseppe Palanti. La pittura,
l’urbanistica. La pubblicita’ da Milano a Milano Marittima’, e
a Predappio, nella Casa Natale di Mussolini, due mostre in
successione: ‘Archivio del Novecento. Marisa Mori, donna e artista
del ‘900, il talento e il coraggio’ e ‘Renato Bertelli, la
parentesi futurista’.
| inviato da bub il 29/1/2012 alle 8:4 | |
29 gennaio 2012
indian north america - catholic
Tracy
Neal Leavelle
The
Catholic Calumet. Colonial
Conversions in French and Indian North America
Un.
of Pennsylvania Press, 2011 In
1730 a delegation of Illinois Indians arrived in the French colonial
capital of New Orleans. An Illinois leader presented two ceremonial
pipes, or calumets, to the governor. One calumet represented the
diplomatic alliance between the two men and the other symbolized
their shared attachment to Catholicism. The priest who documented
this exchange also reported with excitement how the Illinois recited
prayers and sang hymns in their Native language, a display that
astonished the residents of New Orleans. The "Catholic"
calumet and the Native-language prayers and hymns were the product of
long encounters between the Illinois and Jesuit missionaries, men who
were themselves transformed by these sometimes intense spiritual
experiences. The conversions of people, communities, and cultural
practices that led to this dramatic episode all occurred in a rapidly
evolving and always contested colonial context. In The Catholic
Calumet, historian Tracy Neal Leavelle examines interactions
between Jesuits and Algonquian-speaking peoples of the upper Great
Lakes and Illinois country, including the Illinois and Ottawas, in
the seventeenth and eighteenth centuries. Leavelle abandons singular
definitions of conversion that depend on the idealized elevation of
colonial subjects from "savages" to "Christians"
for more dynamic concepts that explain the changes that all
participants experienced. A series of thematic chapters on topics
such as myth and historical memory, understandings of human nature,
the creation of colonial landscapes, translation of religious texts
into Native languages, and the influence of gender and generational
differences demonstrates that these encounters resulted in the
emergence of complicated and unstable cross-cultural religious
practices that opened new spaces for cultural creativity and mutual
adaptation.
| inviato da bub il 29/1/2012 alle 8:2 | |
29 gennaio 2012
estleman - valentino
Loren
D. Estleman
Hollywood
Detective
Gargoyle,
2011 Valentino,
archivista cinematografico presso l’università della California, è
in procinto di rilevare “l’Oracle”, una vecchia sala degli anni
Venti. Durante la visita all’immobile, s’imbatte in quella che
sembra essere l’unica copia sopravvissuta della versione integrale
di Rapacità di Erich von Stroheim, uno dei più celebri “film
perduti” della storia di Hollywood. Valentino fiuta l’affare, ma
le cose si complicano con il ritrovamento di uno scheletro
all’interno dello stabile che rende inevitabile l’intervento
della Polizia. C’è il pericolo che le vecchie bobine vengano
sequestrate e usate come prova compromettendone l’integrità.
Atterrito dall’eventualità, Valentino ottiene una proroga di tre
giorni che dovrebbero servire per copiarle, tempo assolutamente
insufficiente per l’immane lavoro. Stando così le cose, decide che
l’unica cosa da fare è indagare per conto suo sul delitto e di
trovare l’assassino entro il tempo fissato…Pubblicato nel 2008,
Frames è il primo romanzo di Estleman con protagonista l’archivista
Valentino – investigatore dilettante apparso già in dieci racconti
pubblicati dall’“Ellery Queen Mystery Magazine”. Arricchito da
affascinanti dettagli riguardanti il Cinema muto e da informazioni
tecniche sulla conservazione delle vecchie pellicole come quella dei
cinque stadi della decomposizione del nitrato d’argento utilizzato
per impressionare la pellicola, Hollywood Detective è uno
scoppiettante giallo, delizia per i cinefili da un lato e per gli
amanti del mystery dall’altro.
| inviato da bub il 29/1/2012 alle 7:58 | |
28 gennaio 2012
pinter
Tradimenti di Harold Pinter Genova, Teatro Duse, fino al 29 gennaio 2012 (Massimo Bacigalupo) Uno spettacolo da non mancare, che rivela un Pinter geniale erede di Oscar Wilde e del teatro boulevardier versione inglese (Noel Coward), ma naturalmente anche di Beckett. “Tradimenti” e’ un gioco che risolve magistralmente problemi che si poneva gia’ Shakespeare. Come far fare in scena una dichiarazione d’amore plausibile? Ci sono anche dei siparietti efficaci e la recitazione e le scene (poca musica per fortuna) sono assolutamente all’altezza di questo testo frizzante la cui profondità si sente senza vederla. Si parla molto di Venezia, Torcello, Yeats e gli sciagurati italiani (prendendo implicitamente in giro gli inglesi). Regia di Andrea Renzi
Con Nicoletta Braschi, Enrico Iannello, Tony Laudadio, Nicola Marchitiello
Teatro Stabile di Torino OTC Catanzaro
| inviato da bub il 28/1/2012 alle 8:22 |
28 gennaio 2012
buzzati
I MIRACOLI DI VAL MOREL DI DINO BUZZATI Genova, laFeltrinelli, sabato 28/01 ore 18 Nel quarantesimo anniversario della morte, Arnoldo Mondadori e Librerie Feltrinelli ricordano Dino Buzzati, con una serie di incontri. L’occasione è il ritorno per gli Oscar Mondadori di I miracoli di Val Morel, un libro misterioso, mai più ristampato dopo la prima, piccola, tiratura del 1971 e per l’occasione riproposto negli oscar Mondadori. Gli ingenui ex-voto dipinti e raccontati da Buzzati si rivelano incubi degni di Magritte e del Max Ernst più perfido. A Genova ne parla Francesco De Nicola. Letture di Pietro Fabbri, Teatro della Tosse.
| inviato da bub il 28/1/2012 alle 7:58 | |
28 gennaio 2012
ballad - american identity
Scott Spencer The Ballad Collectors of North America: How Gathering Folksongs Transformed Academic Thought and American Identity Scarecrow Press, 2012 Both biographical and topical, The Ballad Collectors of North America chronicles those individuals most influential in the gathering of North American folksongs and investigates the two leading schools of thought regarding the collection process, the leading proponents of those schools, and the projects shaped by them. Contributors also reflect on the role of technologyespecially the phonographin the collection efforts and the impact of that technology. Ballad Collectors considers the larger role of ballads in the development of American identity, from the national appreciation of cowboy songs in popular culture to the use of Appalachian song forms in radio broadcasts to the role of dustbowl ballads in the urban folk revival.
| inviato da bub il 28/1/2012 alle 7:56 | |
28 gennaio 2012
genova - porto - viaggiatori
Andrea Verdiani (a cura di) LE STAZIONI MARITTIME DI GENOVA. Viaggi e passaggi Sagep, 2011 La stazione marittima di Ponte dei Mille, inaugurata nell'ottobre del 1930, e quella di Ponte Andrea Doria, realizzata alcuni anni dopo per meglio supportare l'intenso traffico navale, videro passare gli emigranti diretti verso La Merica, i passeggeri dei più famosi transatlantici della storia della marineria italiana, e anche molti personaggi del mondo della politica, della cultura e dello spettacolo: per fare solo alcuni nomi, Harry Truman, Orson Welles, Igor Stravinsky, Winston Churchill, Ernest Hemingway, Elia Kazan. Il volume - con l'ausilio di oltre 200 immagini storiche ed attuali e di testi accurati - racconta una storia di Genova "vista" attraverso una lente di ingrandimento particolare, partendo dal XIX secolo e articolandosi per tutto il '900. "Storie" al plurale, per meglio dire, di emigranti che lasciavano la loro terra per cercare esistenze migliori, di borghesi diventati ricchi e aristocratici che partivano alla scoperta di terre lontane, di lussuosi transatlantici che il mondo ci invidiava, di una parte della Superba che cambiava in un breve volger d'anni il suo volto architettonico e urbanistico. (Testi di Silvia Barisione, Danilo Cabona, Fabio Capocaccia, Matteo Fochessati, Edoardo Monzani, Enrico Pinna, Andrea Verdiani)
| inviato da bub il 28/1/2012 alle 7:52 | |
27 gennaio 2012
cordero - berlusconi
Franco Cordero L'opera italiana da due soldi. Regnava Berlusconi Bollati Boringhieri, 2012 "La commedia italiana spesso disgusta ma non annoia mai". Non è un caso che Franco Cordero ricorra alla metafora teatrale per qualificare una storia durata diciassette anni e nove mesi. Molti, per un successo in cartellone. Forse non sarebbero stati così tanti se il mediocre brogliaccio rappresentato, a metà tra epica grottesca e opera buffa, non avesse attinto a piene mani a un repertorio italiano sempreverde: ordinario malaffare, quarto e quinto potere infeudati, millanteria priapesca da strapaese, compiacenza di famigli promiscui, servitù volontaria di politici al soldo, giustizia acconciata su misura, parodia dello spirito pubblico. Più antico, sotto un certo profilo, della figura che lo incarna, il berlusconismo va compreso attraverso le sue maschere precedenti, ma lo è pienamente solo grazie allo sguardo penetrante che non si lascia trarre in inganno dai plateali colpi di scena, dal tramestio delle comparse, dai fondali di cartapesta. Troppo stanchi o esasperati, dubitiamo di essere capaci di una simile acutezza di visione. A Cordero invece riesce naturale. Andare con lui a teatro - all'eterno teatro di casa nostra è un'emozione della conoscenza, una delle poche che ci riserva la tragicommedia della quale credevamo di sapere quasi tutto.
| inviato da bub il 27/1/2012 alle 8:6 | |
27 gennaio 2012
hoover
Curt Gentry J. Edgard Hoover. La vita e i segreti del primo capo dell'FBI OscarStoria Mondadori, 2012 Per quasi cinquant'anni J. Edgar Hoover detenne negli Stati Uniti un potere pressoché illimitato, condizionando tutti i presidenti, da Roosvelt a Nixon. Si ergeva a campione della legalità e si proclamava strenuo difensore della giustizia, ma fece spesso uso di mezzi illegali per liquidare chiunque intendesse opporglisi. Ipocondriaco divenuto eroe nazionale, scapolo ossessionato dalle maldicenze sulle sue abitudini sessuali, con i suoi famigerati schedari Hoover cambiò letteralmente il corso della storia americana e mondiale. Appoggiò il maccartismo, ricattò i fratelli Kennedy, influenzò la corte suprema, ostacolò il movimento dei diritti civili... Come ci riuscì? Aveva connessioni con la malavita? Perché furono seriamente compromesse le indagini sui delitti Kennedy e Martin Luther King? A tutte queste domande risponde la biografia di Curt Gentry, con un approfondito lavoro di ricerca, una consistente mole documentaria e basandosi su testimonianze dirette.
| inviato da bub il 27/1/2012 alle 8:3 | |
26 gennaio 2012
usa - anni sessanta - cartosio

Bruno
Cartosio I
lunghi anni sessanta.
Movimenti sociali e cultura
politica negli Stati Uniti Feltrinelli,
2012 Nel
2009 Barack Obama è diventato il primo presidente
afroamericano degli Stati Uniti. La sua elezione ha segnato una
svolta epocale nella storia americana, le cui radici si possono
rintracciare nelle lotte e rivendicazioni dei movimenti sociali che
negli anni sessanta hanno combattuto contro la segregazione razziale
e per i diritti civili. Questa era solo una delle battaglie di verità
dell'epoca. Lotte di liberazione contro condizioni sociali, culturali
e politiche oppressive furono anche quella contro la guerra in
Vietnam e contro la discriminazione sessuale. Quel passato in cui ci
si divideva su questioni di razza, sesso e guerra torna ora di
attualità e la "memoria divisa" di quegli anni,
quando si contrapposero culture e visioni del mondo differenti, è
materia di nuova riflessione. Nei "lunghi" anni sessanta,
che iniziano già nelle lotte antisegregazioniste dei neri del
Sud negli anni cinquanta e si protraggono nei settanta con il
movimento di massa delle donne, si assisté a uno straordinario
mutamento culturale e dei costumi. La trasformazione non si può
ridurre alla sola controcultura, che ebbe il suo apice a Woodstock
nel 1969, e non riguardò soltanto i giovani, coinvolse invece
l'intera società. Sul senso di quegli anni, sui quali la
storiografia si era a sua volta divisa nel giudicare le
responsabilità del potere e i suoi contestatori, si interroga
oggi Bruno Cartosio, ripercorrendone miti e realtà, cultura e
politica, la fondamentale spinta liberatoria.
| inviato da bub il 26/1/2012 alle 8:50 | |
26 gennaio 2012
firenze - clubbing
FELICI
& MALEDETTI
Genova,
Books in, 27 Gennaio alle ore 18 ALLE ORE 18 PRESENTAZIONE
DEL LIBRO DI BRUNO
CASINI FELICI
& MALEDETTI “Che fine ha fatto Baby Jane?". Moda e
clubbing Anni Ottanta a Firenze Con
la partecipazione di Antonio Vivaldi Bruno
Casini - protagonista della cultura underground fin dai Settanta -
racconta in questo libro la storia della queer factory che per
quattro anni, dal 1985, catalizzò la scena giovanile a Firenze
e in Italia. Si chiamava "Che fine ha fatto Baby Jane?":
erano giovani, partecipavano a Pitti Trend e a molte altre
manifestazioni in tutta Europa. Le loro collezioni erano esplosive:
un mix di glamour, fantascienza e popular fashion. Editavano una
fanzine - La Voce del Boper - ch'era il trionfo del gossip più
raffinato. Organizzavano party nei club, feste "apocalittiche"
ispirate alla moda londinese, al mitico Taboo - il club per
eccellenza, a Soho - o al grande Leight Bowery, l’artista
australiano che dalla capitale britannica influenzò tutta
l'avanguardia di quegli anni. Il libro raccoglie le voci di tutti i
componenti della factory. E racconta di quel tempo in Italia, tra gay
culture, trend generation, stilisti off, riviste, appuntamenti e
concerti Lgbt. Una radiografia attenta e curiosa di un'epoca, con
riferimenti alle letture, alla musica, alle rassegne, al nomadismo
notturno e ai viaggi che spalancarono per tutti nuovi e inattesi
orizzonti. Il libro contiene anche un'intervista di Paolo Russo a
Vivienne Westwood, realizzata in occasione di una delle sue numerose
apparizioni di allora sulle passerelle fiorentine.
| inviato da bub il 26/1/2012 alle 8:48 | |
26 gennaio 2012
stati uniti - anti-accentramento
Luigi
Marco Bassani ( a cura di) GLI
ANTIFEDERALISTI. I
nemici della centralizzazione in America (1787-1788)
IBL,
2011 La
Costituzione degli Stati Uniti d’America, redatta a Filadelfia
nell’estate del 1787, viene comunemente considerata il prodotto più
alto della scienza giuridica occidentale. Longeva, efficiente,
relativamente democratica, le sue virtù sono per lo più
magnificate da politici, studiosi e opinione pubblica ben informata.
Ciò che molti ammiratori, tuttavia, ignorano è che
quella stessa Costituzione venne ratificata solo dopo una lotta senza
esclusione di colpi tra coloro che avevano contribuito a scriverla e
coloro che, ispirandosi ai principi della Rivoluzione del 1776, la
consideravano incapace di difendere le libertà conquistate a
caro prezzo dagli americani. Questa antologia presenta per la prima
volta al pubblico italiano una selezione dei principali scritti degli
avversari della Costituzione. I quali, a dispetto dell’etichetta di
“Antifederalisti” che venne loro affibbiata dai rivali, si
battevano contro l’accentramento politico, burocratico ed economico
che il documento, a loro avviso “federale” solo di facciata,
avrebbe comportato. Una folta schiera di grandi pensatori dimenticati
– da Richard Henry Lee a Patrick Henry e George Mason – trattano
con grande lungimiranza temi sempre presenti, ieri come oggi, nel
dibattito pubblico: la natura della democrazia, l’ingerenza
indebita dei pubblici poteri nel processo economico, il pericolo
rappresentato dalla centralizzazione. La fiducia nell’esperimento
americano di autogoverno si sostanziava per gli Antifederalisti nel
prospettare ai loro compatrioti un sistema politico non
centralizzato, con un massimo di cooperazione volontaria tra gli
individui e un minimo di coercizione.
| inviato da bub il 26/1/2012 alle 8:45 | |
25 gennaio 2012
quidde
Ludwig Quidde
Caligola Chersilibri, 2012 Il libello contro Guglielmo II e contro i tiranni di ogni tempo che costò all'autore (premio Nobel per la pace nel 1927) la condanna per lesa maestà.
| inviato da bub il 25/1/2012 alle 7:56 | |
25 gennaio 2012
latouche
Serge Latouche Per un'abbondanza frugale. Malintesi e controversie sulla decrescita Bollati Boringhieri, 2012 Che cos'è mai l'abbondanza frugale, oltre a un ossimoro che lega provocatoriamente due opposti, a un'ennesima parola d'ordine suggestiva e impraticabile? Se qualcuno replicasse così alla prospettiva di una convivenza capace di sobrietà non punitiva, verrebbe preso sul serio da Serge Latouche, e contraddetto con ottime ragioni. Agli argomenti di chi dissente da lui e dagli altri, sempre più numerosi, "obiettori'di crescita", il maggior teorico della decrescita dedica questo libro, ormai necessario dopo anni di malintesi, resistenze, travisamenti strumentali, accese controversie. Gli sviluppisti incrollabili, o gli scettici poco inclini a dar credito alle logiche antieconomiche, troveranno qui il repertorio delle loro tesi e delle loro perplessità, smontate una a una. Sarà difficile continuare a sostenere con qualche fondatezza che la decrescita è retrograda, utopica, tecnofoba, patriarcale, pauperista. La crisi devastante che stiamo vivendo la indica invece come l'uscita laterale dalla falsa alternativa tra austerità e rilancio scriteriato dei consumi.
| inviato da bub il 25/1/2012 alle 7:54 | |
24 gennaio 2012
privato
Bill Bryson Breve storia della vita privata Guanda, 2011 Viaggiare senza muoversi dalla poltrona di casa. Breve storia della vita privata di Bill Bryson è un vero e proprio studio, attraverso la lente d’ingrandimento, di tutti i complementi di arredo della sua abitazione. Cosa ci sarà di divertente – potrebbe chiedersi un lettore poco attento- ? Tutto. Perché l’autore, dalla sua casa vittoriana sperduta in un villaggio del Norfolk ci riconduce alle piccole cose importanti della vita, a quei dettagli quotidiani e sottovalutati, raccontati e descritti con ironia e spirito acuto. Ogni oggetto, ogni mobile, ogni stanza racconta uno storia e un cambiamento sociale e temporale riconducendoci a quei stravolgimenti epocali che in una casa sono incredibilmente più visibili che in una strada. Bryson ci spiega così come negli ultimi centocinquanta anni sia cambiato il rapporto con le nostre abitazioni, con il modo di vivere il sonno, l’igiene, lo svago o il momento conviviale dei pasti. Con questo libro, cucine, bagni, camere da letto e ripostigli non verranno più visti con l’occhio di prima, assurgendo a nuove e più alte verità. Con ilarità l’autore ci spiega come la nostra vita sia in qualche modo ricongiungibile alla decisione di costruire la Torre Eiffel o come perfino Einstein passasse più tempo ad osservare il tavolo della cucina che a preparare impegnative e sconvolgenti tesi matematiche. La vita di ogni essere umano, è incredibile, è per lo più passata dentro una vasca da bagno, nel letto di casa o attorno al fuoco casalingo. Tutte cose ordinarie, stravolte in modo divertente e intelligente dall’autore, che per primo si affaccia al mondo della vita quotidiana con sguardo stupito e lo trasmette nelle pagine. In Breve storia della vita privata ogni oggetto è coperto da cumuli di storia, infatti ogni cosa che succede nel mondo, e che il tempo trasforma, prima o poi finisce a casa nostra, tra i libri alle pareti e i piatti della cucina. Guardandoci intorno capiremo come è cambiata l’umanità nel modo di dormire, di educare i figli, di passare il proprio tempo libero e per farlo non servirà fare il giro del mondo, basterà svegliarsi la mattina e al di là delle coperte, osservare la propria casa.
| inviato da bub il 24/1/2012 alle 7:59 | |
24 gennaio 2012
ligeti
Rachel Beckles Wilson Ligeti, Kurt G, and Hungarian Music During the Cold War Cambridge Un. Press, 2012 Drawing on key elements from musical thought in inter-war Hungary, this book provides a unique perspective on the nation's musical heritage both inside and outside Hungary's borders during the Cold War. Although Ligeti became part of the Western avant-garde after he left Hungary in 1956, archival sources illuminate his ongoing contact with Hungarian musicians, and their shifting perspective on his work. Kurtág's music was more obviously involved with Hungarian traditions, was entangled with the Soviet occupation, and was a contributing part of the city's diverse musical culture. However, from the mid-1960s onwards, critics identified his music as an artistic and moral 'truth' distinct from the broader musical life of Budapest: it was an idealized symbol of life beyond the everyday in Hungary. Grounding her interpretations of works in these complex political circumstances, Beckles Willson is nonetheless sympathetic to arguments by Ligeti, Kurtág and Budapest music critics that their music might have a life beyond nationalist and Cold War ideology.
| inviato da bub il 24/1/2012 alle 7:57 | |
24 gennaio 2012
libro - cristianesimo
Anthony Grafton – Megan Williams COME IL CRISTIANESIMO HA CAMBIATO IL LIBRO Carocci, 2011 Durante i primi tre secoli dell'era cristiana, sulla spinta delle nuove esigenze di studio e di esegesi dei testi biblici e patristici, si assistette a un graduale passaggio dal rotolo papiraceo al codice e, di conseguenza, alla definizione di quella che sarà la forma del libro. Una forma destinata a rimanere sostanzialmente invariata fino ai nostri giorni, anche dopo l'avvento verso la metà del Quattrocento della stampa a caratteri mobili. Questa trasformazione fu opera in particolare di due eruditi cristiani, Origene e il suo allievo Eusebio, attivi nella provincia romana di Cesarea, in Palestina. Pur rielaborando alcuni modelli già esistenti, i due studiosi misero a punto infatti un "nuovo" tipo di supporto (il codice) e di disposizione grafica del testo (per colonne parallele) che rendeva più agevole tutta una serie di pratiche di lettura e di studio fino a quel momento impossibili sul vecchio rotolo; o almeno assai più faticose. Ripercorrendo questo momento decisivo nella storia del libro e della trasmissione della cultura, con il gusto della narrazione e dell'aneddoto propri della migliore tradizione storiografica anglosassone, Anthony Grafton e Megan Williams ci guidano alla scoperta di un mondo lontano e affascinante, animato da copisti e collezionisti, bibliotecari e bibliofili, pagani ed eretici, facendo così emergere l'inestimabile contributo che la cultura cristiana nel suo complesso ha apportato alla conservazione e alla diffusione del sapere.
| inviato da bub il 24/1/2012 alle 7:56 | |
23 gennaio 2012
ulisse - nuova traduzione
James
Joyce Ulisse Newton
Compton, 2011 «Chiunque
legga Ulisse
può
dichiararsi un esperto», spiega Declan Kiberd. È un
testo che detta le condizioni della propria lettura. (A
cura di Enrico Terrinoni. Traduzione di Enrico Terrinoni con Carlo
Bigazzi)
| inviato da bub il 23/1/2012 alle 8:51 | |
23 gennaio 2012
newton - luminet
Jean-Pierre
Luminet LA
PARRUCCA
DI NEWTON laLepre,
2011 Cosa
si nasconde sotto l’alta e pesante parrucca di Isaac Newton? Senza
dubbio una mente d’eccezione, che ha scoperto le leggi della
gravitazione universale e concepito il più importante libro
scientifico della storia. Ma anche una testa calva, sia per effetto
dei vapori di zolfo e di mercurio generati dalle sue esperienze
alchemiche, sia a causa delle lunghe notti insonni, passate a
rileggere le Scritture per calcolare la data dell’Apocalisse. Il
fondatore della scienza moderna ha, in effetti, consacrato più
tempo a condurre esperienze alchemiche e a studiare teologia che a
praticare le scienze naturali. La
parrucca di Newton
traccia il ritratto di un uomo straordinariamente complesso che, dopo
un’infanzia solitaria, è divenuto ombroso, collerico,
vendicativo e profondamente ossessionato da Dio. Questo personaggio,
acclamato dal secolo dei Lumi e tuttavia dedito a ricerche
esoteriche, verrà sepolto con gli onori tributati a un re dopo
una vita lunga 85 anni, durante i quali non si accostò mai a
una donna. Un romanzo storico che svela il volto nascosto di un
genio.
| inviato da bub il 23/1/2012 alle 8:47 |
23 gennaio 2012
contini
Gianfranco
Contini DOVE VA LA
CULTURA EUROPEA? Relazione
sulle cose di Ginevra Quodlibet,
2012 «È ingenuità riunire un congresso
sullo “spirito europeo” per poi consigliargli di espungere la
politica dalla propria competenza. A meno che la cultura non pretenda
di giungere al suo estremo della presa di coscienza per isolarsi e
trovare nella propria giustificazione un alibi e un pretesto
all’inazione. In senso peggiorativo, potrebbe ben darsi che questa
fosse una definizione dell’Europa; e non è da escludere che
essa sia questo scadimento (che è morale) d’una cultura a
metodo scolastico. Se la reazione consiste nel frenare
arbitrariamente lo sviluppo d’un processo dialettico, nel
rifiutarsi alle deduzioni necessarie, sarà lecito senza
peccato di demagogico vocabolario chiamare reazionaria una cultura
che, giunta alla sua presa di coscienza, si rifiuti di convertirsi in
azione». Queste parole si leggono nel reportage che il
giovane Contini, “inviato” a Ginevra, scrive nel 1946 per la
«Fiera letteraria». In esso sfilano e si confrontano
alcuni protagonisti della cultura europea: Lukács, Jaspers,
Spender, Bernanos, Benda, Merleau-Ponty, un giovanissimo Starobinski,
per ricordare i più noti. L’occasione è la prima di
quelle Rencontres internationales de Genève che da allora, con
cadenza biennale, hanno discusso temi cruciali della nostra epoca.
Fra le reazioni a caldo, spicca quella di Montale, che
congratulandosi in una lettera a Contini per «il bellissimo,
magistrale rendiconto», aggiunge: «quanta soddisfazione
mi ha dato sentir toccare come tu solo puoi fare i punti che più
c’importano, nel tuo reportage di Ginevra. Raramente ti eri
scoperto così e avevi parlato anche per altri con tanta
autorità». (A cura di Luca Baranelli)
| inviato da bub il 23/1/2012 alle 8:46 | |
22 gennaio 2012
tranquillo marangoni
 TRANQUILLO MARANGONI Genova Nervi Raccolte Frugone e Wolfsoniana, dal 20/1/2012 al 6/5/201 (a cura di Matteo Fochessati, Gianni Franzone, Maria Flora Giubilei, Francesca Serrati. Cs) In occasione del centenario dalla nascita, Genova celebra la figura di uno degli incisori più importanti, a livello internazionale, del Novecento, forte di un linguaggio xilografico che, con profonde conoscenze tecniche, coniugò toni espressionisti e forme neocubiste. La mostra si articola in due percorsi e cinque sezioni, curati nell’ordinamento da Matteo Fochessati, Gianni Franzone, Maria Flora Giubilei e Francesca Serrati, e nell’allestimento da Giulio Sommariva. Xilografie, disegni, matrici e cartoni, fotografie d’epoca e pannelli lignei daranno conto al pubblico anche della cospicua donazione di 387 opere, prevista dallo stesso artista e perfezionata nel 2009 dal figlio Aldo, al Museo di arte contemporanea di Villa Croce. Friulano d’origine, ma genovese di adozione dal 1962 - a Genova, alla Liguria, alle Cinque Terre, l’artista dedicò un’attenzione molto particolare - , Tranquillo Marangoni fu legato alle esperienze dell’avanguardia friuliana che gravitava intorno alle figure dei fratelli Afro, Mirko e Dino Balsaldella, rivelando una particolare sensibilità nei confronti del linguaggio xilografico degli artisti tedeschi della Brücke, di ungheresi come György Buday e del cenacolo degli xilografi sardi. Frequentò noti collezionisti di ex libris, come Gianni Mantero e Ivan Matteo Lombardo, ed espose in numerose Biennali negli anni Cinquanta e a molte mostre tra l’Italia, i paesi europei e quelli oltreoceano. Fu collaboratore, per l’arredo navale dei grandi transatlantici - dalla Giulio Cesare alla Michelangelo - dell’architetto Nino Zoncada, col quale lavorò agli apparati decorativi; fino al 1981, ricoprì il ruolo prima di direttore, e poi di docente, al Liceo Artistico Paul Klee di Genova, per il cui avvio ebbe nel 1967 l’incarico dal pittore Enrico Paulucci, direttore dell’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino. Nei Musei di Nervi, nelle sedi delle Raccolte Frugone e della Wolfsoniana, che molta attenzione hanno dedicato in questi ultimi anni a importanti iniziative editoriali e formative sul fronte dell’illustrazione, verranno allestiti, dagli stessi operatori museali, due percorsi di opere significative della sua lunga attività, comprensivi di incisioni, disegni, matrici e cartoni. Cinque le sezioni ideate, curate nei progetti di allestimento dall’architetto Giulio Sommariva, che si offriranno al pubblico e che troveranno spazio, in parallelo, nel ricco catalogo, stampato da Silvana Editoriale, di 190 pagine con quasi 300 immagini di opere curato da Matteo Fochessati, Maria Flora Giubilei, con saggi e apparati documentari degli stessi curatori. Alle Raccolte Frugone saranno allestite quattro sezioni: 1) Tranquillo Marangoni, la famiglia, l’atelier, con numerosi autoritratti tra il 1942 e gli anni Sessanta, ritratti di famiglia e la ricostruzione del suo atelier di incisore, l’ultimo, quello che allestì dal 1985 nella sua villa di Ronco Scrivia, con i suoi tavoli e i suoi strumenti. 2) L’attività artistica di Tranquillo Marangoni nella donazione al Museo d’Arte Contemporanea di Villa Croce con il nucleo di 35 opere, tra tavole xilografiche, disegni preparatori e collage fotografici, datate tra il 1947 e il 1988 a segnare il percorso dell’artista, tra avanguardia friulana legata ai nomi dei fratelli Basaldella, sguardi agli artisti berlinesi della Brücke, agli xilografi ungheresi e al linguaggio del tardo Picasso. 3) La sezione coi volumi illustrati - veri e propri libri d’artista - come la raffinata edizione inglese di The Toilers of the sea di Victor Hugo nel 1960, esposta alla Wolfsoniana. Sarà sottolineato, attraverso il nucleo della donazione fatta al Museo di Villa Croce, l’impegno dell’artista, con lo scrittore Mimmo Guelfi, nella fondazione della casa editrice La Pigna per cui ideò e pubblicò nel 1967 le Filastrocche genovesi, di cui si espongono, oltre al volume a stampa, anche i materiali preparatori - studi di copertina, di caratteri, di titoli e di xilografie, inclusa una puntuale ricognizione fotografica sul centro storico genovese fatta dallo xilografo per individuare gli scorci più significativi - per la versione a stampa del volume. Si proporranno in mostra anche le tre edizioni, l’optima, l’extra e la simplicitas di un prezioso volume dedicato a Santa Teresa nel 1985, riccamente illustrato da Marangoni e voluto dal cardinale Anastasio Ballestrero di Torino. 4) La sezione assai nutrita degli ex libris che l’artista fece per alcuni protagonisti del mondo della cultura e dell’illustrazione, dal critico d’arte Luigi Servolini all’artista Bruno da Osimo, all’architetto Zoncada, ai collezionisti di ex libris, Gianni Mantero e Ivan Matteo Lombardo. Nella stessa sezione, per ricostruire in modo significativo la personalità dell’artista si esporranno per la prima volta i biglietti augurali di fine anno, incisi, per gli auguri di Capodanno, tra il 1948 e il 1980, e gentilmente concessi dall’Archivio Tranquillo Marangoni: parole e segni in bianco nero, dallo scabro tratto quasi medievale, si intrecciano, senza soluzione di continuità, nello spazio bianco di piccoli fogli di carta inviati a parenti, amici, conoscenti e personalità del mondo culturale e artistico. Più di 2000 nomi nell’interessante indirizzario che Marangoni stilò, dal 1959 al 1981, coi nomi di Roberto Longhi, Giulio Carlo Argan, Rodolfo Pallucchini, Francesco Arcangeli, di architetto come Gio Poti e Nino Zoncada, di artisti come Enrico Paulucci e Oscar Saccorotti, di gallerie private e importanti musei pubblici, ciui l’artista inviava ogni anno un piccolo e prezioso originale xilografico. Marangoni, acuto e lucido distillatore di eventi della contemporaneità, anno dopo anno, affida ai suoi biglietti efficaci sintesi e nuovissime allegorie - dalla cifra pungente e, a tratti, intrisa di critica feroce - di episodi salienti della vita sociale, civile, culturale e politica nazionale e internazionale. Wolfsoniana: 5) Alla Wolfsoniana sarà ospitata la quinta sezione dedicata ai pannelli decorativi e agli arredi che Marangoni, dopo avere lavorato per molti anni come disegnatore per i cantieri navali di Monfalcone, ideò e realizzò per edifici privati - ville residenziale e appartamenti, sedi di società, come la Feltrinelli di Milano - pubblici – la sede dell’INPS di Gorizia e per navi. Capitolo assai importante per l’artista che si svolse in stretta collaborazione con l’architetto Nino Zoncada e molti altri artisti come Gio Ponti, Massimo Campigli, Enrico Paulucci, Lele Luzzati. Attraverso opere originali, disegni preparatori, studi e fotografie, oggi conservate nell’Archivio Tranquillo Marangoni, verranno rievocate le sue geniali ideazioni. Legate ai criteri espressivi offerti da una raffinata e virtuosa tecnica xilografica, le sue creazioni entrarono nei saloni delle celebri navi Giulio Cesare (1951) e della sua gemella Augustus (1952), Victoria, riallestita nel 1953, Homeric (1954) con l’articolato racconto del Ritorno di Ulisse a Itaca dispiegato, avvalendosi di materiali ai limiti della sperimentazione, in raffinate figure di algido ricordo archeologico. E ancora sue decorazioni arredarono le motonavi Fairsea (1955), Stelvio (1959), Guglielmo Marconi (1961), Daunia (1965), la turbonave Oceanic (1965). Ma altrettanto importanti furono gli interventi di artista nel celebre transatlantico Michelangelo (1965) – dove realizzò i cartoni per cinque arazzi del salone delle feste – e nelle navi e Carla C. ed Eugenio C., di cui oggi si espone l’importante pannello L’evoluzione della scrittura in Liguria, opera oggi conservata ancora presso la Società Costa e unica sopravvissuta al disarmo del 2001.
| inviato da bub il 22/1/2012 alle 8:8 | |
22 gennaio 2012
affaire Léger
Jean-Louis Ivani – Stéphane Troplain LE VOLEUR DE CRIMES. Affaire Léger - 1964 Editions du ravin bleu, 2012 À l’aube du 27 mai 1964, le corps de Luc Taron, onze ans, est découvert dans la forêt de Verrières-le-Buisson, près de Paris. Quelques heures plus tard, un inconnu revendique le crime. Bientôt, une pluie de messages signés «l’Étrangleur» s’abat sur Paris, visant aussi bien les services de police que les journalistes, voire les parents de la victime. Le scripteur continue de s’accuser du meurtre, mais aussi de crimes fictifs, puisant ses arguments dans la presse, dans son imagination fertile et, parfois, dans la vie privée de l’étrange couple Taron. Surtout, il s’en prend à cette France de l’après-guerre d’Algérie et de l’avant-mai 68, fustigeant une police coupable d’exactions et moquant le voyeurisme des marchands de papier.Quarante jours durant, il tient les Unes et passionne la France. Les Trente glorieuses ont-elles accouché de leur monstre? Le 5 juillet 1964, «l’Étrangleur» est démasqué. Lucien Léger, un infirmier psychiatrique de 27 ans, avoue être le corbeau, puis le meurtrier. Il reviendra vite sur ses aveux. Condamné, en mai 1966, à la réclusion criminelle à perpétuité, Léger restera plus de quarante et un ans en prison et son cas, devenu celui du « plus ancien prisonnier de France», interrogera les magistrats de la Cour européenne des droits de l’homme. Sans jamais avoir cessé de clamer son innocence, Lucien Léger meurt en juillet 2008, trois ans après une libération très médiatisée. Cet ouvrage est le fruit de cinq années de recherches (archives de police, dossier d’instruction, archives des avocats, dossier de presse complet de l’époque...). Pas à pas et à l’appui d’éléments ignorés du grand public, les auteurs reconstituent le déroulement de ce qui fut l’une des principales affaires criminelles de l’après-guerre, depuis l’incroyable feuilleton orchestré par «l’Étrangleur» en quarante jours-épisodes, jusqu’à la construction de la culpabilité et la terrible destinée de Lucien Léger. Voici le récit de ce voleur de crimes.
| inviato da bub il 22/1/2012 alle 8:7 | |
22 gennaio 2012
bilderberg - estulin
Daniel Estulin Il club Bilderberg. La storia segreta dei padroni del mondo Arianna Editrice, 2011 Dal 1954 e una sola volta all'anno, un gruppo ristretto di persone si ritrova per decidere segretamente il futuro politico ed economico dell'umanità. Nessun giornalista ha mai avuto accesso alle riunioni che fino a poco tempo fa si sono svolte presso l'Hotel Bilderberg, in una piccola cittadina olandese. Nessuna notizia è mai filtrata da quelle stanze, anche se - come dimostrano le pagine di questo libro - è durante questi incontri che vengono prese le decisioni più rilevanti per il futuro di tutti noi. Risultato di un'indagine serrata e pericolosa durata oltre 15 anni, l'inchiesta di Daniel Estulin rende noti i giochi di potere che si svolgono a nostra insaputa. Dalla privacy armata che la protegge, la classe dirigente globale detta legge su politica, economia e questioni militari.
| inviato da bub il 22/1/2012 alle 8:4 | |
21 gennaio 2012
cinema - venturelli
I DIECI MIGLIORI FILM DEL 2011 Rapallo, Biblioteca Internazionale-Villa Tigullio, sabato 21 Gennaio 2012, ore 16,00. coferenza di RENATO VENTURELLI Critico e storico del cinema Introduce Massimo Bacigalupo
| inviato da bub il 21/1/2012 alle 8:21 | |
21 gennaio 2012
willie dixon
Mitsutoshi Inaba
Willie Dixon: Preacher of the Blues Scarecrow Press, 2011 This book focuses on one of the greats of blues music, Willie Dixon, detailing his skills as a singer, songwriter, arranger, and producer. This volume also charts the development of his songwriting techniques from his early professional career to his mature period, exploring his philosophy of songwriting and its social, historical, and cultural background.
| inviato da bub il 21/1/2012 alle 8:18 | |
21 gennaio 2012
mattick
Paul Mattick MARXISME, DERNIER REFUGE DE LA BOURGEOISIE? Entremonde, 2011 Ce livre fut édité à titre posthume par le fils de Paul Mattick (1904-1981). Connu surtout comme théoricien des crises économiques et partisan des conseils ouvriers, Mattick fut aussi un acteur engagé dans les événements révolutionnaires qui secouèrent l’Europe et les organisations du mouvement ouvrier au cours de la première moitié du XXe siècle. A l’âge de 14 ans, il adhère à l’organisation de jeunesse des spartakiste et participe à la révolution allemande. Il est élu au conseil ouvrier des apprentis de chez Siemens. Arrêté à plusieurs reprises, il manque d’être exécuté deux fois. Installé à Cologne à partir de 1923, il se lie avec les dadaïste. En 1926 il décide d’émigrer aux États-Unis. L’ouvrage est organisé autour de deux grands thèmes. Il revient tout d’abord, comme dans «Marx et Keynes» (Gallimard, rééd. 2010), sur les limites inhérentes au mode de production capitaliste. Il se livre ensuite à un réquisitoire contre l’intégration du mouvement ouvrier qui, en se soumettant la politique bourgeoise, abandonna définitivement toute possibilité de dépassement du capitalisme.
| inviato da bub il 21/1/2012 alle 8:13 | |
20 gennaio 2012
estetica - arti
Stefano Velotti LA FILOSOFIA E LE ARTI Laterza, 2012 Il pubblico che affolla le grandi mostre e le biennali si aspetta dalla filosofia dell’arte e dall’estetica degli strumenti per comprendere meglio le opere d’arte. Ma ciò accade raramente: i filosofi si occupano di analizzare in generale i caratteri dell’esperienza estetica, di offrire una definizione dell’arte ma difficilmente si avventurano in un confronto diretto con le opere. Stefano Velotti accorcia le distanze e mette in contatto diretto le acquisizioni della filosofia e la produzione artistica, soprattutto quella contemporanea, considerata la più “difficile” e sconcertante. Le domande a cui cerca di rispondere questo agile volume sono dirette e concrete: come mai, quando guardiamo una tela con sopra delle linee e dei colori riconosciamo cose, persone, paesaggi, eventi? Come facciamo a riconoscere dei personaggi fantastici che non abbiamo mai visto nella realtà? Perché mai ci emozioniamo, talvolta, fino a ridere o piangere davvero per situazioni, eventi e personaggi che sappiamo che sono frutto di finzione? Perché continuiamo a provare una certa suspense per un film che abbiamo già visto e che sappiamo come va a finire? Perché investiamo tempo, soldi, energie per seguire storie inventate, concerti, faticosi percorsi museali? Fra incursioni teoriche ed esempi concreti (le “Scarpe” di Van Gogh e una scultura della Bourgeois, la “Caduta di Icaro” di Brueghel e una nuova opera permanente al “Museo del Novecento” di Milano, “Anna Karenina” e la “Mandragola”…) il testo è un ottimo strumento di base per comprendere la relazione fra filosofia e arte.
| inviato da bub il 20/1/2012 alle 7:59 | |
20 gennaio 2012
virtù - etica - estetica
Howard Gardner Verità, bellezza, bontà. Educare alle virtù nel ventunesimo secolo Feltrinelli, 2011 Fin dall'antichità, filosofi, teologi e artisti hanno tentato di descrivere e classificare le virtù che definiscono la civiltà. In "Verità, bellezza, bontà", Howard Gardner esplora il significato di queste tre virtù in un'epoca in cui il progresso tecnologico e un diffuso atteggiamento scettico nei confronti della natura umana hanno profondamente scosso la nostra visione morale. La sua analisi mostra che sebbene questi concetti stiano cambiando più velocemente di quanto abbiano mai fatto finora, essi sono, e rimarranno, pietre angolari della società. Per molto tempo si è parlato di morte delle virtù: il vero, il bello, il giusto si sono dissolti in una molteplicità infinita di modi di pensarli e interpretarli. Ma la tendenza sta cambiando e ci si è accorti che occorre qualche criterio per discriminare tra ciò che è vero e ciò che è falso, tra ciò che è bene e ciò che è male, tra ciò che è arte e ciò che non lo è.
| inviato da bub il 20/1/2012 alle 7:57 | |
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