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29 gennaio 2012

wildt

Adolfo Wildt al Museo San Domenico di Forlì

(…, “il Resto del Carlino”, 26 gennaio 2012) Un genio dimenticato del Novecento italiano torna alla ribalta. E’ Adolfo Wildt, l’artista nato a Milano nel 1868 e morto nel 1931, al quale Forli’ dedica, nel museo San Domenico, da sabato 28 gennaio al 17 giugno per iniziativa della Fondazione Cassa dei Risparmi e del Comune della citta’ la mostra ‘Wildt. L’anima e le forme da Michelangelo a Klimt’. Una iniziativa che si presenta come una scommessa: rendere popolare un artista, tra i piu’ sofisticati e colti del nostro Novecento. La mostra e’ a cura di Fernando Mazzocca e Paola Mola affiancati da un comitato scientifico presieduto da Antonio Paolucci. Questa esposizione rappresenta il primo tempo del ‘Progetto Novecento. Percorsi - Eventi - Interpretazioni’ che si sviluppera’ nel 2013 con la grande mostra ‘Dux’, dedicata ad una ricognizione sull’’arte italiana negli anni del consenso’. Nel percorso al San Domenico, allestito dal parigino Wilmotte et Associe’s e dallo Studio Lucchi e Biserni, l’arte di Wildt sara’ messa a confronto con i capolavori di maestri del passato che per lui furono sicure fonti di ispirazione. Da Fidia a Cosme’ Tura, Antonello da Messina, Durer, Pisanello, Bramante, Michelangelo, Bramantino, Bronzino, Bambagia, Bernini, Canova, e con i moderni con cui si e’ originalmente confrontato: Previati, Mazzocutelli, Rodin, Klimt, De Chirico, Morandi, Casorati, Fontana, Melotti. Ma anche con artisti come Klimt che a lui si ispirarono. 

Estraneo al mondo delle avanguardie e anticonformista, capace di fondere nella sua arte classico e anticlassico, Wildt e’ un caso unico in questo suo essere in ogni istante tutto e senza luogo.
La
sua incredibile eccellenza tecnica e lo straordinario eclettismo furono attaccati sia dai conservatori, che non lo vedevano allineato per i contenuti, ancora pervasi dal Simbolismo, e per le scelte formali caratterizzate da richiami gotici ed espressionisti estranei alla tradizione mediterranea e all’arte di regime, sia dai sostenitori del moderno che mettevano in discussione la sua fedelta’ alla figura, la vocazione monumentale, il continuo dialogo con i grandi scultori e pittori del passato, e la predilezione della scultura come esaltazione della tecnica e del materiale tradizionalmente privilegiato, il marmo, che lui sapeva rendere con effetti sorprendenti sino alla piu’ elevata purificazione dell’immagine. Partendo dal nucleo di opere conservate a Forli’, dovute al mecenatismo della famiglia Paulucci di Calboli, protagonista della storia della citta’ e della storia nazionale, e grazie alla disponibilita’ dell’Archivio Scheiwiller (il grande editore milanese che per via familiare ha ereditato molte opere e materiali di Wildt), e’ oggi possibile radunare una serie di straordinari capolavori di Wildt e ricostruire il percorso piu’ completo della sua produzione sia scultorea sia grafica.

 I temi privilegiati da Wildt, come quelli del mito e della maschera, gli consentirono di dialogare anche con la musica (Wagner) e la letteratura contemporanea, da D’Annunzio (che fu suo collezionista) a Pirandello e Bontempelli; cosi’, da ritrattista eccezionale quale era, con i magnifici busti colossali di Mussolini, Vittorio Emanuele III, Pio XI, Margherita Sarfatti, Toscanini e di tanti eroi di quegli anni, egli ha saputo creare un Olimpo di inquietanti idoli moderni. Wildt vuole condurre i gesti, i volti, le figure umane a una nudita’ essenziale, coglierne l’anima consentendo al pensiero di giungere a un’armonia maturata e composta tra la linea e la forma.
Nell’ambito del Progetto Novecento, va segnalato che alla mostra sono collegate altre esposizioni sul territorio: a Faenza, al MIC - Museo Internazionale delle Ceramiche, ‘La ceramica nell’eta’ di Wildt’, a Cervia, ai Magazzini del Sale, ‘Giuseppe Palanti. La pittura, l’urbanistica. La pubblicita’ da Milano a Milano Marittima’, e a Predappio, nella Casa Natale di Mussolini, due mostre in successione: ‘Archivio del Novecento. Marisa Mori, donna e artista del ‘900, il talento e il coraggio’ e ‘Renato Bertelli, la parentesi futurista’.

 




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