.
Annunci online

bub
variazioni


Diario


22 giugno 2008

§

Rainer Maria Rilke

Tutti gli scritti sull'arte e sulla letteratura

Bompiani, 2008, 36
“Non sono un critico [...] io valuto l’opera d’arte dalla felicità che è in grado di donarmi.” (Lettera di Rainer Maria Rilke a Friedrich Huch, I aprile 1903). Questa edizione riunisce per la prima volta in un unico volume tutti gli scritti di Rainer Maria Rilke sull’arte e sulla letteratura, permettendo così al lettore italiano di inoltrarsi nella complessità e nella ricchezza dell’estetica di uno dei più grandi poeti della Fin de siècle. Nelle Lettere a Cézanne Rilke scrive: “Non è affatto la pittura che studio [...] È la svolta che ho riconosciuto in questa pittura perché si tratta della stessa che ho appena raggiunto nel mio lavoro [...] Non ha il diritto di scrivere di quadri colui che [...] li considera da un punto di vista così personale.” In ogni quadro, in ogni poesia, in ogni racconto e in ogni scultura Rilke cerca sempre di ritrovare se stesso, di vedere espressa con strumenti e modalità differenti la stessa “svolta” (Wendung) che vive nel suo animo, la sensibilità e la visione dell’esistenza e dell’arte che sono impresse nella sua interiorità. E questa affinità egli sembra trovarla nelle espressioni d’arte più diverse, nei dipinti, nelle sculture, nelle opere letterarie di autori tra loro assai distanti. Il poeta compone solo due monografie, dedicate rispettivamente a Rodin e alla pittura di Worpswede, ma nei suoi scritti si sofferma su una miriade di scrittori e artisti del XX secolo, da Thomas Mann a Hermann Hesse, da Nietzsche a Maeterlink e Cézanne, scrive di Tolstoj e delle icone, del teatro belga, della letteratura scandinava, tedesca, francese e italiana.




permalink | inviato da bub il 22/6/2008 alle 8:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


21 giugno 2008

§

Elizabeth Abbott

Storia della castità

Mondadori, 2008, 25
In un mondo che sembra aver smarrito ogni equilibrio riguardo al valore della sessualità, e in cui i media ricorrono con sempre maggior frequenza a immagini di contenuto esplicitamente erotico, la castità rischia di essere ridotta alla triste e indesiderabile conseguenza di una condizione "innaturale", come la reclusione in carcere o in convento, o di uno stato patologico. Eppure, per almeno tremila anni e fino a poco tempo fa, è stata, soprattutto per le donne, il frutto di una scelta consapevole per poter esercitare un controllo sul proprio corpo e sul proprio destino, sottraendosi alle inflessibili norme della società patriarcale che le condannava all'unico ruolo di mogli e madri. In Storia della castità Elizabeth Abbott affronta questo tema considerandolo non una questione etica o filosofica, ma un fenomeno storicosociale che si è manifestato in tutte le culture e in numerose varianti. Così, dalle esperienze di mistici cristiani come santa Caterina da Siena, di sacerdoti inca e di saggi indù, si passa alle sfide all'ordine costituito lanciate da Giovanna d'Arco (che rinunciò a ogni aspetto della femminilità in cambio di una vita da guerriero) ed Elisabetta I (che, a dispetto delle pressioni della corte, volle rimanere nubile e vergine), per arrivare ai giorni nostri, in cui si decide di essere casti per timore dell'ai ds (emblematico il caso del campione di basket "Magic" Johnson il quale, dichiaratosi pubblicamente sieropositivo, affermò che "il sesso più sicuro è quello che non si fa") o, all'interno del rapporto di coppia, come antidoto a ogni forma di possessività e gelosia. Pur riservando al mondo femminile uno sguardo privilegiato, l'autrice dedica ampio spazio anche a tutte le categorie di uomini che hanno praticato la castità liberamente - per esempio i Padri del Deserto e gli atleti greci - o perché costretti, talvolta con metodi brutali, dalla mentalità e dagli usi del loro tempo, come gli eunuchi bizantini o i castrati dell'opera lirica.
La castità dunque, sostiene la Abbott, non è in sé né un valore né un disvalore, ma in tutte le epoche e le circostanze ha presentato il duplice e ambivalente aspetto di rinuncia intenzionale o privazione subita, di mezzo d'emancipazione o strumento di coercizione. Lo dimostra ai giorni nostri la scelta di alcuni giovani di astenersi dai rapporti sessuali come prova di "vero amore" e, nel contempo, la sopravvivenza in diversi paesi di pratiche barbare, quali l'infibulazione, che reprimono la sessualità delle donne.




permalink | inviato da bub il 21/6/2008 alle 8:9 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


20 giugno 2008

§

Sylvain Marechal

Progetto di legge per vietare alle donne d'imparare a leggere

Archinto, 2007, 9.50

 Persuaso di agire secondo i dettami della Ragione e nell'interesse della Società, Sylvain Maréchal, illuminista convinto, scrive nel 1801 un progetto di legge basato su una serie di serissime argomentazioni, peraltro di godibilissima lettura, inteso appunto a "vietare alle donne d'imparare a leggere". Sennonché la profonda e appassionata trattazione dell'autore si trasforma, ipso facto, in un esilarante e paradossale delirio. Muovendo dalla parola d'ordine "Periscano tutte le arti, piuttosto che il pudore!", tra le svariatissime cose che, secondo l'autore, "la Ragione non approva", vi è, per esempio, che le donne studino la chimica, e questo per l'evidente e comprovato motivo che "le cuoche che non sanno leggere sono quelle che fanno la zuppa migliore", così come "la Ragione vuole" che le donne "contino le uova nel cortile e non le stelle nel firmamento".




permalink | inviato da bub il 20/6/2008 alle 8:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


19 giugno 2008

§§

BRITISH OUTSIDER ART
Halle Saint-Pierre, 2 rue Ronsard, Paris, du 24 Mars 2008 au 1 Août 2008

'British Outsider Art', première exposition majeure consacrée à la création hors normes britannique, ouvre une porte sur l'univers particulier d'individus ayant créé en dehors de tout système artistique officiel ou d'instances culturelles reconnues. Elle trouve un éclairage mérité à la Halle Saint-Pierre où les grandes figures internationales de l'art brut et de l'art singulier sont régulièrement célébrées. Un ensemble d'environ 150 dessins, peintures, sculptures provenant de collections publiques anglaises et écossaises, de galeries et de collectionneurs passionnés, témoignent de l'exceptionnelle créativité de leurs auteurs, qu'une étrange nécessité a propulsés dans une fièvre de création où ils s'absorbent, sans chercher la gloire ou la reconnaissance du public. Une grande partie des oeuvres présentées dans l'exposition a été réalisée par des malades mentaux. Ces témoignages artistiques fascinants proviennent des archives historiques des hôpitaux psychiatriques et datent, pour certains, du début du XIXe siècle.




permalink | inviato da bub il 19/6/2008 alle 8:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


19 giugno 2008

§

RADICAL LIGHT. Italy's Divisionist Painters 1891-1910
National Gallery, London, 18/6/08 - 7/9/08

This exhibition will explore the complex relationship between Italian Divisionism and the emerging Futurist movement in the early years of the 20th century. It is the first of its kind organised outside Italy.Centred in Milan, Divisionism is arguably the most significant art movement to emerge in Italy during the last decades of the 19th century. Dissatisfaction with modern civilization led these artists to explore Symbolism in their paintings. Their aim was to represent political concerns and make their art into an instrument for social change. The movement also sprang from research into optics and the physics of light. Inspired by French developments with pointillism, and fuelled by a desire to increase the luminosity and brilliance of their paintings, artists developed new techniques applying paint in a variety of dots and strokes. This exhibition will feature around 60 paintings, including works by the main protagonists of Divisionism: Vittore Grubicy de Dragon, Giovanni Segantini and Gaetano Previati. It will also display works by the Futurist artists Giacomo Balla, Umberto Boccioni, Gino Severini. Radical Light is a unique opportunity to explore a lesser-known, yet undoubtedly important, movement - while offering a link to the National Gallery's great historical collections of Italian art. The exhibition is organised by the National Gallery, London and Kunsthaus Zurich.




permalink | inviato da bub il 19/6/2008 alle 8:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


18 giugno 2008

§§

Serata di poesia

Giovedì 19 giugno 2008 - ore 17.30, Libreria BOOKS IN THE CASBA, Via Pre 137r., Genova

intervento critico ed effetti sonori a cura di Luisella Carretta

 
Comasia Aquaro

I fiori nei cantieri

Campanotto, 2007

Comasia Aquaro vive a Martina Franca (Taranto). Ha pubblicato: La mia lunga sciarpa azzurra (Nuova editrice Apulia, Martina Franca 1993), L’istante del nontempo (Martina Franca 1996), Vesto il vento (prefazione di Franco Loi, Lietocollelibri, Faloppio 2003). Altri testi poetici sono stati pubblicati su diverse antologie tra le quali: Da Qui. Piccola antologia della poesia e dei poeti mediterranei (Argo, Lecce 1993), Amore, amore... (Ed. Alta Marea, Taranto 1998), Il Pianeta di Ostut, La lingua altra, Poeti di Ostut (Editing Macondo Print, Martina Franca 1997), Corpi radianti, testi di Irina Possamai, pitture di Angela Biancofiore, musiche di Annamaria Federici (Edizioni Eidos, Venezia 2007). La sua poesia è stata tradotta in francese da Angela Biancofiore e pubblicata in Francia su: Prévue, (Montpellier 1999), Souffles (Ganges 2000), Étoiles dencre (Ed. Chèvre-feuille etoilée, Montpellier 2006), Levant, Cahiers de l’espace méditerranéen (Montpellier 2008). Altri suoi testi sono stati tradotti da Pascal Gabellone nell’ambito dei “Rencontres méditerranées” che si sono tenuti nel 2005 a Montpellier. Nel 2008 ha partecipato agli incontri intitolati “Atelier nomade, les chemins de la création”, presso il “Centro di ricerca di Letteratura e Arte in Italia dell’Università di Montpellier, e sempre nel 2008 ha preso parte al progetto collettivo Les femmes et la création contemporaine” realizzato all’Istituto Culturale Italiano di Marsiglia. Le sue poesie sono apparse inoltre su varie antologie internazionali fra cui Kërkoy Engjëllin Mbrojtës Poetry Festival "Ditet e Naimit", Tetovo 2007.

Luisella Carretta, artista, appassionata di viaggi e scrittrice, vive Genova. Negli anni ‘70 e ‘80 ha dedicato molto del suo tempo alla trascrizione del volo degli uccelli. Per questo lavoro nel 1986 è stata invitata da Giorgio Celli alla Biennale di Venezia. Ha alle spalle una lunga attività espositiva a livello internazionale sul tema arte/natura/scienza. Nel 1995 il Museo d’Arte Contemporanea di Genova ha curato una sua mostra antologica. Dagli anni ‘80 in poi ha compiuto numerosi viaggi in America, Africa, Asia e nord Europa. Così è nato il progetto di una creatività nomade al di fuori degli schemi del mondo dell’arte. Su questo tema ha pubblicato: Atelier nomade (Campanotto, 1998), Dove le pietre volano, diario di un viaggio in Islanda (Campanotto, 1999), Non volevo vedere l’orso (Campanotto, 2002), Il mondo in una valigia/ Atelier Nomade 2 (Campanotto, 2006). Da questo libro è stato tratto uno spettacolo teatrale presentato a Genova nel 2007 dalla compagnia Jorge Eduardo Eielson/ di Firenze. Dal 1987 dirige l’attività  dell’Associazione Culturale Le Arie del Tempo.




permalink | inviato da bub il 18/6/2008 alle 7:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


18 giugno 2008

§

Olivier Assouly
LE CAPITALISME ESTHÈTIQUE. Essai sur l'industrialisation du goût
Cerf, 2008
Dans les nations industrialisées, les goûts des individus sont désormais employés à doper la consommation.
L'industrialisation de la jouissance privilégie le superflu au nécessaire, la sensibilité à la raison, la séduction à la faculté de juger. Pourtant, avec l'exploitation du goût, le capitalisme est loin d'avoir découvert une terre inconnue. A l'âge classique, la noblesse de cour cultivait un style de vie commandé par les loisirs et le goût, tout en faisant du bon goût un critère de distinction et de promotion individuelle. Ces relations de compétition entre courtisans ont-elles été les premières notes en prélude au libéralisme ? Si l'improductivité, au sens économique, a pu constituer une valeur fondatrice du goût, comment l'industrie a-t-elle pu transformer le goût en moteur économique de la consommation ? Le devenir esthétique du capitalisme repose sur la captation et la conversion de ce qu'il aurait de plus individuel en valeurs mesurables, échangeables et massifiables, susceptibles de coloniser les moindres recoins de l'existence et de al culture. L'ouvrage montre que les enjeux du capitalisme esthétique excèdent le territoire angélique des agréments : les batailles esthétiques sont au cœur d'une guerre économique pour le contrôle des émotions et des affections. Professeur de philosophie, responsable de la recherche à l'institut français de la mode, Olivier Assouly a déjà publié Les nourritures divines, Essai sur les interdits alimentaires (Actes Sud, 2002), et Les Nourritures nostalgiques, Essai sur le mythe du terroir (Actes sud, 2004), et dirigé l'ouvrage collectif Goûts à vendre, Essais sur la captation esthétique (IFM-Regard, 2007).




permalink | inviato da bub il 18/6/2008 alle 7:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


17 giugno 2008

§

Carlo Maria Lomartire
IL QUALUNQUISTA. Guglielmo Giannini e l'antipolitica

 

Mondadori, 2008, Prezzo €18                                                                                                                       

La storia di Guglielmo Giannini e dell'Uomo Qualunque, il partito più antistatalista della storia italiana. Per effetto della "crisi della politica" si fa sempre più uso dei termini "qualunquismo" e "qualunquista", che hanno oggi una connotazione negativa. Ma da dove provengono quelle parole? Alla fine del 1944, mentre al Nord si sta ancora combattendo, Guglielmo Giannini, giornalista e brillante commediografo napoletano, dal temperamento anticonformista e pirotecnico, fonda a Roma il settimanale "L'Uomo Qualunque", che da voce a comuni sentimenti di frustrazione e ansia di riscatto, di ostilità per i politici professionisti (la "casta") e desiderio di rinnovamento. Il successo di vendita è travolgente, nonostante il forte boicottaggio dell'apparato politico. Sull'onda di tale successo nasce il movimento "Fronte dell'Uomo Qualunque" che alle elezioni politiche del 2 giugno 1946 ottiene il 5,3% dei consensi (Giannini risulterà il più votato dopo De Gasperi e Togliatti) e che alle amministrative dello stesso anno si affermerà come primo partito in molte città del Centro-sud. Sincero democratico, di sentimenti repubblicani e liberali, grande comunicatore, Giannini inventò la moderna antipolitica come strumento per fare politica.

Fondamentalmente ingenuo e non abbastanza spregiudicato non si accorse, però, che la Democrazia cristiana, suo principale avversario nell'area moderata, aveva bisogno dei voti andati al "Fronte dell'Uomo Qualunque" e perciò si mosse in modo deciso per farlo scomparire. Morì il 13 ottobre 1960, alla vigilia del suo 69° compleanno.




permalink | inviato da bub il 17/6/2008 alle 8:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


16 giugno 2008

§

16 giugno 2008

 

Bloomsday a Genova

 

Ulisse di James Joyce letto nel Centro Storico di Genova

L’Ulisse di James Joyce racconta il 16 giugno 1904 a Dublino, con i viaggi paralleli di un giovane Telemaco, il letterato Stephen Dedalus (si pronuncia “Steven”!), e un Ulisse di mezza età, l’agente pubblicitario Leopold Bloom. Tutto il mondo festeggia il 16 giugno, Giorno di Bloom, con letture e spettacoli ispirati all’Ulisse joyciano. Dopo i successi del 2006 e 2007, il Festival Internazionale di Poesia di Genova 2008 ripropone l’ormai tradizionale appuntamento con le peregrinazioni di Bloom e amici in spazi analoghi a quelli in cui si svolgono i diciotto capitoli, dalla Torre sul mare in cui Stephen fa colazione con amici goliardi, alla scuola dove insegna, ai numerosi pub dove Bloom viene tentato dalle Sirene (le bariste) o attaccato perché ebreo da un Ciclope (retrivo nazionalista), alla camera da letto in cui Penelope-Molly Bloom pronuncia il celebre soliloquio conclusivo. Come nelle precedenti edizioni, nella lettura si alterneranno studenti, scrittori, attori, lettori, appassionati, esibizionisti…. Il divertimento è assicurato. Per dettagli e aggiornamenti vedi http://www.festivalpoesia.org/.

 

Cura

Massimo Bacigalupo e Claudio Pozzani

Patrocinio

Università di Genova, Facoltà di Lingue e Letterature Straniere - Università di Genova, Dipartimento di Scienze della Comunicazione Linguistica e Culturale - Associazione “Via di Prè, l’orgoglio di Genova” - Associazione Piazza dei Ragazzi - The James Joyce Italian Foundation – Palazzo Nicolosio Lomellino di Strada Nuova

Traduzione utilizzata

Ulisse di James Joyce, traduzione di Giulio De Angelis (Mondadori)




permalink | inviato da bub il 16/6/2008 alle 8:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


15 giugno 2008

*

Luisa Passerini, Autoritratto di gruppo, Giunti, 2008, €5.90

Giuliano Galletta,  “Il SecoloXIX, 18 aprile 2008

LUISA PASSERINI ha scritto quello che probabilmente è il più bel libro pubblicato in Italia sul ’68 e lo ha fatto vent’anni fa. In questi giorni la casa editrice Giunti ne manda in libreria una nuova edizione arricchita da una postfazione scritta dall’autrice insieme a due giovani storici, Enrica Capussotti  e Emmanuel Betta, nati nell’anno fatidico.  Il volume sarà presentato oggi  alle 17,30 al Palazzo Tursi di Genova da Alberto Leiss, Simona Bondanza, Valeria Ottonelli nell’ambito di una serie di quattro incontri sul tema della narrazione della politica organizzati  da Silvia Neonato e dalla Fondazione Palazzo Ducale. All’appuntamento con Passerini seguiranno il 6 maggio quello con  Clara Sereni, il 13  con Dario Fertilio e Maria Rosa Cutrufelli e il 20 maggio con Fulvio Abbate. “Autoritratto di gruppo” è un titolo che è già  di per sé una dichiarazione programmatica, nel senso che l’obiettivo della Passerini è quello di disegnare, appunto, il ritratto di se stessa e quello di una generazione ma anche perché, mai come in quel periodo, si è interpretata la vita quotidiana come “agire collettivo”. Piemontese, nata ad Asti nel 1941, Passerini è docente di storia culturale all’università di Torino e storica di rilievo internazionale. Ha insegnato in Australia, Stati Uniti, Germania, è teorica dell’utilizzo delle fonti orali per la ricerca storica ed è una delle massime esperte di storia delle donne. Fra i suoi libri più recenti L’Europa e l’amore. Immaginario e politica tra le due guerre (Il Saggiatore) e Memoria e utopia. Il primato dell’intersoggettività (Bollati Boringhieri). La straordinaria efficacia evocativa di Autoritratto di gruppo sta nel riuscire a coniugare, con una qualità di scrittura rara, l’autobiografia di un ragazza degli anni Sessanta fra passioni e crisi, personali, collettive e di coppia, mediate dall’esperienza psicoanalitica e mescolate alle testimonianze di altri protagonisti di quegli anni, raccolte e contestualizzate con rigore storiografico. I due piani del racconto procedono parallelamente ma si integrano restituendoci lo “spirito del tempo” come pochi altri saggi o romanzi sono riusciti a fare. Un libro che con la sua lucida autenticità sgombra il campo dal chiacchiericcio para-politico e pseudo-ideologico che, nel nostro Paese, accompagna tutti gli anniversari storici e in particolare quelli del ’68. Il Sessantotto sembra essere più un oggetto mediatico  che storico.

«Credo che sia, allo stesso tempo, il luogo della memoria e quello dell’oblio. Voglio dire che si tende a interpretarlo solo in base al presente, fra i due poli della denigrazione e della mitizzazione.  Di recente, ad esempio, il dibattito è stato rilanciato dal presidente francese Sarkozy che ha individuato nel ’68 l’origine di tutti i mali del presente riferendosi, in particolare, al liberalismo selvaggio e al culto del denaro. In uno dei precedenti decennali, invece,  si era sostenuto che le donne avevano avuto un ruolo secondario nel movimento, affermazione storicamente falsa. E così via.  In realtà mi pare manchi quasi del tutto la ricerca sui documenti e negli archivi che  potrebbe fornire gli strumenti per un giudizio approfondito. Si fanno convegni, sia in Italia che in Francia, dibattiti, libri ma si tratta di ricordi o disquisizioni sul significato complessivo del ’68. È assente l’analisi del movimento nei diversi Paesi mentre la principale caratteristica del ’68 è proprio quella di  essere un fenomeno mondiale. Un ‘68 molto poco studiato, ad esempio, è quello di Praga che nel nostro paese ottenne scarse adesioni anche se, come aveva intuito Hannah Arendt, c’era un grande connessione tra la rivolta nell’Est e quelle dell’Ovest che però non si sono mai realmente incontrate. Nei paesi dell’Est i frutti del ’68 si sono poi visti nell’89. In Italia il Sessantotto invece  fa parte di un ciclo di lotte sociali durate un decina di anni».

Si può parlare quindi di un Sessantotto lungo?

«Dire di sì. La mobilitazione degli universitari apre una fase che  dal  1969 coinvolge  gli studenti medi, gli operai e subito dopo tecnici, intellettuali, artisti. Non c’è  un rapporto meccanico di causa-effetto tra ciò che avviene nelle università e ciò che accade in fabbrica, ma gli studenti hanno avuto certamente un ruolo in questo allargamento del movimento che coinvolge il territorio e le istituzioni e che è tipicamente italiano. Emergono i problemi della casa, con le occupazioni, dei servizi sociali, la questione dei manicomi, le prigioni, la magistratura».

Qui però diventa centrale il rapporto con gli anni Settanta, la violenza, il terrorismo.

«L’idea del ’68 lungo non deve portarci ad appiattire il fenomeno sugli anni Settanta, che sono veramente molto diversi. Il movimento si trasforma in nuova sinistra e prende un andamento da Terza Internazionale, partitico e burocratico. Arriva poi il terrorismo con il quale credo ci siano elementi di continuità, soprattutto a livello delle singole persone, ma anche forti discontinuità. La violenza era verbale e simbolica, ma non c’erano le armi.  In generale vedo che il ’68 viene trattato come il capro espiatorio di tutto. Probabilmente perché è  diventato il simbolo di una svolta epocale a cui si cerca di far risalire tutto il male o tutto il bene dei nostri tempi, come nel caso di Sarkozy. Così ovviamente non è, anche se è vero che siamo di fronte a un evento con conseguenze a lungo termine. Edmondo Berselli, in un suo recente libro, sostiene che  in Italia,  il ’68 avrebbe impedito le riforme. Credo che questa tesi sia infondata dal punto di  vista storico, perché il Sessantotto parte proprio dal fatto che le riforme non erano state fatte».

Molti ritengono che il ’68 sia stata una rivoluzione culturale che ha cambiato i comportamenti  ma non la politica.

«È la tesi prevalente, che dimentica però che il ’68 è stato un movimento profondamente politico. Dire che è stato solo un successo culturale equivale a dire che ha profondamente fallito. In effetti non ha eredi se non, forse, nel movimento new global, che però non sembra riconoscergli alcuna paternità».




permalink | inviato da bub il 15/6/2008 alle 7:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


15 giugno 2008

§

Antonio Donno
BARRY GOLDWATER. Valori americani e lotta al comunismo

 

Le Lettere, 2008, €18                                                                                                                                  

La figura politica e intellettuale del candidato repubblicano alla presidenza che, nel 1964, rilanciò il conservatorismo negli Stati Uniti

Le elezioni presidenziali americane del 1964, che seguirono l’assassinio di John F. Kennedy, videro l’emergere di una figura atipica nel panorama politico americano, il senatore dell’Arizona Barry M. Goldwater, che sfidò, perdendo, l’erede di Kennedy e della politica newdealista, Lyndon B. Johnson. Nonostante la secca sconfitta, Goldwater ebbe il merito di aver operato una vera rivoluzione nel Grand Old Party, il Partito Repubblicano. Facendosi interprete dei sentimenti e delle istanze della “seconda America”, l’America del Midwest, ma soprattutto dell’Ovest e del Sud-Ovest, Goldwater impresse al Partito Repubblicano un segno conservatore che restò sottotraccia per più di un quindicennio, per poi emergere prepotentemente con il trionfo di Ronald Reagan nel 1980. In sostanza, il successo di Reagan non può essere spiegato se non alla luce delle intuizioni e del programma politico messo in campo nel 1964 da Goldwater e da lui esplicitato in The Conscience of a Conservative del 1960 (un successo editoriale senza precedenti) e in Why Not Victory? del 1962, opere in cui il senatore dell’Arizona mise a punto in modo chiaro e diretto i principi del suo conservatorismo: l’antistatalismo, il recupero dei principi del liberalismo americano delle origini, il decentramento dei poteri, i diritti degli Stati, l’individualismo; e, in politica estera, la lotta senza compromessi nei confronti del comunismo.




permalink | inviato da bub il 15/6/2008 alle 7:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


14 giugno 2008

§§§

Sabato 14 giugno 2008 -  ore 17.30, L'Associazione Spazio Aperto di Via dell'Arco di Santa Margherita Ligure

presenta
 
BEAT GENERATION -  50 anni dopo
Relatore: prof. Massimo Bacigalupo, docente di letteratura anglo-americana all?Università di Genova
 
Ingresso libero.




permalink | inviato da bub il 14/6/2008 alle 11:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


14 giugno 2008

§§

Cari amici,
abbiamo il piacere di invitarvi a un incontro con

LARS GUSTAFSSON lunedì prossimo 16 giugno alle ore 21 al Festival di Poesia di Genova.
Vi aspettiamo numerosi!
Un caro saluto
Laura Ranza

Iperborea - http://www.iperborea.com




permalink | inviato da bub il 14/6/2008 alle 9:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


14 giugno 2008

§

Ion Pop

La Réhabilitation du rêve : Une anthologie de l'Avant-garde roumaine
Est/Maurice Nadeau ed., 2006, €30
" La Réhabilitation du rêve " propose - pour la première fois en France - une anthologie de l'" Avant-garde littéraire " roumaine. Des devanciers comme Urmuz, l'auteur des " pages bizarres ", considéré par Eugène lonesco comme " l'un des précurseurs de la révolte littéraire universelle ", " frère spirituel de Jarry ", et Tristan Tzara, futur chef de file de Dada, jusqu'aux surréalistes des années 40, ce livre rend compte d'un parcours riche en défis adressés aux traditions et aux conventions " bourgeoises " et en exploits novateurs. Des échos du futurisme et du dadaïsme, des engagements dans le sillage du constructivisme européen, des expériences insolites dans l'espace de la sensibilité surréaliste, se rencontrent dans une fertile et originale " synthèse moderne ", portant l'empreinte d'un contexte socio-littéraire et artistique spécifique. Un milieu qui enregistre la présence de noms qui devaient s'affirmer aussi en France, de Tzara lui-même à Ilarie Voronca, Eugène lonesco, Benjamin Fondane, Claude Sernet ou Gherasim Luca ; et, parmi les grands noms des arts plastiques, Constantin Brâncusi, Victor Brauner, Marcel lancu, Perahim. Un riche " dossier " de documents - manifestes et textes programmatiques - introduit le lecteur dans les débats passionnés qui se sont déroulés dans les années 20-40. Un choix de textes - poèmes et proses - illustrent l'apport au mouvement littéraire d'avant-garde de ses représentants les plus significatifs. L'étude introductive offre une lecture attentive de ce parcours unique.




permalink | inviato da bub il 14/6/2008 alle 8:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


13 giugno 2008

§§

Martedì 17 Giugno ore 12,00

Iperborea e La Libreria Archivi del ‘900

Vi invitano ad incontrare

THOR VILHJÁLMSSON

per una chiacchierata sull’Islanda. Interverrà il giornalista del “Corriere della Sera” Dario Fertilio

 Thor Vilhjálmsson (1925) è il più importante scrittore islandese contemporaneo, autore di romanzi, saggi, pièce teatrali e raccolte poetiche, e traduttore delle opere principali della letteratura mondiale. I suoi romanzi sono stati tradotti in molte lingue. Nel 1992 è stato insignito del Premio dell’Accademia Svedese. Nel 1998 Il muschio grigio arde si è aggiudicato il Premio del Consiglio Nordico e nello stesso anno Cantilena mattutina nell’erba ha ricevuto il Premio della Letteratura Islandese.

Libreria Archivi del ‘900, via Montevideo 9, 20144 Milano. Seguirà aperitivo




permalink | inviato da bub il 13/6/2008 alle 8:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sfoglia     maggio   <<  1 | 2 | 3 | 4  >>   luglio
 
 




blog letto 1 volte
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom

COSE VARIE

Indice ultime cose
Il mio profilo

RUBRICHE

Diario

VAI A VEDERE

biblioteca dell'egoista
fondazione de ferrari
breaking point
vento largo
archivio berneri-chessa
archivio carta stampata
fondation de rougemont
lampisterie
d. letizia
tarantula
radicali anarchici
barravento
archivio movimenti
finimondo
contrappunto
etnogastronomia ligure
liguria


bub






CERCA