.
Annunci online

bub
variazioni


Diario


16 agosto 2008

§

Andrew Meier

 

The Lost Spy: An American in Stalin's Secret Service

W. W. Norton & Company,  2008

Filled with dramatic revelations, "The Lost Spy" may be the most important American spy story to come along in a generation, exploring the life and death of Isaiah Oggins, one of the first Americans to spy for the Soviets. of illustrations.




permalink | inviato da bub il 16/8/2008 alle 7:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


15 agosto 2008

§

Harvey Pekar - Paul Bhule

Studenti contro il potere

 Alet, 2008, 17 

Le lotte e gli ideali di una generazione convinta che il contributo di ogni singola persona potesse davvero cambiare le sorti del mondo. Una documentata, appassionata e al tempo stesso accessibile storia del movimento radicale americano fondato negli anni Sessanta e all’origine di tutta la contestazione giovanile sucessiva. La lotta contro la guerra, il razzismo, la discriminazione sessuale dominanti allora. Dalla nascita del movimento per la pace e i diritti civili alle manifestazioni di massa contro la guerra in Vietnam. Un pezzo di storia americana riproposto attraverso le testimoninaze inedite e le graffianti immagini di chi ha vissuto quei giorni. Traduzione e cura di Fabrizio Grillenzoni-




permalink | inviato da bub il 15/8/2008 alle 7:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


15 agosto 2008

*

Marco Iacona, 1968. Le origini della contestazione globale, Presentazione di Gianfranco de Turris, Solfanelli, 2008

dalla Introduzione dell'Autore

     Il testo che segue intende esaminare alcuni punti di vista di quotidiani e periodici in relazione all’esplosione della “contestazione globale” negli ultimi mesi del 1967. Come si vedrà dalle pagine che seguono, ho scelto di dare un più ampio spazio alla stampa di destra, per almeno due motivi.
     1. Le posizioni della destra sul Sessantotto, seppure indagate per buona parte da certa editoria “alternativa” sono a tutt’oggi meno conosciute rispetto a quelle della parte avversa (1). Questa circostanza è, dal mio punto di vista, uno degli esempi più classici di quella che da tempo viene definita egemonia culturale della sinistra. Poche informazioni e poche pubblicazioni (o molte pubblicazioni ma con poca diffusione) si traducono immediatamente in povertà di idee, e ciò a prescindere dalla validità delle stesse.
     2. Durante il Sessantotto all’interno della destra si consumerà una rivolta nella rivolta e ciò avrà conseguenze di non poco conto. Nel breve, medio e lungo periodo, la destra italiana, che aveva assistito ai cambiamenti sociali e culturali dei Sessanta da una posizione di retroguardia, uscirà in parte trasformata, al pari di quella sinistra che, nelle sue componenti giovanili (non tutte e non subito, però), si andava rinnovando grazie ai mutamenti politici in corso.
     Per la storia della destra il Sessantotto sarà un anno fondamentale. Gli avvenimenti di quel tempo renderanno palesi le difficoltà di una “decodificazione politica”, da parte del Msi e della destra in generale. D’altra parte, in un mondo che si avviava verso una “modernità di tipo globale”, una destra politica conservatrice, o “rivoluzionaria” secondo modelli già sconfitti (a prescindere dalla loro validità), o incarnante un terzaforzismo inteso da tutti come minaccia alla democrazia, non poteva non affondare nella voragine scavata dal proprio isolamento. Discorso per certi aspetti simile poteva essere fatto per il côté culturale della destra che tuttavia proprio in quegli anni troverà, anzi ritroverà, intatti i propri presupposti ideali.
     Nel corso di questo verranno messe a contatto due diverse letture del Sessantotto. L’una, quella del “Sessantotto di lungo periodo”, considererà (certo in breve) le principali novità che caratterizzarono gli anni Sessanta, l’altra guarderà ai problemi del mondo universitario italiano come cause dirette delle rivolte studentesche che si manifestarono nell’anno accademico 1967-68. Di queste riferirò con qualche dettaglio, soprattutto per il periodo più “vivace”, quello compreso fra la “Valle Giulia” romana e “quella milanese”: 1-25 marzo 1968. È del tutto ovvio che l’una lettura non potrà non introdurre, comprendere o completare l’altra.
     Infine, per circoscrivere il discorso ai moti studenteschi, ho ritenuto opportuno sospendere l’indagine nel momento in cui si ha notizia dei primi tentativi di saldare movimento studentesco e classe operaia. Com’è noto codesto matrimonio, reale o presunto, è da ritenersi un capitolo a parte nella storia del nostro Paese.

M.I.

Nota 1) Cfr., almeno, A. Baldoni, Il crollo dei miti, Settimo sigillo, Roma 1996; G. de Turris, La dittatura occulta, Sveva editrice, Andria 1997; M. Veneziani, 68 pensieri sul 68, Loggia de’ Lanzi, Firenze 1998; A. Gasparetti, La destra e il ’68, Settimo sigillo, Roma 2006.




permalink | inviato da bub il 15/8/2008 alle 7:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


14 agosto 2008

§§

Johann Peter Eckermann

Conversazioni con Goethe

Einaudi - I Millenni, 2008, €85

Goethe è stato l'ultimo genio universale. Poeta, scienziato, filosofo, romanziere: per lui il sapere, l'arte e la vita non erano strutturati in compartimenti stagni, ma rispondevano a un'unica visione del mondo.
Il libro di Eckermann, scritto dopo nove anni di intima frequentazione col maestro, ci restituisce questo atteggiamento totalizzante più di qualsiasi opera dello stesso Goethe. Nelle pagine delle Conversazioni sfilano i personaggi più illustri dell'epoca, ma anche chi ebbe un ruolo importante nella vita privata di Goethe: Napoleone e Schiller, Byron e Voltaire, amori di gioventù e famiglia. E poi i quadri di Delacroix, la musica di Mozart, I promessi sposi di Manzoni; i suoi pensieri sull'arte, l'architettura, l'astronomia, la Bibbia, la letteratura cinese, i sogni, l'etica, la libertà, l'immaginazione, l'immortalità, l'amore, la natura e molto altro ancora. Un libro che è la summa della cultura occidentale attraverso la vita e il pensiero di un uomo. Un modello letterario che è stato citato e copiato nell'Ottocento e nel Novecento, ma che in realtà rimane un unicum irripetibile, non per nulla definito da Nietzsche «il miglior libro tedesco che sia mai stato scritto». Contributi di Hans Ulrich Treichel, Luca Bianco. Traduzione di Ada Vigliani. A cura di Enrico Ganni.




permalink | inviato da bub il 14/8/2008 alle 7:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


14 agosto 2008

§

Guggenheimer Jacob S

Der Sand in den Augen. E. T. A. Hoffmann und die Geburt einer deutschen Männlichkeit

 Drava, 2008

 »E.T.A. Hoffmann ist der unerreichte Meister des Unheimlichen in der Dichtung« schrieb Freud 1919 und setzte dem Autor des Sandmanns damit ein oft herbeizitiertes Denkmal. Das Unheimliche aber, erklärt Freud weiter, speist sich aus der Verunsicherung, ob das »überwundene Unglaubwürdige nicht doch real möglich ist«.




permalink | inviato da bub il 14/8/2008 alle 7:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


13 agosto 2008

§

Graham Vickers

 
Chasing Lolita:

How Popular Culture

Corrupted Nabokov's Little Girl All Over Again

 
Chicago Review Press, 2008

 
In the summer of 1958, a 12-year-old girl took the world by storm-"Lolita" was published in the United States-and since then, her name has been taken in vain to serve a wide range of dubious ventures, both artistic and commercial. Offering a full consideration of not only "the Lolita effect" but shifting attitudes toward the mix of sex, children, and popular entertainment from Victorian times to the present, this study explores the movies, theatrical shows, literary spin-offs, artifacts, fashion, art, photography, and tabloid excesses that have distorted Lolita's identity with an eye toward some real-life cases of young girls who became the innocent victims of someone else's obsession-unhappy sisters to one of the most affecting heroines in fiction. New insight is provided into the brief life of Lolita and into her longer afterlives as well.




permalink | inviato da bub il 13/8/2008 alle 7:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


13 agosto 2008

*

USI Liguria

 SGOMBERATO DOPO OTTO ANNI DI VITA E ATTIVITA’LO SPAZIO SOCIALE AUTOGESTITO LIBERA!

Libera è uno spazio sociale autogestito che nasce otto anni fa nella campagna modenese grazie all’iniziativa del collettivo libertario anarchico degli Agitati. Collettivo di circa trenta persone, già fondatore della biblioteca Unidea.
Libera realizza senza perdere tempo e con entusiasmo e impegno quanto si erano proposti i suoi fondatori, innanzitutto uno spazio gestito assemblearmente, uno spazio libero, aperto, ecologico, dove cultura, divertimento, musica, discussione, condivisione, rispetto per ogni singolo sono vissuti, come dice il nome che è stato scelto, appunto all’insegna della Libertà. Circa un anno dopo nasce sul luogo un’abitazione sociale, uno spazio di convivenza comunitaria a contatto con la natura dove gli orti e i campi circondano la casa, dove si sperimentano teatro e pittura e soprattutto veri rapporti umani, un esperimento del tutto opposto a quelli che sono i percorsi della “società civile” al di fuori.
E dal di fuori, infatti, comincia a profilarsi la minaccia: già 5 anni fa il comune di Modena comunica l’intenzione di costruire un autodromo su quello spazio. Un luogo di cemento e di non-vita. Inizia la lunga e instancabile resistenza, con svariate iniziative e molta solidarietà.
Recentemente l’epilogo: il PD e la società interessata all’autodromo (la ditta Vintage, che lavora principalmente con l’accademia militare, il comune di Modena e varie aziende di Montezemolo) ottengono il nulla osta della provincia. Il 26 maggio scorso il progetto dell’autodromo di Marzaglia è approvato. Quello stesso giorno ha luogo un presidio, seguito da un corteo il 14 giugno. Dopo la lettera ufficiale di sgombero del 17 luglio iniziano i lavori per l’autodromo (la distruzione dei boschi e della natura di quel luogo) e inizia la resistenza serrata e continua, il blocco della via Emilia, il presidio alla Coop, il volantinaggio al casello autostradale, le lunghe e numerose notti sul tetto della casa (“….mi accorgo che anche nel buio della notte, quando vedo la natura circostante vivere – al contrario della città – Libera vive.”), l’avvicendarsi di compagni, i comunicati di solidarietà. Fino allo sgombero dell’8 agosto. Cattivo e violento. Ogni cosa ammucchiata e distrutta, i compagni picchiati, denunciati e scacciati.
La volontà di reagire però non è stata schiacciata. Libera vive ancora, e non soltanto nei cuori. Continuerà le sue attività in ogni modo possibile, anche se quest'anno non potrà esserci la fiera dell'autogestione. Sabato 20 settembre avrà luogo un corteo nazionale, e altre iniziative nei giorni 19, 20 e 21.  E non solo. Libera non rinuncia ai suoi programmi, intende portare avanti e concretizzare i suoi progetti, anche se non ha più il suo spazio (la torrefazione del caffè del Chiapas, un ambulatorio, un'officina e una scuola autogestiti). Perché i progetti di morte e di asservimento in nome del profitto ad ogni costo non soffochino i progetti di vita e libertà.
Le notizie e le immagini della distruzione di Libera sono qualcosa che ci indigna nel profondo, non è facile trovare le parole per esprimere la nostra delusione e la nostra rabbia.
Ma noi sappiamo che la distruzione che è stata effettuata, orribile, certo, violenta, disgustosa, bruttissima, è però solo materiale, sappiamo che le idee, le convinzioni, i sogni (e che non si trattava unicamente di sogni i compagni di Libera lo hanno ampiamente dimostrato!), non si possono distruggere. Libera ha fatto vedere a chiunque sia in grado di vedere che l’autogestione è possibile e realizzabile, che può esserci un mondo gestito e vissuto liberamente e in modo solidale dal basso, e non solo un mondo gestito, comandato, mercificato, oppresso e perseguitato dall’alto.
Ai criminali del profitto e dello sfruttamento, ai politicanti senza coscienza e senza scrupoli, a chi gli crede o a chi resta zitto e indifferente diciamo: non potete fermare e distruggere la libertà! Esiste qualcosa di troppo bello e profondo per voi, che non arriverete mai a toccare! “Non potete fermare il vento, gli fate solo perdere tempo!”
Ai compagni di Libera esprimiamo ancora, con forza, tutta la nostra solidarietà (e la nostra gratitudine). Tenete duro!! Siamo con voi. Così come tanti altri. Nulla di ciò che avete fatto è andato perduto: ciò che avete seminato darà i suoi frutti. Ogni battaglia per la libertà è durissima, troppo spesso il nemico pare avere la meglio, ma la realtà è che ciascuna di queste battaglie ha fatto avanzare la libertà di un nuovo passo.
USI Liguria




permalink | inviato da bub il 13/8/2008 alle 7:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


12 agosto 2008

*

Dal Blog di Remo Bassini, autore di La donna che parlava con i morti (Newton Compton, 2007) presentato ad Imperia ai primi di agosto

http://remobassini.wordpress.com/

(8 agosto 2008) Ho appena finito di autografare otto, o nove libri non so, magari dieci. Ho voglia di fumare, di uscire, di raggiungere Marino Magliani, ringraziarlo, dirgli che la presentazione a Imperia del mio libro non poteva andare meglio: quaranta persone almeno in una serata caldissima, la troupe della Rai, la signora che, alla fine della presentazione, dice che…, la gradita visita di Latifah, prima dell’inizio.
Sto per uscire, e proprio quando metto in tasca la mano per tirare fuori la camel light sento una voce che mi chiama: Bassini.
E’ il libraio. Mi chiede se conosco una certa Loredana B.
Perché sa -aggiunge - ho visto che lei di Cortona e io conoscevo questa ragazza, con il suo stesso cognome, di Cortona pure lei.
E’ mia cugina, dico. Lui mi guarda. E’ troppo poco come risposta.
Tre parole che non dicono niente. Ho più di venti cugini primi, penso, e penso anche che non c’è tempo per raccontargli la storia, che magari lui conosce, di questa mia cugina che, con altri tre fratelli, perse il padre che era piccina.
Il mondo è piccolo, comunque. A Imperia trovo, meglio ritrovo, questo ricordo, ché io e Loredana siamo stati compagni di gioco in un’estate spensierata quando si aveva sedici anni, e trovo anche una signora di Vercelli, un’ex assessore, combattiva, bella persona, che non conoscevo…
E per la prima volta, a Imperia, e c’è stata attenzione, proprio parlando del mio passato (Cortona) e del mio presente (Vercelli) ho spiegato meglio Anna Antichi, la protagonista de La donna che parlava con i morti.
Oltre al giallo, oltre alla storia d’amore: e non so mica se è giusto spiegare un libro.
Comunque.
Ho detto che tra me e Anna Antichi c’è un punto in comune che è lo stesso punto in comune che hanno tante persone, oggi.
Siamo figli dell’Italia del dopoguerra, cattocomunista, superstiziosa. Oggi siamo figli d’una tecnologia che ci fa passare ore davanti a dei monitor, io almeno.
Ho ricordato quando, ragazzo, andavo a raccogliere il grano, appunto a Cortona.
I covoni, lasciati sul campo, che noi (intendo due squadre) con i forconi caricavano sui carri (barocci) trainati da una coppia di vacche chianine.
Poi, dopo aver sudato e bestemmiato e cantato, si andava sull’aia, a bere vino.
Lì, ascoltavo storie.
Anna Antichi è un po’ così. Ha avuto una storia(ccia) d’amore grazie a una chat ma si sente attratta, e non è solo nostalgia, al mondo di suo padre.




permalink | inviato da bub il 12/8/2008 alle 8:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


12 agosto 2008

§

JACQUES LIPCHITZ: SCULPTURES, BAS-RELIEFS ET DESSINS

 

Galerie Marlborough Monaco, 29 juin – 19 septembre 2008

 

La galerie Marlborough Monaco a l’honneur de présenter une exposition monographique de Jacques Lipchitz, indéniablement un des maîtres de la sculpture du XXe siècle. L’exposition réunit une trentaine d’œuvres, sculptures, bas-reliefs et dessins préparatifs datant de 1912 à 1971 et propose une vision rétrospective sur la création du sculpteur. L’œuvre de Jacques Lipchitz est surtout connue pour la période cubiste qui s’étend de 1915 à 1925. Au début il y a les « compositions géométriques simplifiées », ce qu’il appelle sa période « proto-cubiste ». A partir de 1915 il réalise ses premières œuvres cubistes de maturité qui l’ont défini comme le sculpteur cubiste par excellence. L’œuvre Sculpture, 1916, présentée à l’exposition, est un exemple caractéristique de ses recherches sur le cubisme analytique et de son désir de « créer un art aussi pur que du cristal ». Lipchitz décrit la sculpture comme une femme assise sur un banc ou une pierre. La figure et la chaise sont inséparables, totalement intégrées. Si l’on regarde attentivement, on distingue la courbe de la taille et la jambe tandis que la tête et les yeux sont clairement visibles. Enfin, Il y a un jeu d’illusions optiques qui renforce l’abstraction de la pièce, caractérisée par une multiplication des plans positifs et négatifs.
En 1925 Lipchitz abandonne la syntaxe formelle du Cubisme et les œuvres qui succèdent, les « transparents », manifestent une nouvelle orientation et une autre approche de la sculpture. Il s’agit d’une « structure ouverte dans laquelle vides et solides s’équilibrent » et le sculpteur renonce à l’aspect monolithique de l’œuvre. A la création de sa première sculpture transparente Meditation, il semble découvrir « un concept entièrement nouveau: la sculpture en tant quespace, l’âme immatérielle de la sculpture plutôt que sa corporéité physique ».
Plus tard les œuvres des années 30 reflètent son intérêt pour les grands thèmes bibliques ou mythologiques, à la matière baroquisante, à travers lesquels il exprime son inquiétude face aux événements qui l’entourent. L’œuvre de Lipchitz est considérée par un grand nombre d’historiens de l’art comme une des plus autobiographiques de sa génération : les joies et les regrets de sa vie personnelle, les événements politiques, la guerre, l’Holocauste et l’histoire du peuple juif ont nourri ses créations. Ses nombreux écrits et sa longue correspondance révèlent ses préoccupations et ses sources d’inspiration. Lorsqu’il émigre aux Etats-Unis en 1941, chassé par la guerre et les persécutions, ses premières sculptures manifestent sa joie d’avoir échappé à la cruauté de la guerre. A New York, il commence une seconde carrière les thèmes autobiographiques, bibliques ou mythologiques reviennent, vus sous un angle plus universel. Parallèlement, Il réalise de nombreuses commandes publiques aux Etats-Unis et en Europe et travaille périodiquement sur des œuvres expérimentales de petit format. The Last Embrace, 1971 (La dernière étreinte) représente la version finale d’un thème récurrent depuis les années 20 qui est devenu l’un de ses principaux motifs. Grâce au thème de l’étreinte Lipchitz illustre un éventail d’émotions et de relations corporelles il y a toujours une ligne ambiguë entre l’amour et l’affection, la violence et la mort. Il est un de rares artistes dont la création révèle une diversité de styles et de thèmes, animé toujours par « une insatiable curiosité et un amour passionné de la vie ». Chaïm Jacob Lipschitz naît le 2 août 1891 à Druskininkai, en Lituanie. Il arrive à Paris en 1909 et commence ses études à l’Ecole des Beaux-arts et à l’Académie Julian. Il se lie d'amitié avec les artistes de La Ruche comme Diego Rivera, Max Jakob, Amedeo Modigliani et fait alors la connaissance des artistes cubistes Pablo Picasso, Juan Gris. Il commence à exposer en 1912 et sa première exposition personnelle a lieu à la Galerie de l’Effort Moderne (Léonce Rosenberg) en 1920. En 1941 il s’installe aux Etats-Unis il passera le reste de sa vie, séjournant en Italie tous les étés depuis 1963. Sa collaboration avec la Marlborough Gallery débute en 1962. Jacques Lipchitz meurt le 26 mai 1973 à Capri à l’âge de 82 ans.




permalink | inviato da bub il 12/8/2008 alle 8:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


11 agosto 2008

§§

VIA DEL SALE

a cura di Silvana Peira e Nico Orengo, varie sedi, dal 3 agosto al 12 ottobre 2008


Il centro culturale Il Fondaco di Bra con il sostegno della Regione Piemonte presenta la settima edizione della rassegna di arte contemporanea Via del Sale a cura di Silvana Peira e del noto scrittore Nico Orengo.
Una mostra di arte contemporanea che si svolge nel segno di un profondo affetto per un territorio ruvido e complesso come l’Alta Langa svelando, attraverso l’arte, bellezze paesaggistiche e testimonianze storico-architettoniche, regalando momenti di intrattenimento trasversali alla luce di un importante patrimonio enogastronomico. Un percorso artistico-culturale, ma al tempo stesso geografico che ridisegna lo snodarsi della Via del Sale, l’antica strada del commercio che portava dai monti al mare e che ancora oggi collega i luoghi in cui si svolge la manifestazione: da Santo Stefano Belbo, il paese in collina descritto e vissuto da Cesare Pavese, passando per la splendida cittadina medievale Cortemilia, i minuscoli e arroccati Bergolo e Levice fino a Finalborgo, frazione di Finale Ligure considerata tra i borghi medioevali più belli d'Italia. La Via del Sale è una rassegna consolidata sul territorio che, ormai da sette anni, presenta lavori realizzati da artisti emergenti e maestri dell’arte contemporanea, coinvolti e conquistati dalla magia di una mostra collettiva dove ogni particolare è il frutto di una profonda collaborazione fra spazio, arte, territorio...




permalink | inviato da bub il 11/8/2008 alle 8:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


11 agosto 2008

§

Simon Kuper
Calcio e Potere

ISBN Edizioni, 2008

Questa è la storia politica e sociale dello sport più popolare del mondo. La prospettiva mondiale di Kuper diventa un racconto sul campo che tiene insieme il consenso a Mussolini e l'ascesa di Berlusconi, l'indipendentismo basco e catalano, lo scontro religioso in Irlanda tra Celtic e Rangers, i traumi della Seconda guerra mondiale tra Germania e Olanda, la contrapposizione tra squadre borghesi e popolari. Perché il calcio è molto più di un gioco: è uno spazio simbolico dove prendono forma e si sfogano l'appartenenza e l'avversione. Può essere usato da dittatori e politicanti, accendere rivoluzioni o salvare regimi. E non ha affatto finito di essere politico.




permalink | inviato da bub il 11/8/2008 alle 8:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


10 agosto 2008

*

Les Anarchistes e “Pietro Gori

Mauro Macario,A, rivista anarchica”, anno 38 n. 337, estate 2008

Nelle democrazie apparenti, lo Stato di Cancellazione sta sostituendo il metodo brutale dell’eliminazione fisica di un soggetto politicamente molesto, con l’eliminazione della memoria culturale, andando alle radici della conoscenza e estirpandola. Questa operazione coordinata su scala mondiale ormai riguarda non più l’individuo isolato ma l’intera società preludendo così all’uomo “nuovo”, appunto “smemorizzato.”
Per non creare il martire occorre dimenticare tutti quelli che lo hanno preceduto, non avere punti di riferimento né informazioni alternative se non la fonte istituzionale depurata e snaturata.
Partendo da quella società ipotizzata da Francois Truffaut nel suo lontano – ma quanto vicino! – film “Farenheit 451” (il grado di calore a cui brucia la carta) dove, a causa di un regime che vieta la lettura e incenerisce i libri con i lanciafiamme, un gruppuscolo di “ partigiani cartacei” impara a memoria un volume a testa per poterlo tramandare, fino alla città di “Alphaville”, lontano, ma quanto vicino! – film di Jean Luc Godard , sulla missione di un agente destabilizzatore che cerca di riportare a livello umano una civiltà interstellare dove addirittura i sentimenti, l’amore stesso, sono proibiti e perseguitati, il passo è breve. Anzi, il passo è stato fatto. Ci siamo dentro.

La conoscenza provoca il sogno, e il potere sa che il sogno trasforma. Non più asserviti, ci si accinge alla disobbedienza. Il potere è transgenico, l’anarchia è un prodotto biologico. Accettando le ideologie storiche come decadute, le utopie generazionali come infrante, oggi le contrapposizioni si fanno più drammatiche e allarmanti ma diversificate, perché l’ordine planetario ha ormai raffinati strumenti per infiltrarsi negli interstizi antropologici del comportamento e manipolarlo attraverso una filosofia pedagogica mediatica che determina una crescita collettiva aculturalizzata, barbara, mirando e stimolando il suo metabolismo consumistico di cyber bulimico e onanistico. L’emergenza è nei rapporti interpersonali, nella disidratazione della solidarietà, nella voglia nascosta, e neanche troppo, di sangue fresco. La contrapposizione è tra il sentire e il non sentire più, tra l’uomo sensibile e il desertificato, tra l’intelligente e il cretino. I termini della rivolta si spostano, subiscono una scansione, superano i criteri manualistici, gli stilemi storici di base perché nella “dimenticanza” finalizzata a disinnescare l’ordigno pubblico della coscienza, si nasce e si muore nell’istante, senza più un passato umanistico, senza un decorso critico, senza un’implosione emotiva. Così la nostra deperibilità, senza radici, accellera il suo processo degeneratore appena dopo la nascita.
Come cicale viviamo un giorno. In un giorno non si fanno progetti. Vogliono uomini senza storia, soprattutto non in grado di rifarla. Alle balie sociali si sono allungati i canini. Se tu berrai il loro latte, loro succhieranno il tuo sangue. Questa è la legge del paggio. All’ufficio di collocamento, per prenotarsi, c’è una fila di qualche milione di disoccupati bramosi di essere ricevuti a corte per pulire i cessi dei regnanti.
Con la complicità delle multinazionali dell’editoria spariscono i grandi scrittori e nelle vetrine vengono esposti i nani della scrittura demenziale, spesso sostenuti da una critica compiacente e prezzolata che non ha più la capacità di indignarsi e di scuotere l’opinione pubblica per un arrembaggio etico a difesa della nostra dignità rinascimentale. I metodi scolastici si rivolgono al computer, i futuri “glacializzati” leggeranno online perdendo la gioia tattile-cartacea di quest’oggetto parlante e l’ormeggio con la cultura ombelicale. Veleggeranno come astronauti sganciati dal modulo materno verso il buio cosmico.
È l’epoca della Sostituzione Protesica. L’umanesimo muore nella videotecnologia virtuale. L’uomo sintetico, duplicabile, è pronto alla consegna in pacchi di montaggio. Il libro finirà su E-Bay, o nelle librerie antiquarie per collezionisti passatisti. Ti ricordi di Pavese, Vittorini, Papini, Soffici? Ti ricordi di Pinelli, Valpreda, Serantini? Sai chi sono Sacco e Vanzetti? No, non sono I Sonora.
In ambito musicale non abbiamo più i nostri Tenco, De André, Gaber, Bindi, Endrigo, poeti in musica inclonabili della cui perdita non sappiamo ancora calcolare la portata. Restano Paoli e Guccini a salvarci dal degrado attuale della musica italiana che ci viene somministrata come un menù per anoressici, un chef de rang che esalta il Mc Donald’s, i quattro salti in padella. Perché l’omologazione del conformismo e dell’anticonformismo riguarda sia i cantanti “popolari” che i gruppetti dilettantistici che pensano di fare “ricerca” o “avanguardia”. Invece si equivalgono nei loro loculi euclidei precostituiti, etichettati, e obsoleti. La televisione, poi, è peggio della spazzatura campana. È un’offesa razzista.

Per fortuna, sono tornati gli anarchici, anzi “Les anarchistes”: con loro c’è Pietro Gori. La memoria ci viene restituita e trafugata.

“…e poi questa malattia che lo teneva tanto male, poverino…lui è morto mi pare i primi giorni di gennaio dell’undici, l’otto gennaio dell’undici appunto, all’ultimo dell’anno aveva fatto un brindisi, aveva detto:” E se tu non mi dai la salute che aspetto, nuovo anno tu sia maledetto!”. E infatti morì pochi giorni dopo…e allora appunto una notte verso le quattro sentii bussare, perché abitavamo porta a porta qui nel palazzo che adesso è il Darsena, prima era un palazzo bellissimo, palazzo medievale magnifico…e si abitava porta a porta, neanche ci divideva no scalino, così…e venne:”More Pietro! More Pietro!” sicché ci alzammo, io avevo i bambini piccoli, sicché io andavo e venivo…e lui poverino…e lei diceva:” Ma no, Pietro, vedi, è una crisi, poi ti passa…” E dalle quattro arrivammo fino al mattino, tanto a un certo momento lui disse:” Bice, Bice, apri, apri la finestra! Fammi rivedere il sole! Fammi rivedere il sole!” E lei aprì tutta la finestra, infatti il sole…perché lì è magnifico…inondò il letto addirittura…E poi, io andavo e venivo, quando sono ritornata, mio marito era sempre lì e disse:” Guarda, Letizia, è spirato in questo momento, è spirato. Vieni a sentire, vieni a sentire!” e m’alzò la testa, poverino, di lui, misi la mano tra il guanciale e la testa sentii ch’era sempre caldo.
D. Lei non vide i prete entrare in casa alla sua morte?
R. No, no…ma era veramente bono, lui parlava sempre dei suoi viaggi, che aveva fatto in Ame…oltremare diceva, oltremare… ( testimonianza tratta dal libro “È tornato Pietro Gori” di Patrizia Piscitello e Sergio Rossi, edito da Elbareport nel 2008)
Forse quello che Gori sperava di vedere dalla finestra, in quel sole invernale, a Portoferraio, era il Grande Sogno in piena luce, a occhi aperti, tra delirio ed evocazione, finalmente nelle strade, sui volti della gente, dentro le case: un nuovo assestamento armonioso di tutte le cose. Forse lo vide, perché l’aveva perseguito per tutta la vita quel sogno, forse lo vide solo lui, ma non importa. Andrà oltremare quel sogno, magari non troverà accoglienza in nessun luogo, magari resterà per sempre al largo, a galleggiare nell’immaginario di neri gabbiani in volo permanente, alla ricerca di una terra d’approdo,” fra diecimila anni o domani mattina!” come diceva Léo Ferré.
Il sogno di Gori è ripercorso, nei suoi versi cantati, da “Le anarchistes”, la band d’origine carrarina che ha in Nick Toscano e Max Guerrero i suoi meritevoli ed eroici fondatori. È giusto e doveroso ricordare l’itinerario artistico del gruppo che con umiltà pragmatica e fedeltà utopica ha dato prova, nel corso del tempo, di un rigore e di una coerenza davvero encomiabili senza mai cedere a nessun compromesso, e noi sappiamo quanto sia dura la vita oggi per i “cani sciolti” ma “i cani quando fiutano la compagnia/ Si agitano/si sbarazzano del collare/ E posano l’osso come si posa la sigaretta quando si deve fare qualcosa d’urgente/ Tanto più se l’urgenza consiste in un’idea da sbattervi sulla faccia” (L. Ferré trad. E. Medail). E questa “urgenza” Les Anarchistes l’hanno sempre sentita, questa “tensione verso” li ha sospinti lontano dai territori beceri del rumore musicale a fini commerciali, conducendoli in una zona geo-onirica di incomparabile bellezza e dalla quale non si torna: l’anarchia, la sua storia, i suoi protagonisti, la nostra attesa.

I primi due album “Figli di origine oscura” (Premio Ciampi 2002) e “La musica nelle strade!” (2005) che usufruivano ancora della collaborazione interpretativa di Marco Rovelli, ora staccatosi dal gruppo, non sono stati solo una premessa, come spesso capita, ma già ci avevano coinvolto trascinandoci nel cuore di questa avventura musicale transtemporale che si sposta dal passato al presente con una volontà situazionista difficile da riscontrare in altre formazioni. Però l’ultimo album appena uscito e intitolato semplicemente “Pietro Gori” è un ulteriore “stacco in alto” di grande raffinatezza musicale, di sonorità ricercate, di un incedere ritmico-insurrezionale che da sempre agita l’animo degli arrangiatori regalandoci un impatto emotivo di rara potenza tra anatemi, evocazioni, requisitorie e pietà. La rivisitazione musicale è di una tale moderna pienezza che rivela uno stile inconfondibile e compiuto, il clima prodotto dall’ensemble dispiega un linguaggio profondamente suggestivo, e ogni musicista, pur nel rispetto della concertazione collettiva, ha modo di essere presente con la propria seducente individualità.
Cosi è per i suoni modulati, aspri o languidi, ma sapientemente dominati da Lauro Rossi al trombone, così è per il sax magico e solitario di Mauro Avanzini che sa trasformarlo in un’entità a lui siamese ma con identica voce interiore, cosi è per la discreta e vigile incandescenza del basso di Pietro Bertilorenzo, cosi è per l’ubiquità intellettuale e tentacolare di Max Guerrero che si duplica all’infinito tra key, prog, groove, e percussions, cosi è per l’ospite Zita Barbara, vera virtuosista misterica del violino dal quale estrae e reinventa “sussurri e grida” lirici e laceranti che toccano e fibrillano nei processi segreti dei nostri discioglimenti, cosi è per Mirko Sabatini alla batteria, no, oltre la batteria, direi a uno dispiegamento di forza ordinata, suddivisa, mantenuta, a un crivellamento impetuoso ed elegante, a uno stile teso e lapidario, a una furia trattenuta, sminuzzata, pirotecnica, così è infine per Nick Toscano, chitarrista di respiro europeo, maestro della tastiera ardente: tra le sue dita c’è il sangue della Spagna risorta.
Gli arrangiamenti portano la sua firma e quella di Max Guerrero. Quali elogi meritano le voci trascendentali di Cristina Alioto e Alessandro Danelli?
Avviluppati in intrecci canori danzano figurazioni melodiche struggenti, si scambiano al trapezio dei versi dolenti, rientrano dirompenti tra assoli e sovrapposizioni, perseguendo la massima potenzialità espressiva delle proprie qualità interpretative, permeando di tutti i sentimenti umani i brani di Gori, riesumando antichi echi spenti di voci rivendicate a distanza, al di là del tempo, con rabbia e compassione. Sono loro le voci della memoria, le corde vocali ricucite ai silenziati, la coscienza del passato tra luce e miseria. I suoni della Storia sepolta.
Da sottolineare l’intervento recitativo, denso e livoroso, di Lucariello degli Almamegretta in “Inno del Primo Maggio”, e quello più selvatico e “nature” di Sergio Rossi alla fine del percorso. I brani sono: Inno del Primo Maggio – Stornelli d’esilio – L’estaca – Addio a Lugano – Già allo sguardo – Solo un bandido (di Toscano –Guerrero) – Sante Caserio – Amore Ribelle – Inno dei lavoratori del mare – Stornelli elbani. Il CD è stato prodotto per l’evento “È tornato Pietro Gori, anarchico pericoloso e gentile” che si è tenuto all’isola d’Elba dal 29 aprile al 4 maggio del 2008.
L’album ha una dedica: in ricordo di Pippo Bacca, spirito libertario.




permalink | inviato da bub il 10/8/2008 alle 7:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


9 agosto 2008

§§

BENIAMINO E CARLA JOPPOLO: DUE IN UNO

Atelier Savaia, Albisola Marina, dal 28 luglio al 12 settembre 2008

Torniamo con la mente al dopoguerra, quando Lucio Fontana ritornò dall’Argentina con il Manifiesto Blanco, compilato a Buenos Ayres con i suoi allievi, venne a Albisola dove soltanto Milena Milani aderì alle nuove teorie. Più tardi esse vennero percepite da altri artisti e intellettuali a Milano e, tra questi, lo scrittore, poeta, drammaturgo, critico d’arte e anche pittore, Beniamino Joppolo, siciliano di Patti (Messina) dove era nato nel 1906. Nel 1942, in piena seconda guerra mondiale, aveva sposato la pittrice milanese Carla Rossi da cui avrà due figli. Entrambi, Beniamino e Carla, ammiratori di Fontana e fedelissimi dei programmi artistici della Galleria del Naviglio, dove Beniamino tiene nel 1949 la sua prima personale. “Due in uno” è il titolo della manifestazione presentata lunedì 28 luglio, alle 11,00, nella Sala Rossa del Comune di Savona, ed inaugurata nel pomeriggio, alle 18,30 ad Albisola presso l’Atelier Savaia, via Repetto 10 con l'eposizione di alcune opere dei due Joppolo, provenienti dalla Collezione Giorgio Venturino. Sono intervenuti alla presentazione Roberto Giannotti, direttore de L’Agenda; Fabio Lenzi, Assessore alla Cultura del Comune di Albisola Marina; Milena Milani, presidente della Fondazione Emme Emme Ci Ci (Fondazione Museo di Arte contemporanea Milena Milani in memoria di Carlo Cardazzo), Silvio Riolfo Marengo, vicepresidente della Fondazione; Michela Savaia e Lorenza Rossi, consiglieri della Fondazione. L’artista-collezionista Giorgio Venturino racconta il suo incontro con Carla Joppolo, negli anni Settanta, quando egli dirigeva la Ruota di Albisola, la fabbrica dell’avvocato Luciano Germano, dove gli artisti si recavano a fare ceramica. L’evento in Sala Rossa e all’Atelier Savaia è organizzato dalla Fondazione EmmeEmmeCiCi con la collaborazione dell’Associazione Albisola Arte e Cultura, presidente Michela Savaia. La mostra terminerà il 12 settembre 2008. “I due Joppolo, Beniamino e Carla, entrambi miei carissimi amici” ha detto Milena Milani”sono una coppia come quella dei due Delaunay, Robert e Sonia. Dal 1954 gli Joppolo si trasferirono a Parigi, dove Beniamino morirà nel 1963, un mese prima del suo gallerista e mio compagno Carlo Cardazzo. Più tardi scomparirà anche Carla. Sono grata a Giorgio Venturino e lo ringrazio della sua generosa disponibilità”.




permalink | inviato da bub il 9/8/2008 alle 7:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


9 agosto 2008

§

Benedict Anderson

SOTTO TRE BANDIERE. ANARCHIA E IMMAGINARIO ANTICOLONIALE

MANIFESTOLIBRI, 2008, €32

In questo nuovo libro Benedict Anderson ripensa radicalmente i temi del suo classico testo sul nazionalismo, "Comunità immaginate", attraverso un viaggio nella politica e nella cultura di fine Ottocento che spazia dai Caraibi all'Europa imperiale al Mar della Cina. Ne emerge un mirabolante incrocio di culture sovversive e anarchiche, dalle Filippine del grande scrittore politico José Rizal agli anarchici catalani, francesi e italiani, dalla insurrezione armata della Cuba di José Marti alla lotte antiimperialiste in Cina e Giappone. Nella contaminazione con le avanguardie letterarie europee e con la cultura rivoluzionaria dei Malatesta e dei Bakunìn, si afferma una nuova coscienza anticoloniale e antiimperialista che condurrà alla stagione delle indipendenze. Uno sguardo capace di proiettare nel passato la dimensione globale del mondo di oggi.




permalink | inviato da bub il 9/8/2008 alle 7:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


8 agosto 2008

§

Stenio Solinas

Vagamondo - Viaggi e paesaggi, luoghi e incontri, miti e snobismi  

Sette Colori, 2008,  €20

Vagamondo
, neologismo preso in prestito da Paul Morand, sta a indicare il piacere del viaggiare e il gusto del raccontare, gli intrecci fra la storia e la memoria, i luoghi e il tempo. E, naturalmente, gli incontri, gli scontri e i confronti, che da tutto questo derivano. Costruito come un personalissimo diario intellettuale, ciò che lo guida è un’idea di eccentricità e/o di diversità rispetto a quanto ci circonda. Che si tratti dell’ultima colonia del XX secolo, Gibilterra, del medioevo meccanizzato che ha in Afghanistan il suo luogo deputato della spiaggia, di Alang, nel Gujarat, dove l’India demolisce e ricostruisce sé stessa, è sempre questo elemento di unicità a farla da padrone. Allo stesso modo, in una dimensione più intima e più privata, il rapporto fra il paesaggio e chi in qualche modo ha finito con l’incarnarlo, permette la costruzione di una particolare geografia sentimentale: il Kenia di Karen Blixen, la pampa del gaucho Güiraldes, l’Irlanda dolce e disperata di James Joyce e di Bobby Sand, la Fiume dannunziana, la casa-museo che Johan Soane costruì a sua immagine e somiglianza… Naturale corollario a questo sentimento dei luoghi e del tempo sono i ritratti di chi, con la propria vita, con la propria scrittura, accese la fiamma dell’interesse e dell’emulazione. Scrittori-viaggiatori come de Monfreid e Burton, romanzieri come Hemingway e Gary, avventurieri come il colonnello Lawrence, intellettuali inquieti come Koestler. Del loro percorso l’autore isola alcuni momenti particolari, quelli che segnarono un cambiamento, la fine di un’amicizia, la nascita di un amore, la scoperta di una fede politica... Infine, Vagamondo è anche un resoconto, nel XXI secolo, di ciò che ancora ieri, quando «viaggiare era un piacere», teneva banco: una certa idea di bellezza, un certa idea di stile, lo snobismo e il dandismo con tutto il loro corredo romantico, ma anche triviale. Che si tratti della «divina» Greta Garbo, del principe degli esteti «Beau» Brummell, del principe dei poeti George Byron o dell’attimo fuggente colto dal genio fotografico di un Lartigue, è l’omaggio malinconico e commosso a un «come eravamo» che non tornerà più-




permalink | inviato da bub il 8/8/2008 alle 7:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sfoglia     luglio   <<  1 | 2 | 3 | 4  >>   settembre
 
 




blog letto 1 volte
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom

COSE VARIE

Indice ultime cose
Il mio profilo

RUBRICHE

Diario

VAI A VEDERE

biblioteca dell'egoista
fondazione de ferrari
breaking point
vento largo
archivio berneri-chessa
archivio carta stampata
fondation de rougemont
lampisterie
d. letizia
tarantula
radicali anarchici
barravento
archivio movimenti
finimondo
contrappunto
etnogastronomia ligure
liguria


bub






CERCA