bureau of
public secrets…
Jean-Pierre Depétris, estratti da Ken Knabb, l’Internationale Situationniste et la contre-culture nord-américane (gennaio 2008, articolo in
corso di pubblicazione su “Gavroche”)
Un
vento di libertà e d’immaginazione è soffiato sull’America del Nord degli anni
sessanta, ed in particolare sulla costa occidentale. Si riassumeva nella formula
più concisa possibile: do it! È inquietante che
quella libertà e quell’immaginazione siano finite per sigillarsi in un’industria
dello spettacolo che diviene sempre più una parte pachidermica e strategica del
mercato mondiale.
Dei marginali tentativi di “sbrogliarsela” hanno
generato dei modi di vita e delle economie parallele fino a modificare quelli
che dominavano. Anche lo sviluppo del personal computer, di internet e della
programmazione free sources non hanno seguito un
percorso molto diverso.
L’opera di Ken Knabb, Secrets Publics, è una di quelle che meglio comprendono e
descrivono questo doppio processo. Certo, non lo fa come un sociologo o uno
“specialista”. Le scienze umane dimenticano che se l’osservazione obiettiva è un
fattore importante della conoscenza, l’esperienza lo è ancora di più, poiché da
essa dipende in definitiva ciò che vi è da osservare. Knabb parla a partire dalle sue esperienze dirette, per
quanto modeste esse siano.
La controcultura americana era
antispettacolare senza saperlo. Questo Ken Knabb lo
sapeva. E voleva che lo sapesse. La sua prima vera “azione” fu piuttosto
modesta: la distribuzione di un volantino in occasione di una lettura pubblica
del poeta Gary Snider, nel 1970.
“Non
abbiamo bisogno di poeti preti”, tale ne era il titolo, come il contenuto. Nella
sua opera, Secrets publics, racconta l’avvenimento con la massima
sincerità. È evidente che l’autore critica in primo luogo sé stesso come fan di
Snyder. Altrettanto evidente è che se la sua critica
aveva raggiunto uno scopo e aveva fatto evolvere qualcuno, si trattava in primo
luogo di lui stesso.
Simili notazioni potrebbero apparire ironiche.
Ken Knabb ha tuttavia ragione ad insistere; non si
comprende realmente qualcosa se non vi si è implicati personalmente.
[...]
Knabb, di una nuova generazione, non
è mai stato molto sensibile al contenuto propriamente artistico dell’IS, non più
di quanto lo fosse riguardo alla cultura americana. I suoi gusti letterari ed
artistici erano contemporaneamente più “classici” (per sua propria ammissione) e
più “cosmopoliti”. Ma non è di una questione di gusti il caso di parlare. [...]
Non è, ad ogni modo, il caso di riportare Knabb all’IS, non più che a Kenneth Rexroth, o alla controcultura degli Stati Uniti. Egli segue,
come ha sempre fatto, la sua propria strada senza preoccuparsi molto di
etichette e di appartenenze — diciamo semplicemente che la sua strada è passata
di lì.
Questo modo di procedere, senza cercare di assumere le pose di
una “personalità”, né di farsi portaparola di
qualcuno, ed ancora meno di nascondersi sotto l’anonimato di un “collettivo”, è
il segno più distintivo di Ken Knabb. Egli è inoltre
consustanziale alle sue posizioni.
Ne risulta, come secondo segno
distintivo, un’estrema chiarezza ed una grande semplicità, che nello stesso
tempo lo distingue e lo pone nelle propaggini dei situazionisti. [...]
In ciò che costituisce il
suo stile più personale, il suo marchio, Ken Knabb si
ritrova contemporaneamente sia nelle propaggini sia molto distante dall’IS. Meglio ancora, ciò che più lo caratterizza, quella
maniera di porsi al centro del mondo e da lì di parlare senza pose e con la
massima semplicità, mi pare che sia paradossalmente anche il segno di un più
generale cambiamento d’epoca.
Le idee non sono mai completamente
separabili da coloro che le enunciano, dalle loro pratiche e dalle loro
esperienze. Non lo sono neanche dal modo in cui sono enunciate e diffuse. Knabb è tra coloro che meglio lo hanno compreso, e meglio
sono riusciti nel passaggio da un’epoca ad un’altra. Vi è pervenuto senza averne
parlato molto, come se i metodi, la tecnica, fossero impliciti.
Sa
usare perfettamente le risorse del computer e di internet, più “personali”, come
i situazionisti erano stati maestri di quelle della
brochure, del volantino, della rivista, più tipiche del “gruppo”, e
nell’adeguazione del contenuto ai mezzi messi in opera. Tutti i suoi scritti
sono in linea, in open source, e in varie lingue, sul sito del Bureau
of Public Secrets, come
le traduzioni dall’Internazionale Situazionista e una
buona parte delle opere di Kenneth Rexroth.
Se ne potrebbe concludere, lo si crede sovente, che il cambiamento d’epoca di
cui parlo sia determinato dalle nuove tecnologie della comunicazione, e forse
anche dalle imprese che le commercializzano. Ma sarebbe dimenticare un po’
troppo presto che tutto era già in opera al tempo del ciclostilato e poi della
fotocopia. Sarebbe ignorare soprattutto nessuna tecnica permette di sapere a che
e come se ne serve l’economia.
Quando lo si sa, si fa dimenticare. Se
basta per questo pagare cari gli utensili hardware e software, o essere bravi
“in informatica”, la cosa sarà meno rara. I linguaggi di programmazione, il
personal computer e internet sono notevoli utensili per utilizzare il segno
scritto del pensiero, per permettere a ciascuno di essere al centro di una rete
nella quale tutti coloro che vi si raccordano possono essere al centro della
loro, per seguire la propria strada senza essere intralciati incontrando quelli
che seguono la loro, perché la libertà di ciascuno rafforza, e non limita,
quella di tutti. Ancora, è necessario (e quasi sufficiente) che lo si voglia
fare!
Per parlare anch’io per esperienza diretta, raramente ho
trovato un modo più efficace e più flessibile di lavorare, tra i tanti, che nei
miei scambi con Ken Knabb, in particolare per delle
traduzioni. Benché siamo separati da un continente, quanto contrastava con la
pesantezza e i tempi morti abituali ad attività comparabili in un quadro più
professionale.
Ancora una volta, una tale notazione potrebbe apparire
di scarso rilievo, se non insignificante. Io la metterei volentieri in parallelo
con una certa impressione d’irrealismo che suscitano
le teorie di Knabb, e che lui non si dà neanche la
pena di nascondere. Che vi è infine di irrealistico nelle sue posizioni?
Soltanto che una una nuova forma di organizzazione del
lavoro umano potrebbe generalizzarsi senza fatica e nella felicità
generale.
Questo sapere “irrealista” non
dovrebbe celare quest’altro aspetto più pratico: questo modo di organizzazione,
indipendentemente dal fatto che sia più libero, più piacevole e più degno
dell’uomo , è efficace ed inventivo? Se lo è più dell’organizzazione coercitiva
e gerarchica che lo blocca, prenderà il tempo che gli servirà, ma si
generalizzerà. (trad. di Omar Wysiam)
| inviato da
bub il 13/7/2008 alle 7:44 | |