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LA MERICA! DA GENOVA A ELLIS ISLAND.
il viaggio per mare ai tempi della migrazione italiana
Galata Museo del Mare,  Genova, dal 20 giugno al 19 luglio 2008

"Da Genova a Ellis Island. Il viaggio per mare ai tempi della migrazione italiana" è la grande mostra sull'emigrazione italiana visitabile a partire dal 19 giugno al Galata Museo del Mare. L'allestimento - 8 sale in 3 gallerie per un totale di circa 1200 metri quadri - che intende mostrare le condizioni di viaggio degli emigranti diretti negli Stati Uniti nel periodo tra il 1892 (anno in cui entra in funzione Ellis Island) e il 1914 (scoppio del primo conflitto mondiale) rappresenta una tappa essenziale nel percorso che il Comune di Genova / Istituzione Mu.MA - Musei del Mare e della Navigazione si è prefisso per la realizzazione del "MEM - Museo dell'Emigrazione", quale sezione all'interno del Galata Museo del Mare.
Dopo il grande successo rappresentato dalla realizzazione della Sala "Piroscafo", una ricostruzione ambientale, che unisce allestimenti marittimi originali ad elementi multimediali (un simulatore navale, completo di videoproiezione, manovrabile dalla timoneria), il Galata Museo del Mare, con il sostegno della Regione Liguria e della Compagnia di San Paolo, sponsor sia della mostra che del nuovo allestimento museale MEM, prosegue sul filone del viaggio tra Otto e Novecento.
Rispetto alle mostre tradizionali sul tema dell'emigrazione, per lo più fotografiche e documentarie, "Da Genova a Ellis Island" vuole far rivivere al Visitatore l'esperienza "emigrazione". Munito di un passaporto e di un biglietto di viaggio, il Visitatore arriverà a Genova e qui incontrerà la realtà di una città che, in pieno sviluppo industriale, vive sull'emigrante eppure lo disprezza e lo considera un problema sociale. Attenderà, come molti, all'addiaccio - magari per giorni - l'arrivo del proprio battello e poi entrerà nella ricostruzione dell'antica stazione marittima di Ponte Federico Guglielmo (oggi è Ponte dei Mille) e, dopo i controlli e le raccomandazioni, potrà salire a bordo del piroscafo di emigrazione.
Come il momento dell'imbarco e della partenza è, nella vicenda dell'emigrazione, l'ora più drammatica, quando si tagliano i legami con la propria terra e i propri affetti, così nella mostra "Da Genova a Ellis Island" il centro emozionale è la grande scena dell'imbarco, con la ricostruzione della Stazione Marittima, del Molo e la fiancata del piroscafo "Taormina" ricostruita nei minimi dettagli a grandezza naturale, sulla scorta dei disegni originali conservati dal museo: e così, fisicamente, il Visitatore salirà a bordo, in cerca della sua cuccetta, nei cameroni comuni (divisi in uomini e donne) o potrà esplorare gli ambienti di servizio: come i bagni, il refettorio, la sala medica, ma anche la prigione - dove venivano rinchiusi i violenti e i clandestini - e l'Ufficio del Commissario di bordo.
Un viaggio negli ambienti del piroscafo d'emigrazione e, contemporaneamente, un vero viaggio "virtuale". Dagli oblò e dalle finestrature sarà possibile vedere il mare, in diverse condizioni di luce, di giorno, al tramonto e durante una notte di luna, e infine passare sotto la Statua della Libertà, il momento del pathos e della commozione. Ma questa non è la fine del viaggio. Il Visitatore, da emigrante, sbarcherà a Ellis Island, l'isola a due miglia da New York: qui entrerà nella Inspection Line, il percorso fatto di visite mediche, interrogatori e test per verificare se possedeva i requisiti per essere accolto in America. E qui verrà ricostruito il percorso, fatto di attese, domande, visite, oltre a mostrare ciò che accadeva a chi non era in regola, o era malato o comunque giudicato non idoneo a entrare negli Stati Uniti. L'ultima scena, infine, apre le porte del Nuovo Mondo o, più esattamente, la città di New York dove la gran parte degli emigranti giunti dall'Europa si fermava alle prese con i problemi concreti del trovare un lavoro, una casa, curare la salute e sbarcare il lunario.
"Per realizzare la mostra Da Genova a Ellis Island - commenta Maria Paola Profumo, Presidente del Mu.Ma - abbiamo sviluppato una coproduzione, tra l'Istituzione Mu.MA e l'Ellis Island Immigration Museum di New York. Il contatto diretto e la collaborazione con anche l'Ambasciata USA in Italia, ha permesso visite, invio di materiale e documentazione. Un contatto importante, perché va ricordato, che gli italiani che passarono a Ellis Island furono oltre 3.000.000, una percentuale enorme sui circa 12.000.000 che tra il 1892 e il 1956 - periodo di funzionamento dell'isola - vi transitarono, il che fa del nostro popolo quello che maggiormente dovette subire le procedure e i controlli di questa fase dell'immigrazione americana".
Se Ellis Island Immigration Museum, struttura visitata ogni anno da milioni e milioni di visitatori, americani e no, luogo simbolo del "melting pot" è il partner di riferimento della mostra, l'elenco delle collaborazioni è molto lungo e qualificato. "La mostra si avvale della collaborazione di alcuni dei centri di studio sull'emigrazione e di raccolta documentaria più importanti in Italia: come la Fondazione Paolo Cresci di Lucca, che ha collaborato per la parte iconografica e documentaria, con l'Archivio Ligure di Scrittura Popolare, diretto da Antonio Gibelli che ha messo a disposizione l'importante e variegata documentazione di lettere e immagini, per lo più di emigranti liguri, o il CISEI - Centro Internazionale di Studi sulla Emigrazione Italiana di Genova. Così come va ricordata la Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma che ha messo a disposizione della mostra il dipinto più famoso e significativo dell'emigrazione italiana: "Gli Emigranti" di Angiolo Tommasi. Datato 1895, misura 4 metri x 3 e rapprsenta un grande affresco che mostra l'attesa degli emigranti, uomini e donne, vecchi e bambini, di regioni diverse. E dove li mostra? Proprio a Genova, lungo il Ponte Federico Guglielmo".
Genova, secondo Pierangelo Campodonico che è il curatore della mostra con il collaudato staff di museologi del Galata Museo del Mare, non è un "luogo qualunque dell'emigrazione italiana: è la porta attraverso la quale passano buona parte degli moltre 29.000.000 milioni di italiani che partono per l'emigrazione. E' perciò doveroso realizzare nella nostra città un luogo dove si possa fare memoria di questo".
Collaborazioni scientifiche, ma non solo: "una mostra non è un libro - prosegue Campodonico - pertanto abbiamo posto molta attenzione alle forme espressive: e così siamo stati aiutati dalla Scuola di Recitazione del Teatro Stabile di Genova, che ha messo "in scena" molti dei documenti raccolti, registrandoli, a voce e in video, a creare la straordinaria colonna sonora della mostra, fatta da musiche dell'emigrazione, ma anche e soprattutto da dialoghi, monologhi, testi di lettere, avvisi e avvertimenti che accompagneranno il Visitatore-Emigrante lungo il percorso. Ma anche l'iconografia ha la sua parte, e così l'Istituto Artistico Nicolò Barabino, con il suo corso di ritrattistica ha realizzato la reinterpretazione dei ritratti fotografici di Augustus Sherman, impiegato e fotografo di Ellis Island, le cui immagini rappresentano nel modo più struggente l'ansia e le speranze degli emigranti, ma anche la loro straordinaria varietà etnica e culturale".
Una mostra "diversa", nelle attese del Galata Museo del Mare, destinata a non essere il tradizionale percorso artistico o documentario in uno dei grandi temi del Novecento e della modernità, ma soprattutto "un percorso emozionale, segnato dall'ansia e dalla speranza. Perché la storia dell'emigrazione è una storia di uomini e donne, di persone, di sentimenti. E gli stessi sentimenti che furono dei nostri padri, sono oggi quelli di tanti emigranti tra noi, non dobbiamo scordarcerlo. E' questo il senso di una memoria civile", conclude Maria Paola Profumo.

La "mostra" inizia nelle scale del Museo: il Visitatore è invitato a partecipare a un contesto scenico e ambientale nel quale è inserito lui stesso. L'architettura del Galata Museo del Mare, con le sue passerelle ardite, permette di collocare allegoricamente il passaggio degli emigranti tra "vecchio" e "nuovo mondo". Un filmato, proiettato sulla grande parete che avvolge le scale permette di scorgere i volti dei protagonisti e cogliere brani delle lettere e delle memorie degli emigranti.

Sala 1.
Genova, la porta di partenza.
L'allestimento prosegue con l'obbiettivo di mettere in evidenza la documentazione raccolta grazie al lavoro di ricerca dell'Istituzione Mu.MA e relativa alla città di Genova nel tempo dell'emigrazione: come si attrezzò per ricevere migliaia di persone in partenza, quali problemi sociali e di ordine pubblico queste causarono, quali storie, fatti di cronaca da queste furono condizionati.
Diverse postazioni, alcune multimediali, danno voce ai diversi atteggiamenti sociali: quello dei politici, quello dei giornalisti, quello dei poliziotti e infine quello degli emigranti stessi che, attraverso i brani delle loro lettere e della loro memorialistica, parlano di Genova, dei problemi che hanno incontrato, di come sono stati accolti o respinti.
In questo senso, la ricerca a monte della mostra si è sviluppata su tre direzioni:
a) la documentazione "politica", presso Comune e Provincia di Genova: come le amministrazioni si posero il problema di accogliere, assistere e talvolta soccorrere gli emigranti. Questo nei dibattiti consiliari, negli interventi dei sindaci e dei senatori e deputati della città;
b) la documentazione "amministrativa", per lo più della Prefettura di Genova, in ordine sia ai problemi di accoglienza e ordine pubblico, sia delle procedure da seguirsi per autorizzare l'imbarco: sia la gestione dei casi "rifiutati", cioè gli emigranti che, per mancanza di visto o di insufficiente documentazione, o carenze alla visita medica non venivano fatti partire;
c) la documentazione "giornalistica": in questo quarto di secolo, l'emigrazione a Genova è un problema sentito e i quotidiani e i settimanali ne danno ampio risalto, tra la cronaca e i commenti, oscillando tra gli atteggiamenti di condanna e quelli di filantropia verso i protagonisti della vicenda;

Sala 2
L'attesa.
Genova è il primo e il più grande "terminal" - e quello più a lungo operativo - per la partenza degli emigranti: che non solo arrivano dalla Liguria o dal Nord-Ovest ma, con gli anni, anche dal Nord-Est, dal Sud e dalle Isole. A Genova, a fine Ottocento, le condizioni degli emigranti in attesa sono drammatiche: per non perdere la nave, le famiglie - che spesso hanno venduto tutto - arrivano molti giorni prima della partenza e i ritardi alle partenze allungano questi tempi. La scena che si è deciso di rappresentare è quella di uno di questi "bivacchi" interminabili direttamente sul molo: uomini, donne e bambini per giorni e giorni in attesa della partenza.
L'allestimento comprende il grande dipinto di Angiolo Tommasi Emigranti (1895), isolato in una scena buia, circondato dai sacchi e dalle valigie di chi parte. Un lampione a gas illumina l'attesa.

Sala 3
La Stazione Marittima.
L'attesa è finita. Il piroscafo all'ancora chiama i passeggeri e gli emigranti entrano nella stazione marittima: verifica (disinfezione) dei bagagli, verifica dei passaporti, timbratura dei biglietti. Oltre le finestre, incombe la fiancata della nave.

Sala 4
L'imbarco. La partenza.
Nelle "storie" dell'emigrazione, dove la "grande storia" è in realtà la ricomposizione dell'affresco collettivo di migliaia di storie individuali e famigliari, uno dei topos è rappresentato dal momento dell'imbarco, con l'impatto delle condizioni a bordo e la disciplina e organizzazione che vi regna e dal successivo momento - forse il più triste - quello del distacco, quando la nave lascia gli ormeggi.
Uno specifico allestimento multimediale, teso a individuare con le immagini e con i testi estrapolati dalla memorialistica dell'emigrazione i due momenti della salita a bordo e della partenza, valorizza e rende "emotiva" la percezione del distacco. La ricostruzione scenografica del molo che fronteggia la murata del bastimento, scalandroni e passerelle permettono di accedere a bordo della nave, immergendo il visitatore nel "momento della partenza", quando i vincoli si sciolgono.

Sala 5.
La vita a bordo.
Come si viveva a bordo dei piroscafi dell'emigrazione? La sezione intende rispondere a questa domanda, mostrando l'ambiente fisico del piroscafo e corredandolo di "storie e di voci".
In questo senso la visita a bordo, attraverso semplici sistemi attivati dalla presenza del Visitatore (sensori all'infrarosso), attiveranno dialoghi, monologhi, racconti - desunti dalle lettere e dagli scritti degli emigranti, ma anche dai capitani e dagli ufficiali, come i Commissari dell'Emigrazione e i medici di bordo, che avranno così modo, per "brevi frasi" di raccontare il mondo e la vita a bordo, segnata dall'angustia degli spazi, dalla sporcizia, dalle privazioni - il cibo a bordo non era abbondante - e spesso segnata da malattie e funestata dalla morte.
Si pone l'attenzione su questa parte della mostra: si tratta di una sezione di piroscafo, ricostruita sui piani originali del Galata Museo del Mare, lunga 15 metri, larga 8, alta 6: due piani di ricostruzione dettagliata che comprendono camerate maschili e femminili, bagni, cabine del Regio Commissario e del Medico di Bordo, Refettorio, prigione.
Oltre alla multimedialità rappresentata dai racconti e dall'ambientazione sonora, la virtualità - già efficacemente applicata nel Galata Museo del Mare - permetterà di avere la sensazione e anche la visione di un piroscafo in viaggio, con le varie condizioni del mare e del giorno.

Sala 6.
Storie di viaggio.
Sulla base dei diari di bordo, della documentazione esistente negli archivi, è possibile in questa "sezione conoscitiva" prendere contatto con le vicende dell'emigrazione in mare, come gli incidenti, i naufragi, le avarie e le epidemie nei quali rimasero coinvolti gli emigranti italiani nei loro viaggi verso le Americhe.

Sala 7.
L'arrivo. Ellis Island.
In questa sezione, attraverso fotografie e filmati, ancora una volta integrate dalle voci degli emigranti, si pone l'accento sul momento della "vista di costa", il passaggio sotto la Statua della Libertà (molto presente nei filmati, anche della Fondazione Ansaldo) e l'ormeggio a Ellis Island.
Qui scattano le "procedure" di schedatura, di valutazione degli emigranti e coloro i quali non sono ritenuti adatti vengono respinti e reimbarcati verso l'Italia. Un programma multimediale, permette di essere sottoposti all'Intervista (29 domande con cui si saggiava se un emigrante avrebbe potuto essere accolto negli USA) e di rispondere informaticamente, al fine di verificare direttamente la nostra "ammissibilità".
Sala 8.
Un Nuovomondo.
Se Ellis Island è il "collo di bottiglia" dell'emigrazione italiana negli USA, da lì si parte per le diverse destinazioni.
In quest'ultima sezione, anche in questo caso grazie alla memorialistica integrata da interviste personali, la mostra racconta le differenti "storie" dell'emigrazione: storie di successi, qualche volta storie dolorose. Nella maggioranza dei casi storie di un'affermazione guadagnata giorno per giorno, per sé e per la propria famiglia.
Il messaggio finale che la mostra intende portare è sintetizzato nella riflessione sulla "migrazione" in sé, come movimento profondo, reso necessario dalla durezza delle condizioni di vita, in una terra e in un tempo contingente, e mosso dalla speranza di cambiare queste condizioni. La migrazione è sempre sofferenza: lo è stato per i nostri migranti del secolo scorso, lo è per i nuovi emigranti nell'Europa del XXI secolo. Ma è anche una cartina di tornasole del livello di civiltà: sull'integrazione/emarginazione del "migrante", una società rivela se stessa, i suoi valori e la sua percezione dell'uomo. In questo senso, il rapporto con l'emigrazione è sempre una sfida aperta.

Pubblicato il 22/6/2008 alle 8.11 nella rubrica Diario.

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