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Chessex:De Sade non è morto

(AndreaPlebe, “il Secolo XIX,9 marzo 2012) Ha firmatoil suo ultimo scandalo due ore prima di morire. Alle cinque delpomeriggio del 9 ottobre 2009, Jacques Chessex, unico scrittoresvizzero ad aver vinto il prestigioso premio letterario franceseGoncourt, scrive tre lettere maiuscole - B. A. T., bonà tirer, cioè visto sistampi - sulle bozze del romanzo che ha appena concluso, “L’ultimocranio del marchese de Sade”, e infila il plico in una busta chepartirà l’indomani, diretta a Parigi, al suo editore Grasset.

Chessexsi sente stanco, avverte un senso di debolezza da giorni, ma èfelice perché ha rispettato i tempi di consegna. Alle 18.30 èatteso a Yverdon-les-Bains, piccola località dove la sua giovanecompagna ed ex allieva Sandrine Fontaine insegna al liceo, perdiscutere l’adattamento teatrale di un suo racconto, “Laconfession du pasteur Bourg”. Era uscito nel 1967 e per Chessex erastato il primo scandalo di una lunga serie. Il pastore Bourg,rigoroso fino all’ossessione, scopre la passione amorosa e la suavita cambia. Quel testo costò a Chessex, a 33 anni, una serie diaccuse per aver urtato la morale calvinista e un “processo” cheavrebbe voluto impedirgli di continuare a insegnare.

Nellabiblioteca di Yverdon, di fronte a una cinquantina di persone,Chessex ricorda quella vicenda, poi una persona del pubblico si alzae lo attacco con foga. Dice di essere un medico di famiglia,nonché padre, e lo accusa di aver preso posizione a favore di RomanPolanski, il regista accusato di stupro. I due si affrontano faccia afaccia, a due metri di distanza. «Ciò che avete dichiarato vi rendeun complice del crimine» è l’accusa del medico «Non voglionemmeno ascoltare la vostra risposta». Il medico se ne va, Chessexrisponde con calma. «Quel signore generalizza, io condannofermamente la pedofilia, è un’abiezione. Ma non confondo il fattocon la vicenda che ne è seguita. Ma se quel signore vuole azionarela ghigliottina, che lo faccia...». Passano pochi minuti eChessex viene colto da malore, la sua compagna e il pubblico gli sifanno intorno. Sono le sette di sera. Si chiede se in sala c’è unmedico, ma quello che si è reso protagonista del violento battibeccose ne è andato. Jacques Chessex muore prima che arrivino i soccorsi.

L’ultimocranio del marchese de Sade”, che Fazi manda oggi in libreria,rappresenta il testamento letterario di Chessex, e come le sue opereprecedenti non poteva non provocare scandalo, tanto che in Svizzerail libro è uscito con la sovraccoperta “solo per adulti” per ilsuo forte contenuto, reso peraltro in uno stile accurato e ricercato.

Chessexracconta gli ultimi mesi di vita del divin MarcheseDonatien-Alphonse-Francois de Sade, aristocratico, politico esoprattutto autore di opere erotiche, che nell’ospizio diCharenton, dove è incarcerato da 11 anni, continua a viverescandalosamente a 74 anni, ricevendo nella sua stanza una minorenne,attaccando i preti, rifiutando che sulla sua tomba venga posto uncrocifisso. Che invece è quello che accade quando de Sade, stroncatoda una vita vissuta oltre ogni limite, muore il 2 dicembre 1814.

Quattroanni dopo, durante dei lavori di ristrutturazione del cimitero, ilsuo cranio torna alla luce e diventa protagonista della seconda partedel libro di Chessex. Come una reliquia maledetta, attraversa isecoli e i luoghi, appare a Tolone e a Monaco di Baviera, si rendestrumento di storie misteriose, distribuendo terrore e desiderio.

Chessexcome de Sade? Lo scrittore svizzero non nasconde la sua fascinazioneper quest’uomo che sgomenta, ripugna ma che fino all’ultimo attodella sua vita non rinnega ciò in cui ha creduto. «Solo io possoessere il giudice di me stesso», dice Chessex, la cui attivitàletteraria è sempre stata in bilico tra la ricerca di Dio e la suanegazione. La morte, Dio, il sesso, hanno scandito i suoi romanzi ,tutti all’insegna dello scandalo. In “Un ebreo come esempio”(edito in Italia come le altre sue opere da Fazi) ha voluto rievocareun episodio avvenuto a Payerne, il suo paese natale: un agricoltoreebreo ucciso nel 1942 da una gruppo di simpatizzanti nazisti locali -nella “neutrale” Svizzera - fatto a pezzi, chiuso in uncontenitore per il latte e gettato nel lago. Una storia vera,riesumata a distanza di 60 anni, che gli ha fatto guadagnare l’odiodei suoi compaesani e un carro allegorico, a Carnevale, in cui siinscenava la morte dello scrittore al posto della vera vittima ebrea.

Identichereazioni ha suscitato “Il vampiro di Ropraz” - il paese in cuiChessex viveva - ricostruzione di un’altra vicenda a tinte fosche:l’uccisione di un giovane ingiustamente accusato di aver violatodei cadaveri al cimitero. Un ragazzo che diventa il capro espiatoriodi una comunità bigotta in cerca di un colpevole. In“L’interrogatorio”, un’autointervista ancora inedita inItalia, così si esprime Chessex: “Non mi faccio beffe né dimorire, né della morte, né della mia polvere di morto”. Qualcosa,dice, gli dà una forza capace di trasformare quella polvere inparole «silenziose, che si tengono all’altezza dell’orecchio».Una parola si percepisce, quasi un soffio, un refolo d’aria:“Tornerò”. Come il cranio di de Sade?


Pubblicato il 11/3/2012 alle 7.51 nella rubrica Diario.

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